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Bassa Bresciana. È scesa in campo Legambiente Bassa Bresciana nel vero senso della parola, da giorni sono spuntati nei campi al fianco delle statali striscioni e lenzuola con scritte, alcune volte in dialetto locale, il contesto è per il progetto di un nuovo “Biodigestore” che occuperebbe di trentacinquemila metri quadri di suolo agricolo vergine, in piena campagna, con la falda freatica vicinissima al suolo (un metro/un metro e mezzo circa), con un fronte di capannoni alti 15 metri per duecento metri di lunghezza (come due stadi di San Siro), sconvolgendo il paesaggio agricolo dell’intorno territoriale e peggiorando gravemente l’assetto idrogeologico.

L’impianto andrebbe a trattare circa 60mila tonnellate di rifiuti FORSU. Come da vocazione di Legambiente nulla è lasciato al caso, si sono fatte delle valutazioni ambientali e in questi giorni vengono organizzate delle conferenze pubbliche per spiegare alla popolazione rischi e problematiche sul progetto, l’ultima fatta a Leno venerdì scorso.

Dichiarano i portavoce di Legambiente: “a noi basterebbe i tre ettari di terreno agricolo occupato dal nuovo impianto per essere contrari dopo decenni di lotte durissime contro il consumo di suolo. Su come trattare la forsu possiamo discutere, ma crediamo che da noi una taglia mastodontica di impianto non sia assolutamente efficiente ed efficace. Qualche impiantino sovracomunale di un ordine di grandezza inferiore, in qualcuno delle centinaia di capannoni o aree urbanizzate vuote, senza biometano da produrre. Oltre a centinaia di altre piccole e piccolissime realtà dove si recupera e valorizza tutto l’organico senza assurdi chilometraggi.”

Quali sono le problematiche lo rileviamo da una sintesi pubblicata sul sito del comitato per la Salvaguardia del Territorio, dal quale si rileva al punto 4:

  • Mancato rispetto degli standard ambientali e/o superamento della ricettività ambientale del territorio interessaton presenza di limiti già superati relativi alla qualità dell’aria, delle acque, al rumore, agli odori viene ulteriormente incrementato il livello di criticità esistente.
  • il progetto proposto verrebbe a creare una serie di criticità che non risultano affrontate in maniera puntuale, creando:
    1. compromissione del significato territoriale;
    2. potenziale perdite di valore economico di aree ed abitazioni posti nelle vicinanze dell’intervento di progetto;
    3. intrusione nel paesaggio visibile di nuovi elementi negativi sul piano estetico-percettivo;
    4. eliminazione di beni materiali di interesse economico;
    5. consumo di aree per le quali sono previste finalità più pregiate dal punto di vista territoriale;
    6. impatto negativo diretto ed indiretto su usi e funzioni delle aree interessate dal progetto. Tenendo conto che i terreni agricoli sono posti in aree e filiera di pregio agricolo DOP (filiera grana padano, Provolone, prosciutti di Parma).

Per capirne di più: Sintesi delle osservazioni tecniche