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Esattamente cento anni fa, era il 17 febbraio 1922, a Piadena nel cremonese nasceva un mite maestro che fu rivoluzionario. Mario Lodi fu grande pedagogista, un  maestro, uno scrittore, un amico della scuola pubblica e anche di Popolis. Un’unione di visione e di obiettivi, legati alla scuola e alla pedagogia, che ci aveva visti insieme anche con una rubrica, “Lettere al maestro”, che Mario Lodi ha seguito giorno dopo giorno fino a quando l’età che avanzava glielo ha permesso.

Mario Lodi ci manca. Perché sono i maestri ad aver aiutato l’italia a crescere nel dopoguerra. E saranno maestri come lui che aiuteranno il nostro Paese a ritornare “grande”.

Quella che segue è la cronaca di un incontro speciale, di una piccola intervista fatta quando Mario Lodi aveva 89 anni. Il maestro morto a Drizzona, sempre in provincia di Cremona, il 2 marzo 2014.

Nel marzo 2006 riceve il Premio Unicef 2005 “Dalla parte dei bambini” per “..aver dedicato tutta la sua vita ai diritti dei bambini perché avessero la migliore scuola possibile e per aver realizzato la “Casa delle Arti e del Gioco” di Drizzona, nel cremonese, dove si continueranno a promuovere e a valorizzare la formazione degli insegnanti e le potenzialità espressive dei bambini.

Le sue considerazioni, la sua volontà, il suo entusiasmo, ma soprattutto la sua passione per l’impegno educativo verso i bambini mostrano quale legame stretto la sua vita abbia con l’educazione dei bambini.

Nella “Casa delle Arti e del Gioco” si tocca con mano il desiderio di un’educazione che sia progetta-ta e realizzata davvero a favore del bambino: che lo sostenga nello sviluppo della sua creatività, che non lo soffochi con metodi educativi rigidi, che lo prepari ad essere uomo del domani.

“È la scuola – mi aveva spiegato quel giorno il maestro Mario – insieme alla famiglia, la prima realtà educativa che guiderà il bambino nelle sue scelte future”.

A colpirmi, appena varcata la soglia della “Casa delle Arti e del Gioco” di Mario Lodi, erano state le parole scritte su una lavagna in un angolo del salone: “Vedere la vita da un’altra prospettiva”.

Avevo subito intuito che parlare con Mario Lodi avrebbe spinto l’ordinaria visuale del pensiero verso orizzonti del tutto nuovi.

L’ho incontrato in un giorno di febbraio 2011 proprio alla “Casa delle Arti e del gioco” da lui fondata a Drizzona nel 1989. Mario Lodi è stato forse il più grande maestro, scrittore e pedagogista nazionale.

Grazie al suo amore per i bambini, per la scuola e per l’educazione, e anche con le sue numerose pubblicazioni, è riuscito a proporre metodi educativi che hanno consentito ai bambini di far emergere tutta la loro creatività.

Quando lo incontrai per questa intervista, Mario Lodi aveva 89 anni. La carica che emanava era forte. Come quella di un ragazzino, con quegli occhi pieni di meraviglia. Sempre alla scoperta del mondo. Anche quando mi raccontò la sua vita.

Il diploma magistrale nel 1940, il periodo tormenta-to del secondo conflitto mondiale, la Liberazione. L’entrata, nel1948, nel “Movimento di Cooperazione Educativa”, corrente di insegnanti che voleva-no avvicinare i principi della Costituzione al metodo di insegnamento. E’ grazie anche a questa collaborazione che Lodi comincia ad analizzare con spirito critico le impostazioni pedagogiche fino ad allora utilizzate.

E’ in questi anni che inizia a elaborare tecniche che associno l’obiettivo educativo con la creatività del bambino. Nel 1961 scrive “Cipì”, forse il suo libro più celebre. Via via negli anni è un crescendo di attività: va alla ricerca di documenti sull’espressività popolare; insegna per 22 anni alla scuola di Vho di Piadena; scrive oltre 70 libri (tra i più famosi: “Il paese sbagliato” del 1970, “Il corvo” del 1971, “La Costituzione” spiegata ai bambini del 2008).

Nel 1989 viene insignito di una laurea honoris causa in Pedagogia e, sempre nello stesso anno, vince il Premio Internazionale LEGO, conferito a “personalità ed enti che abbiano dato un contributo ecceziona-le al miglioramento della qualità di vita dei bambini”.E’ coi proventi di questo premio che nasce la “Casa delle Arti e del gioco”, un laboratorio dove si sperimentano nuovi linguaggi per sostenere la crescita educativa del bambino.