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Padernello, Brescia. Non v’è certezza che Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto fosse bresciano o milanese, vagò nella pianura, nel padovano e nel bergamasco, è sicuro invece che nel castello di Padernello ci fosse al tempo di Bernardo Salvadego un ciclo delle sue opere, custodite nelle mura del fortilizio della Bassa.

La Fondazione Castello di Padernello prosegue la strada “Verso il ciclo Padernello del Pitocchetto”: in esposizione nel maniero quattrocentesco due ritratti inediti di Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto, due importanti testimonianze pittoriche datate tra il 1716 e il 1720.

La mostra dal 14 al 23 dicembre espone due ritratti provenienti dalla quadreria di una famiglia con relazioni in Valle Camonica ed oggi approdati in una collezione privata bresciana.

Il ritratto più antico raffigura tale Domenico Cerri, mercante attivo tra lo Stato di Milano. Il personaggio è riccamente vestito, ma senza parrucca incipriata, elementi che ci fanno pensare ad un ricco borghese. Nella mano destra regge una lettera aperta in cui si intravede la formula conclusiva delle missive: “…Sig.r Pa(dro)n Cole(ndissimo) / (Gia)co(mo) Ceruti”. Qui si riconosce la calligrafia del pittore tramandata da pochissimi dipinti e da altrettanto rari documenti d’archivio.

Pur non presentando le corposità cromatiche e materiche di Antonio Cifrondi, anche in questo ritratto si evince l’influenza profonda del maestro sul Pitocchetto. La datazione dell’opera (1716-1717) fa della tela il primo ritratto noto dell’artista.

Il secondo dipinto è il ritratto  dipinto sulla tela un uomo di legge in abiti tradizionali, semplici e senza fronzoli, con parrucca grigia. La durezza dei lineamenti è probabilmente da imputare al fatto che forse il ritratto è stato eseguito post mortem.

Con l’esposizione temporanea di queste due tele originali del Ceruti detto il Pitocchetto il Castello di Padernello mette un nuovo tassello al progetto “Verso il ciclo Padernello” iniziato nel 2015 quando si sono riunite nel maniero 15 immagini dei dipinti dell’artista lombardo, autore nella città di Brescia dei ritratti di «pitocchi».

Nel 1882 questi quindici dipinti furono acquistati all’asta dal conte Bernardo Salvadego e custoditi tra le mura del Castello, nella piccola frazione di Borgo San Giacomo (Brescia), fino alla seconda metà del Novecento. Tale ciclo, definito da Roberto Longhi, “di Padernello” è ora sparso tra la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, il Museo Lechi di Montichiari e collezioni private. Tuttavia la Fondazione Castello di Padernello ripropone ancora tale ciclo grazie a delle riproduzioni che danno un’idea della quadreria ottocentesca.

Nel 2015, inoltre, come oggi, approdarono anche cinque opere originali non appartenenti al ciclo di Padernello, provenienti da privati; e almeno un’opera di un altro grande pittore della quotidianità, Antonio Cifrondi, che lavorò a Brescia negli stessi anni del Ceruti.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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