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Rovereto, Trento- La città della seta, del Futurismo e del Mart, la città della Campana dei Caduti e della pace apre le sue braccia e si prepara ad accogliere, per la quarantunesima volta, il festival Oriente Occidente.

Il conto alla rovescia è già iniziato: dal 3 settembre si aprono le danze, e non solo, per una kermesse che animerà Rovereto fino al 12 settembre, abitano i luoghi tradizionali della cultura e quelli più inaspettati.

Se ne sentiva un bisogno immenso, e oggi finalmente ci siamo: si torna a danzare e vedere la danza, ma anche a riflettere sul senso di questo tempo sospeso e sul futuro che ci aspetta. E guarda proprio al tempo che sta per arrivare, nel desiderio di movimento, viaggio e vita, questa edizione così desiderata, accompagnata dalle parole della canzone dei Nomadi Anni di frontiera: Sguardi all’orizzonte, per vedere dov’è il futuro.

Viaggiare è una necessità comune a tutti gli esseri umani, è la ricerca di un orizzonte, un “altrove” possibile. Oggi, dopo lunghi mesi di isolamento e di privazione degli spostamenti, il viaggio assume un significato ancor più necessario.

Non si tratta di abbandonare il mondo nel quale ci siamo sentiti imprigionati ma semplicemente di andare “al di là” della propria circoscritta umanità che la pandemia
ha reso più stringente. Isolati, abbiamo avvertito più forte la necessità dell’incontro con l’altro, di conoscere nuovi orizzonti. Sentiamo urgente la voglia di vagabondare, di farci trasportare in luoghi diversi.

Da qui l’idea di un programma contaminato da artisti che, nomadi per natura, rifiutano di radicarsi in un’identità fissa. Artisti che amano esplorare, trasmettere, entrare in contatto con i territori che attraversano osmoticamente, per dare e ricevere conoscenza. Artisti desiderosi di lottare, denunciare e di recuperare l’istintività del contatto, peculiare nell’arte della danza. 51 eventi, di cui 37 spettacoli e 14 conferenze a cui si aggiungono tre mostre: una programmazione per rimetterci in viaggio, come comunità.

Moby Dick - Chiara Bersani; Danskompaniet Spinn - Chiara Bersani - ph. Federico Gazza
Moby Dick – Chiara Bersani; Danskompaniet Spinn – Chiara Bersani – ph. Federico Gazza

GLI SPETTACOLI INTERNAZIONALI
Il movimento contagioso di una comunità potente mossa da istinti viscerali è protagonista dello spettacolo inaugurale di Oriente Occidente Dance Festival 2021: Political Mother
Unplagged firmato dall’israeliano Hofesh Shechter per la sua Shechter II, per la prima volta al Festival di Rovereto. Un viaggio nella ribellione tellurica di un gruppo di giovani tra immagini digitali e musica ad alti decibel caratterizza questo debutto nazionale del grande coreografo (venerdì 3 e sabato 4 settembre, ore 20.30, Teatro Zandonai).

Da sempre sul filo della denuncia, spesso definita “la pasionaria della danza” e alla ricerca di una verità relazionale e sociale, Maguy Marin è di ritorno a Oriente Occidente con il suo seminale Umwelt, un tourbillon di apparizioni e sparizioni sulla disfatta del mondo travolto dal consumismo e dalla rincorsa estenuante di un qualcosa non ben identificato (sabato 11 settembre, ore 20.30, Teatro Zandonai). Al limite del surreale è invece la nomade poetica di Peeping Tom. Nel dittico The missing door e The lost room, in prima nazionale a Rovereto, in una freudiana casa della mente, anime stravaganti perse nel tempo e nello spazio si ritrovano nella condizione spasmodica di ricerca dell’altro (lunedì 6 e martedì 7 settembre, ore 20.30, Teatro Zandonai).

Globale, peregrina, per radici e culture, la coppia d’arte e vita Wang-Ramirez. Lei tedesca-coreana, lui franco-spagnolo con il nuovissimo YouMe. You are you and me I’m me allargano ulteriormente gli orizzonti geografici portando sul palco una danzatrice greca di hip hop, una “bailaora” di flamenco e una violoncellista francese per costruire un dialogo, un faccia a faccia di movimento e musica, di storie e vissuti (mercoledì 8 settembre, ore 20.30, Auditorium Melotti).

Mira ad abbattere le barriere e l’isolamento il percorso quadriennale Europe Beyond Access, progetto europeo di cui Oriente Occidente è partner e promotore, che vede la presentazione di quattro duetti nati in questi anni: Feeling Good di Diego Tortelli, Cornered della giovane coreografa Faizah Grootens, Re-call di Venetsiana Kalampaliki e Fine lines di Roser López Espinosa (domenica 12 settembre, ore 20.30, Auditorium Melotti).

Coprodotta da Oriente Occidente grazie al progetto Europe Beyond Access, anche la performance firmata Chiara Bersani, già Premio Ubu under 35 nel 2018, realizzata per la compagnia svedese Spinn, in cui si rimugina sul tema dell’attesa, dando voce a chi si sente smarrito, a chi non sa agire (domenica 5 settembre, ore 20.30, Auditorium Melotti).

Vivono nell’attesa che scorra anche il quinto inverno, i protagonisti di The Fifth Winter Pep Ramis e Maria Muñoz, ovvero Mal Pelo, di ritorno al Festival dopo il successo dello scorso anno. La loro peregrinazione mentale incontra poi quella musicale dei preludi e fughe del Clavicembalo bel temperato in Bach, assolo interpretato da Federica Porello, nel quale prendono corpo fino all’esaurimento fisico le estenuanti variazioni del compositore tedesco e le voci del contrappunto (giovedì 9 settembre, ore 20.30, Teatro Zandonai).

Mixable Duets - Faizah Grootens - ph. HDF
Mixable Duets – Faizah Grootens – ph. HDF

LA DANZA ITALIANA
Oriente Occidente è un Festival internazionale ma offre uno sguardo importante anche sul panorama italiano. Torna anche quest’anno Michela Lucenti con il suo Balletto Civile e un progetto con al centro i madrigali, componimenti popolari nati nel 14° secolo, in una riflessione sulla contemporaneità del Barocco. Il progetto si articola in diverse proposte: traqueste uno spettacolo, Figli di un Dio ubriaco.

Incursioni fisiche sui madrigali di Claudio Monteverdi in cui 12 interpreti in scena, tra cui una bambina e il padre settantaseienne di Lucenti, attori, performer e danzatori faranno esplodere sulla scena uno spaccato di umanità durante più di un’ora di spettacolo nel quale entrano in gioco, per similitudine con la vita del compositore, riflessioni sull’oggi e sull’identità data all’uomo dal lavoro (venerdì 10 settembre, Auditorium Melotti, ore 20.30).

Nel solco del viaggio inteso come incontro, si trova Choròs. Il luogo dove si danza, una cerimonia dal sapore antico, nella quale il percorso del singolo tocca la collettività. Si tratta di un progetto originale di Alessio Maria Romano (Leone d’Argento alla Biennale Teatro di Venezia nel 2020) per la Campana dei Caduti di Rovereto alle prime luci dell’alba: un contatto con l’altro profondo e rispettoso intorno al monumento che celebra la pace (sabato 4 e domenica 5 settembre, Campana dei Caduti, ore 6).

È invece un viaggio di esilio, della condizione morale di chi si sente estraneo al mondo in cui vive, il focus di Elegìa delle cose perdute, (martedì 7 settembre, Giardino delle Sculture, ore 19) articolato progetto di Zerogrammi nato proprio da un viaggio-residenza della compagnia in zone incontaminate della Sardegna, il cui caratteristico paesaggio diviene cornice del film correlato allo spettacolo, I Poveri, anch’esso in programma al Festival (lunedì 6 settembre, Sala conferenze del Mart, ore 18).

Infine, viaggia alla scoperta dell’origine dei propri istinti a partire dall’osservazione dei corteggiamenti degli uccelli Pablo Girolami, autore emergente della scena europea che Oriente Occidente ha accolto in residenza per la nuova creazione Manbuhsona da lui realizzata per cinque interpreti di IVONA, compagnia con base in Italia, creata da lui e dal roveretano Giacomo Todeschi che raccoglie influenze, collaborazioni e interpreti da tutta Europa (sabato 11 settembre, Teatro alla Cartiera, ore 22). Estratto del lavoro – sotto il titolo Migrazioni – verrà inoltre presentato il giorno prima all’aperto (venerdì 10 settembre, Largo Foibe, ore 18).

La Diagonale des Anges - À fleur d'airs - Séverine Bennevault; Caton Serge Ambert - ph. Christelle Métivier
La Diagonale des Anges – À fleur d’airs – Séverine Bennevault; Caton Serge Ambert – ph. Christelle Métivier

LA DANZA INVADE LA CITTÀ
Da alcuni anni Oriente Occidente Dance Festival porta la danza nelle periferie della città, per le strade, nelle piazze e nei parchi, uscendo dal tradizionale spazio teatrale per portare lo spettacolo dal vivo anche fisicamente più vicino al pubblico. Per l’edizione 2021, Oriente Occidente Dance Festival sceglie di attraversare l’intera città da nord a sud, senza dimenticare il centro, che sarà attraversato dalla Juliette on the road firmata da Loredana Parrella per CIE Twain, con cui il pubblico si sposterà tra i vicoli della città inseguendo non più un qualsiasi Romeo ma il significato d’amore (sabato 11 settembre, partenza da Chiesa S. Osvaldo, ore 11 e ore 17).

Il Festival arriva quest’anno anche nelle periferie ai due estremi della città, nei parchi che rappresentano punti di riferimento per le comunità quartieri. Apre il Festival la performance di À Fleur d’Airs, compagnia francese di danza aerea che proporrà performance composta da due diversi pezzi, sulla bellezza della libertà di volare e sul punto di incontro tra terra e cielo (venerdì 3 settembre, ore 18, Parco Colorio, Brione e sabato 4 settembre, ore 18 Parco Ferrari, Lizzanella).

E proprio al cielo invita a guardare Chouf le ciel! di CIE Colokolo, collettivo di circo contemporaneo marocchino che mescola acrobazia, giocoleria e hip hop su musiche tradizionali (lunedì 6 settembre, Piazzale Caduti sul Lavoro, ore 17 e ore 19).

GLI ARTISTI ASSOCIATI
In un’ottica di rafforzamento del sistema nazionale della danza e dello sviluppo della giovane danza italiana, Oriente Occidente Dance Festival supporta alcuni artisti,
associandoli. Gli artisti associati sono scelti dalla direzione artistica, hanno a disposizione periodi di residenza artistica nello Studio danza di Corso Rosmini e il loro lavoro viene coprodotto da Oriente Occidente.

Gli artisti associati ottengono così una stabilità creativa, hanno supporto di creazione, di produzione, di distribuzione e diventano protagonisti di un Festival di richiamo internazionale a fianco dei grandi artisti della scena mondiale, con le stesse opportunità di visibilità e di resa scenica.

Già artista associato dallo scorso anno, Daniele Ninarello torna con un lavoro che aveva avuto la sua prima residenza artistica tra le sale del Mart, nel settembre del 2020. Il lavoro di Ninarello è uno dei diversi progetti che il Festival ha realizzato e continua a realizzare con il Museo di arte contemporanea di Trento e Rovereto, in una collaborazione che fa di Rovereto un centro della cultura. NOBODY NOBODY NOBODY. It’s ok not to be ok, va in scena in una versione durational performance site specific per il museo (domenica 5 settembre, Mart, dalle ore 10 alle ore 12) ma anche in assolo da one-man-show in cui il corpo di Ninarello protesta, dando voce e forma al processo di autocoscienza che le costrizioni fisiche della pandemia hanno prepotentemente fatto riaffiorare (domenica 5 settembre, Mart, ore 18).

Un “urlo”, questa volta di una generazione negata, emerge dalla rilettura della stravinskiana Sagra della primavera di Carlo Massari nuovo artista associato per i due
anni che inizia il suo progetto a Rovereto proprio con il debutto di Right, creazione al femminile per la fiorentina Compagnia Opus Ballet (mercoledì 8 settembre, Teatro alla Cartiera, ore 22).

L’ARTE PER LE RELAZIONI DI COMUNITÀ
Michela Lucenti è storicamente legata al Festival di Rovereto, torna quest’anno, oltre con la sua nuova produzione, anche con un progetto inedito, realizzato per Oriente Occidente che supera i confini del Festival e accompagna la città dalla scorsa primavera. 20 DI/VERSI. Madrigali contemporanei – parte del più ampio progetto Figli di un dio ubriaco – è un viaggio tra le pieghe della comunità locale, tra periferie fisiche e metaforiche, con cittadini e cittadine del posto che hanno partecipato ad una open call in cui si invitavano le persone a considerare la propria vita un’opera d’arte.

In questo lavoro, allestito in forma installativa per la quasi intera durata del Festival, per due momenti ogni giorno saranno a disposizione del pubblico i corpi, le esperienze personali dei protagonisti, i loro legami affettivi e professionali; il tutto tradotto in madrigali, componimenti poetici di natura popolare diffusi nel 14° secolo, adattati da Balletto Civile in forma contemporanea.

Al centro del progetto una domanda in evoluzione: non più l’amletico “essere o non essere” bensì “essere con l’altro o contro l’altro”, nella ricerca di un nuovo senso di comunità. Senza prossimità, senza ritorno, senza ascolto dell’altro non si forma alcuna comunità.

L’installazione sarà allestita nella Sala Kennedy dell’Urban Center in Corso Rosmini da lunedì 6 a sabato 11 settembre in orario dalle 10 alle 14 e dalle 16 alle 20. Inoltre negli stessi giorni alle ore 11 e alle ore 17 sarà possibile partecipare alle performance.

ACCESSIBILITÀ E SOSTENIBILITÀ
Nel contesto attuale, con la pandemia che ci ha dimostrato la fragilità dei nostri corpi, prosegue con sempre maggior convinzione il percorso intrapreso da qualche anno dal Festival su valori che sono diventati base di tutte le attività di Oriente Occidente: sostenibilità e accessibilità. Un mondo sostenibile, in cui le disparità diminuiscono per rendere possibile il benessere di tutti e tutte, è ciò di cui abbiamo bisogno e ce ne siamo accorti con forza in questo ultimo anno e mezzo caratterizzato dalla pandemia. Per questo Oriente Occidente Dance Festival è orgogliosamente riconosciuto con il marchio Eco Eventi del Trentino, grazie ad un’attenzione forte ai temi ambientali, ma intendendo la sostenibilità anche in termini più ampi.

Essere sostenibili significa anche superare barriere architettoniche e culturali per essere un Festival aperto a più pubblici. Per questo tutti gli spazi sono dotati di descrizioni precise e vogliono essere il più accessibili possibile: lo studio e i teatri hanno posti riservati a persone con mobilità ridotta e in carrozzina, accesso in autonomia al foyer di entrata, alla platea e ai bagni, parcheggi riservati nelle immediate vicinanze.

Continua inoltre il progetto già attivo da un paio d’anni con ENS di Trento per l’accessibilità ad alcuni spettacoli a un pubblico di persone sorde grazie all’utilizzo dei Subpac, particolari dispositivi nati per esperienze di realtà virtuale che si indossano come zaini e che vibrano al ritmo della musica, permettendo la percezione sonora attraverso il tatto, forniti a Oriente Occidente da Virtual Gaming di Rovereto. Da quest’anno inoltre si attiva una nuova sperimentazione per rendere accessibili attraverso audio-descrizione alcuni spettacoli ad un pubblico di persone cieche, grazie alla collaborazione con ABC Irifor del Trentino e Associazione Fedora.

Tutti i progetti legati all’accessibilità di pubblici con disabilità sono sostenuti grazie al progetto che vede Oriente Occidente partner della più grande rete Europea su questi temi: Europe Beyond Access, finanziato da Creative Europe.

LINGUAGGI
Come di consueto, completano il ricco programma di Oriente Occidente Dance Festival un’ampia proposta di conferenze e incontri nella sezione Linguaggi, che per la prima volta è curata da Anna Benazzoli, Marzia Bona e Caterina Ghobert. Al centro del ciclo di conferenze, intitolato In movimento: politiche, identità, culture ancora una volta la parola “viaggio” e le sue mille facce.

Linguaggi propone riflessioni su come la pandemia abbia ridefinito il concetto di mobilità – fisica e virtuale -, amplificato la vulnerabilità sociale ed economica, soprattutto quella di chi dipende dalla mobilità per la sopravvivenza. Parlare di “mobilità contemporanee” chiama in causa i diritti individuali, il benessere sociale delle nostre comunità e gli equilibri geopolitici tra le diverse aree del nostro pianeta. Per questo si pone la necessità di strumenti che ci
aiutino a rappresentare e interpretare queste mobilità, per capire e mostrare questo movimento. E così facendo comprendere il presente e raccontare il mondo, dando ad
esso un orizzonte di senso.

I protagonisti e le protagoniste della rassegna che si terrà alla sala conferenze del Mart: Laura Canali, Fabrizio Maronta, Giorgio Cuscito, Lillo Montalto e Marta Rodriguez Martinez, Martina Cvajner e Lucia Ghebreghiorges, Francesca Bria, Vera Gheno e Marco Guerini.

Linguaggi è realizzato con la collaborazione della rivista Limes.

Una serie di incontri online, organizzati con la Libreria Arcadia di Rovereto, saranno anteprima della sezione Linguaggi. Con il titolo Voci da lontano, questo ciclo di incontri online trasmessi dalla pagina Facebook di Arcadia e di Oriente Occidente tra il 20 e il 31 agosto, daranno voce anche a scrittori e intellettuali internazionali: Philippe Jourde, Jessica Bruder, Mathias Deen, Judicth Schalalanski