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Se, al territorio, si riconducono le prospettive organizzative dell’incombente riforma del sistema socio sanitario lombardo, è nell’effettivo contesto del medesimo orizzonte territoriale in cui si pone l’ambito esplicativo delle propositive attività dell’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti (Ucid) di Manerbio-Bassa Bresciana, dettagliandosi nella puntuale proposta di alcune qualificate opportunità di dibattito e di informazione, circa importanti tematiche anche in evoluzione, verso le quali quest’associazione cerca di favorire quella partecipazione che si ispira alla ricerca del bene comune, secondo un servizio solidale verso i contenuti della dottrina sociale della Chiesa che, a questo sodalizio,  sono impliciti alla sua stessa vocazione.

Il tema della riforma sanitaria lombarda, in esame sul tavolo dell’amministrazione regionale, è stato oggetto dell’incontro pubblico che la locale sezione dell’Ucid, presieduta da Giuseppe Pozzi, ha organizzato, nel teatro “Memo Bortolozzi” di Manerbio, nel corso del proprio accurato programma annuale, giunto, nella primavera del 2015, a dettagliarsi nel penultimo aprile che il calendario ha proporzionato attorno al compiersi di questa manifestazione, ideata nel taglio di un periodico appuntamento, valorizzato da una partecipazione corale ed istituzionale, fra gli eventi d’ampio interesse, promossi dalla propria sollecitudine sociale.

A riscontro della partecipazione, come relatore all’incontro in questione, di Fabio Rizzi, presidente della Commissione Sanità e Politiche Sociali del Consiglio Regionale, la folta platea dei partecipanti, convenuti all’incontro, si è, fra l’altro, contraddistinta per l’adesione all’iniziativa di alcuni sindaci del territorio, come quello di Manerbio, Samuele Alghisi, di Orzinuovi, Andrea Ratti, di Bagnolo Mella, Cristina Almici, di alcuni medici ed operatori del settore sanitario, come pure dei dirigenti afferenti ad una serie di istituzioni del medesimo comparto, come, fra gli altri, la dott.ssa Romana Coccaglio dell’Azienda Ospedaliera di Chiari e frà Marco Fabello dell’Istituto “Fatebenefratelli” di Brescia, ed anche di un insieme di referenti di Residenze Sanitarie Assistite (RSA), come pure della composita realtà dell’associazionismo locale non profit, come Edelweiss Ceccardi dell’Associazione Diabetici di Brescia, mentre non sono pure mancati esponenti politici bresciani impegnati in Regione Lombardia, come il consigliere, già vice-sindaco di Brescia, Fabio Rolfi, unitamente a rappresentanti di altre istituzioni, come l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e come l’Associazione Amici della Fondazione Civiltà Bresciana, presieduta da Dezio Paoletti.

La duplice dinamica dell’avvenimento si è sviluppata tanto nell’informazione connessa alla presentazione dei principi ispiratori della ravvisata riforma sanitaria, ancora in fase di definizione,  quanto nella concomitante raccolta dei possibili spunti di riflessione e delle argomentate considerazioni espresse dalle diverse contestualizzazioni rappresentate nella platea del pubblico convenuto, verso le quali Fabio Rizzi si è dimostrato aperto al confronto ed al recepimento delle istanze rispettivamente segnalategli nel corso delle tre tornate di domande, raccolte dall’assemblea dei presenti, per il tramite del ruolo di moderatrice dei vari interventi, svolto, in tale attento consesso, dalla giornalista Anna Della Moretta.

La riforma del sistema sanitario lombardo, attesa entro la fine del prossimo mese di luglio, è ispirata al progressivo ed all’ulteriore superamento del cosidetto “ospedale di vicinato”, per privilegiare un articolato ed un razionalizzato concetto di rete, nell’ambito delle risorse disponibili sul territorio, rispondendo alla necessità di una differente strutturazione operativa dell’offerta sanitaria che è intesa in una unità strategica, fra “governance”, modulata in una sinergia fra le realtà territoriali del settore che non debbono essere slegate fra loro, ma al contrario, amalgamate in una comune riconversione che ne sancisce il ruolo distribuito, a seconda delle erogazioni dei servizi espletati e del livello epidemiologico, statistico e della resa in sicurezza degli stessi.

La cultura, abbracciata da questa funzionale ottica di aggiornata prospettiva, è quella sintetizzata nella frase riassuntiva, enunciata nei termini del “passare dal curare, al prendersi cura”, ragionando istituzionalmente su quella programmazione globale che discende, rispetto al presente, in un modo trasversale fra le differenti realtà impegnate in questo delicato ambito sociale che, con la riforma, è, a sua volta, considerato come spazio privilegiato di intervento per una medesima articolazione territoriale, volta, in pratica, all’assimilazione della attuale gestione separata fra le Aziende Sanitarie Locali e le Aziende Ospedaliere, in un’omogeneità ed in una interrelazione di sistema sulla base di macro-aree.

Prevenzione, recepimento di nuove risorse “liberate” da certi ambiti di dispersione delle stesse e, quindi, meglio fruibili, grazie ad una riconsiderata organizzazione fra i livelli quali-quantitativi di eccellenze settoriali e la valorizzazione delle peculiarità dei rispettivi territori, sono alcuni fra gli aspetti cardine considerati nello studio di questo provvedimento legislativo che prevede, fra l’altro, anche un riordino di titolarità e di competenze, come pare, ad esempio, possa verificarsi sulla base di omogeneità territoriali, riscontrabili, a possibile titolo esemplificativo vagheggiato nell’eco delle riflessioni in atto, nel caso del bacino d’utenza della Valle Camonica e della Valtellina e Valchiavenna, attualmente distinte da due diverse amministrazioni di enti autonomi, ma confinanti l’una con l’altra ed analoghe per conformi aderenze e per similari corrispondenze.

Nelle prime bozze del testo in esame in sede regionale, quest’aspetto rientrava nell’enunciato delle “Aziende Integrate per la Salute e l’Assistenza” ( AISA) “i cui ambiti territoriali sono determinati con successivo provvedimento di Giunta sulla base di bacini d’utenza di norma non inferiori a 400mila abitanti e tenuto conto delle particolarità territoriali”,  in seguito individuate con l’acronimo di “ASST” (Aziende Socio Sanitarie Territoriali) nel quadro delle articolazioni connesse, mentre lo stesso disegno di legge, attinente la testualmente intesa “Evoluzione del Sistema Socio-Sanitario Lombardo”, contempera, fra l’altro, l’istituzione della “Agenzia di Controllo del Servizio Socio Sanitario Regionale”, con “funzioni di vigilanza e controllo”,  nelle finalità preposte ad elaborare “un sistema di controllo di produzione e qualità da considerare, da parte di enti titolari delle funzioni di programmazione e acquisto, nella definizione dei volumi e della tipologia delle prestazioni”, della “Agenzia per la Tutela della Salute” (ATS) con “competenze inerenti la prevenzione ambientale e di comunità, la programmazione e l’acquisto”, garantendo le “prestazioni sociosanitarie previste nei Livelli Essenziali di Assistenza  ed in eventuali livelli aggiuntivi definiti dalla Regione, attraverso rapporti contrattuali con tutti i soggetti erogatori accreditati, pubblici e privati” e della “Agenzia per la Promozione del Sistema Socio Sanitario Lombardo” per sostenere “l’innovazione e la ricerca nelle strutture di riferimento specialistico”, anche in riferimento alla “informazione e comunicazione circa le performance sanitarie delle principali strutture di riferimento specialistico lombarde, nonché la promozione di produzione di prestazioni sanitarie al di fuori del sistema sanitario regionale”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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