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Brescia – Come un lungo servizio sacerdotale trova sintesi estensibile nel suo perdurante corso vocazionale, grazie all’avvenuta liturgia di consacrazione per mano episcopale, con la quale l’ordine sacro vi ha sancito la perdurante impronta sacramentale, analogamente, una notevole ricorrenza ha la propria ferma e documentata attestazione, attraverso la disponibilità di una mirata e di un’accurata pubblicazione.

I due distinti registri costitutivi si fondono, in questo caso, nel funzionale e praticato canale della interrelazione, fra le parti aderenti una medesima risoluzione, in cui il sacerdote interpreta la propria missione alla sequela di Cristo e dove un libro manifesta, invece, i contenuti narranti con i quali dettaglia tematicamente una specifica trattazione, per il tramite di un interessante e di un articolato messaggio che è sviluppato in un’edificante condivisione.

Il sacerdote in questione è mons. Osvaldo Mingotti, originario di Castrezzato, mentre la pubblicazione illustrata che ne rappresenta il ruolo, colto in una incombente stima d’enucleazione, è confezionata nell’edizione che la “Com&Print srl” di Brescia ha realizzato con la scelta di quel titolo che, nell’includere il nome del protagonista a cui volge speculare attenzione, aggiunge la precisazione di “sacerdote da sessant’anni”, mentre, in epigrafe di copertina, si rileva la data ed il luogo di “Castrezzato 29 giugno 1954–2014”, per una specifica contestualizzazione ricognitiva.

Un’ottantina di pagine, nell’evocare il laborioso e fecondo percorso di vita consacrata di questo sacerdote bresciano, intersecano i dodici lustri della ricorrenza ascrivibile al tempo che ha per lui ufficialmente segnato la svolta di una raggiunta qualificazione caratterizzante una predilezione vocata ai sacri misteri della trascendenza, nel concomitante avvio di quell’apprezzato compito pastorale che, nel profilo universale della Chiesa, trova la propria spirituale ed orante quintessenza.

Quel 1954 era, come lo è pure l’annata di un esatto sessantennio dopo, l’anno dei mondiali di calcio, allora vinti, in un’esigua schiera di partecipanti, dalla Germania Ovest, mentre un’altra coincidenza, relativa invece al periodo stesso in cui si proporzionava l’evento di pertinenza, era costituita dal sessantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di mons. Angelo Zammarchi (1871-1958), anch’egli prete originario di Castrezzato e molto stimato dallo stesso Mingotti che, in un’inalterata considerazione mantenuta nel tempo verso il suo superiore, gli ha dedicato alcuni libri con i quali se ne rappresenta biograficamente lo spessore e le attività di eccellenza, in un chiaro compendio rilevatore, grazie al patrocinio dell’Istituto Giuseppe De Luca per la Storia del Prete, di cui è l’attuale presidente, ed attraverso il lavoro di ricerca di Pierluigi Pizzamiglio, per il volume “Angelo Zammarchi – la scienza come apostolato” e per il tramite di un’interessante saggio della sorella, Candida Mingotti, per la stampa della sua tesi di laurea, scritta nell’anno accademico 1970/71, per essere allora discussa con il prof. Giovanni Cattanei dell’Università di Genova, ed oggi libro realizzato con il titolo di “Angelo Zammarchi e la scuola cristiana”, in un lavoro che “conserva a distanza di oltre quarant’anni tutta la freschezza giovanile di una giovane studiosa unita a una rara maturità per la documentazione storica, critica e psicologica del cristianesimo vissuto da un grande prete-scienziato, che ha onorato fede e scienza, suo conterraneo”.

Come lo è stato sei lunghi decenni fa e, per il presente, dieci anni dopo le partecipate e liete circostanze dei rallegramenti per il già raggiunto mezzo secolo di vita sacerdotale, anche per il 2014 la medesima ricorrenza è incisa nel giorno, come da martirologio romano, dedicato alla figura di San Pietro, onorata il 29 giugno, a cui il libro attribuisce l’originario riferimento temporale che è documentato per quella manifestazione e per quella funzione liturgica nelle quali mons. Osvaldo Mingotti, con il cugino, don Giuseppe Mingotti, anch’egli prete novello, entrava nella società rivestendo il ruolo presbiterale, quale parte effettiva del clero bresciano.

Sullo sfondo di quei giorni di inizio estate del 1954, alcune cronache, apparse sulla stampa locale del “Giornale di Brescia” documentavano certe curiosità incombenti, come il verificarsi di un’eclissi solare, visibile anche nel cielo di Brescia, in relazione alla quale, giovedì primo luglio, si specificava: “Lo strano spettacolo ha richiamato – dalle ore 14 circa alle 15 – il più bel pubblico in piazza Duomo, in special modo si sono radunati gli spettatori docili ai suggerimenti della radio. Con gli occhiali tanto in voga o con frammenti di vetro affumicati dalla candela o dal cerino, oppure guardando nel secchio d’acqua che rifletteva attutita la visione, grandi e piccini hanno seguito le fasi dell’eclissi, esprimendo disappunto se una nuvola sopraggiungeva a turbare il fenomeno”.

Un’analoga ispirazione collettiva, rivolta però al diverso contesto di una tradizione riguardante il convento cittadino sul colle Cidneo, era pure, in quelle giornate, riferita a quella che martedì 30 giugno è stata sintetizzata con lo scrivere: “Non pareva vero che non dovesse piovere ieri, festa di San Pietro. C’erano delle nubi distese sulla città: il sole, ogni tanto, trovava gusto a nascondersi: ma acqua, no che non è venuta. A trarre vantaggio dalla situazione – naturalmente – è stata la “fiera” che s’accampa sul Castello davanti la chiesa dei frati Carmelitani. Una fiera striminzita, con qualche acquaiolo, come direbbero a Napoli, e due venditori di carabattole: il tutto presentato in un’atmosfera satura di caldo e profumata di lavanda. I pochi cittadini rimasti a casa hanno sfidato volentieri la canicola e sono andati lassù ad ascoltare una delle tante messe lette nel tempio per tornare al tocco e risalire lassù, dopo la sesta del meriggio: per i vespri”.

Osvaldo MingottiIn quello stesso giorno, ma, invece che in città, nella località di Castrezzato, si compiva, in una manifestazione comunitaria, quanto nella pubblicazione monografica del sessagenario di ordinazione di mons. Osvaldo Mingotti, si trova evocato, fra l’altro, attraverso il contributo a firma del vescovo emerito di Brescia, mons. Bruno Foresti: “colgo una circostanza che mi ha colpito: la concomitanza della sua consacrazione con la celebrazione della Messa di diamante del suo illustre compaesano mons. Angelo Zammarchi, una gemma del presbiterio bresciano del secolo scorso. Vi ho visto un passaggio di consegna segnato da un auspicio felice e da una comunicazione di grazie. Non sono rimaste premesse inevase, a cominciare dalla discreta longevità”.

Anche mons. Vigilio Mario Olmi, già Vescovo Ausiliare della diocesi bresciana, individua questo autorevole riferimento scrivendo, fra le considerazioni espresse fra le pagine introduttive del libro che ne raccoglie il suo attento pronunciamento: “Mons. Zammarchi, nato nel 1871 ed ordinato nel 1894, era stato rettore del Seminario nel 1930, anno in cui moriva il Beato Mons. Mosè Tovini, fino al 1946. Ne aveva assimilato lo spirito durante gli anni del suo insegnamento di scienze e con lo stesso spirito aveva continuato la sua dedizione per la formazione umana, culturale e pastorale, permeata da un sincero amore per Cristo e per la Chiesa”.

Oltre al susseguirsi delle varie pagine che immettono, in un interessante circuito di lettura, i rispettivi incarichi ricoperti durante il ministero sacerdotale da parte di mons. Osvaldo Mingotti, anche l’intervento del Vicario Generale di Brescia, mons Gianfranco Mascher, concorre, fra i contributi introduttivi della pubblicazione, a sintetizzare ed a presentare la densa successione degli stessi compiti che sono testimoniati da una memore e riconoscente attestazione: “La celebrazione anniversaria riporta al cammino percorso in un ministero intenso e creativo che, dopo l’ordinazione, si è snodato nelle parrocchie di Travagliato, di Santo Stefano in città, di Palazzolo San Giuseppe, di Gorzone, di Ciliverghe, al Divin Redentore, a Torbole, nel Servizio di Economo del Seminario e nel ministero di parroco nella parrocchia cittadina dei Santi Nazaro e Celso; ora con passione e competenza si dedica all’Istituto Giuseppe De Luca per la Storia del Prete e offre quotidianamente vicinanza e amicizia a molti confratelli sacerdoti, soprattutto ammalati e soli”.

Aspetto, questo, che è colto, insieme ad altre personali riflessioni, dal cardinale bresciano, mons. Giovanni Battista Re, che nel suo scritto, inviato per il sessantesimo di sacerdozio dello stimato sacerdote, precisa che “mi colpì sempre in lui il piglio deciso e sicuro nell’affrontare le questioni e la sua capacità di non arrendersi alle difficoltà, mantenendo serenità e calma. Ugualmente ho apprezzato il suo stile umano di vicinanza ad ogni persona e il desiderio di aiutare e soprattutto di indicare a tutti la via che conduce al cielo. In questi ultimi anni ho avuto modo di notare le sue amichevoli attenzioni verso i sacerdoti ed in particolare il suo prodigarsi per essere vicino ai Confratelli che soffrono la solitudine per il declinare delle forze e gli acciacchi che l’avanzare dell’età porta con sé. Anche la passione con la quale egli segue e appoggia l’Istituto di cultura “G. De Luca” per la storia del prete, nasce dal suo amore al sacerdozio ed ai suoi confratelli presbiteri”.

Contestualmente alla laurea in teologia, conseguita alla Pontificia Università Lateranense di Roma nel 1970, ed al titolo accademico in filosofia, raggiunto presso l’Università di Genova nel 1973, la preparata sollecitudine pastorale del sacerdote si è costantemente accompagnata da una raffinata sensibilità verso il ruolo che l’espressione artistica riveste nel concorrere ad elevare al sublime, distinguendosi come solerte ed attento “conservatore di opere d’arte”.

In occasione del sessantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, mons. Mingotti, classe 1931, ha scelto la riproduzione di alcune opere, costituenti il “polittico Averoldi” dell’artista Tiziano Vecellio (1490ca – 1576) che sono presenti nell’attuale versione originale restaurata nel presbiterio della chiesa cittadina della “Collegiata Insigne dei Santi Nazaro e Celso”, per le raffigurazioni di un apposito pieghevole, pubblicato, fra l’altro, con i testi delle preghiere di san Tommaso d’Aquino e di san Bernardo, unitamente alla resa fotostatica di un suo scritto autografo con cui, nel condividere la riconoscenza al Signore per il servizio prestato nella Chiesa, ricorda la ricorrenza sacramentale nell’ambito di una confermata prossimità con il messaggio artistico, inneggiante al divino, per il quale il libro accennato, nel documentare gli interventi conservativi effettuati, precisa che “durante la sua permanenza a S. Nazaro, come era avvenuto per il Seminario Maria Immacolata, don Osvaldo, come dovrebbe essere per ogni pastore d’anime, ha fatto suo il grido del salmista: Nam zelus domus tuae comedit me: perché mi ha divorato lo zelo per la tua casa (Sal 69,10)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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