di Giancarlo Voltini

Quito  – Sono molto felice di essere qui in mezzo a voi a condividere questo momento.
La storia della collaborazione fra Italia e Ecuador è lunga.  Iniziato in piccolo, a distanza di 9 anni “Microfinanza Campesina in Ecuador” è considerato come l’inizio di una nuova via alla cooperazione allo sviluppo ed è diventato il principale progetto italiano di cooperazione privata in Sudamerica.

Vorrei qui parlare brevemente del “motore” di questo progetto.

Il punto cardine intorno al quale muove il progetto è il principio di reciprocità, lo scambio di pari dignità fra realtà diverse. Abbiamo certamente molto da dare, risorse, assistenza tecnica e organizzativa, ma abbiamo anche molto da ricevere, in termini di apertura al sociale, attaccamento alla terra e all’ambiente, senso della comunità e della solidarietà, della sobrietà.

Valori fondanti della cultura andina, ma centrali per uno sviluppo reale e duraturo anche delle nostra stessa società, valori che da noi appaiono sempre più annacquati, visibili più nella esteriorità delle cose, che vissuti e portati avanti con passione e concretezza.

Codesarrollo, le EFL, il Gruppo Social Fepp, oltre a rispettare gli impegni, ci ritornano valori, come l’attenzione verso la comunità locale, la sua identità e i suoi bisogni complessivi, non solo di tipo economico, principi intorno ai quali 100 anni fa in Italia sono nate le casse rurali e che ancora oggi sono la loro ragione di esistenza e “differenza”.

Sono valori che il progetto ha contribuito in misura forte a rinsaldare.
E’ una formazione identitaria appresa sul campo che trasmette cosa possono essere e fare oggi in Italia le bcc per il loro territorio.

Qui in Ecuador si tocca con mano quale forza rivoluzionaria di sviluppo può avere una finanza locale che ha per obiettivo finale dell’agire il bene comune del luogo dove opera.
Fra Ecuador e Italia i contesti sono profondamente diversi, ma i valori che muovono l’agire possono essere gli stessi.

Per noi è stata una formazione mille volte più efficace di cento corsi, una sorta di vaccino andino che aiuta in Italia ad evitare comportamenti da parte delle bcc nei fatti simili al resto del sistema bancario, al di là delle formali adesioni ai principi cooperativi.
E i frutti ci sono, sono tangibili.

La testimonianza più diretta che posso fornire è quella di Cassa Padana.
In questi anni, grazie anche al progetto “Microfinanza campesina in Ecuador”, Cassa Padana ha maturato – e conseguentemente attuato con comportamenti concreti e soluzioni organizzative – una visione di banca che promuove uno sviluppo autentico della comunità locale in cui opera, non semplicemente economico, ma integrale, cioè volto alla promozione degli aspetti sociali, culturali e spirituali, che fanno la vera qualità della vita.

Bene comune, coesione sociale, crescita sostenibile sono obiettivi sanciti nell’articolo 2 dello statuto che una banca di credito cooperativo deve tenere presenti in tutte le modalità del suo agire: dall’operatività bancaria tradizionale, ai servizi di assistenza alle attività produttive, dalla tipologia di prodotti commerciali che propone, alle azioni realizzate nel campo delle mutualità e dello sviluppo dei territori.

Un comportamento attivo da parte di Cassa Padana che l’ha vista spendersi direttamente e cercare partnership per affrontare i bisogni che la comunità locale esprime.
Vicinanza al territorio non è solo far beneficenza, che generalmente ha una funzione residuale in un modello imprenditoriale dove la banca prima “fa la banca” e poi una parte di quello che residua – se residua – lo destina al territorio.

Il modello è diverso. Nella sua formula imprenditoriale la banca ha il bene del territorio come obiettivo finale della sua azione è ciò la porta ad affrontare direttamente problemi a 360 gradi, legati non solo alla pura dimensione economica. E’ parte ordinaria della sua attività.

La funzione tradizionale di intermediazione finanziaria e la funzione sociale sono aspetti che vanno considerati insieme in ogni azione della banca perché sono parte di un’unica visione. Bella come teorizzazione, ma è molto difficile realizzarne in concreto la declinazione e la sostenibilità. A parole è facile dirlo!

Nei fatti è quello che da tanti anni il Gruppo sociale Fepp fa, in un contesto ambientale certamente molto più complesso di quello italiano. Ed è anche la via che Cassa Padana sta sperimentando.

In Cassa Padana diciamo che esiste una Cassa Padana “pre” e una Cassa Padana “post” progetto Ecuador, tale è stata l’influenza effettivamente svolta. La Cassa gestisce un ospedale, ha creato e partecipa a fondazioni che promuovono cultura e identità, ha fatto progetti nel campo della salute, degli anziani, dell’handicap, dell’housing sociale, del microcredito. Ha un rapporto stretto, di partnership – non di mero erogatore di beneficenza – con la cooperazione sociale e il tessuto associativo.

Ha creato una divisione con persone che si occupano stabilmente delle tre mutualità (interna verso i soci, esterna verso il territorio e internazionale) che a pieno titolo fanno parte dell’attività bancaria, in linea con gli obiettivi statutari.

Con orgoglio diciamo che la Cassa sta realizzando un nuova modalità di fare banca locale, ma onestamente dobbiamo dire di averlo maturato vedendo il modo di operare, la cultura, l’organizzazione, le attività che il Gruppo Social Fepp in questi anni ha sviluppato.
Grazie