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Il miracolo della vita si svolge proprio sotto i miei occhi. Di mese in mese noto in Elena cambiamenti e sviluppi che mi lasciano a bocca aperta. Amiche diventate mamme prima di me, nonne e neo-nonne mi avevo anticipato certi meccanismi, ma scoprire con i miei occhi come la mia bimba cresce è sempre uno stupore che si rinnova.

Così, immediatamente mi affanno a chiamare Marco e aggiornarlo su un nuovo movimento, su una parolina che mi sembra pronunciata con maggiore precisione, sul fatto che adesso, quando le dò la pappa, vuole prendersi da sola il cucchiaino e metterselo in bocca (mentre la pappa le finisce sui capelli).

A 8 mesi noto che il suo sguardo è diventato più attento, se la chiamo si volta esattamente nella direzione della mia voce, i suoi gesti sono precisi e finalizzati. E’ un piccolo detective o, come dice mio padre, una gran curiosona. Ogni cosa nuova, ogni rumore la incuriosisce. Osserva tutto con grande attenzione, come se dovesse indagare su un caso di estrema importanza. Il mondo è tutto una grande avventura, colmo di colori, suoni e visi nuovi.

Nella palestrina che, fino a qualche mese fa, era il suo regno dei balocchi, ormai non entra più. Ora si diverte a stare sul tappeto (sempre circondata da un’apposita barriera di cuscini perché tende a ruzzolare da ogni lato come un birillo) e seguirne con la manina i disegni colorati. Non gattona ancora, ma si punta spesso sulla ginocchia e cerca di alzare il sederino, poi piagnuccola perché non ce la fa…

Ma la cosa che le piace di più è andare a passeggio. Suo padre dice che in questo somiglia a me. Tutte le mattine, dopo la colazione, la metto sul suo passeggino (solo a vederlo si agita tutta dalla contentezza) e usciamo per il nostro giretto. Ogni viso nuovo la fa sorridere, a tal punto da farle perdere il ciucio. E, quando incrociamo un altro passeggino, si sporge totalmente in avanti e allunga le braccia per toccare l’altro bambino. Proprio come nel film “Senti chi parla”, molto spesso il gesto è ricambiato e, al complice scambio di “battute” tra i due piccini, scatta la risata tra me e l’altra mamma. Momenti meravigliosi!

La sera, invece, è tutta una festa per suo padre che torna dal lavoro. Appena lo vede inizia a dimenare vertiginosamente braccia e mani in cerca del sospirato abbraccio, che arriva immediatamente. Fin qui tutto bene. Poi, però, cala la notte. Fino allo scorso mese Elena ha sempre dormito dalle 9 di sera alle 8 del mattino. Ma da qualche settimana si sveglia più spesso e inizia a parlottare (e a me sembra proprio che chiami “papà”, e non mamma…). Mi ha detto la pediatra che il calo del sonno è fisiologico intorno a questa età perché la bimba inizia a realizzare una certa ansia di separazione dalla mamma. Quindi bisogna farle sentire che, anche se non mi vede, io ci sono e non è abbandonata nel suo lettino. E questo comporta qualche “notte bianca”.

Così gioie e “dolori” si mischiano. Ma che dire quando il suo visino esplode di felicità non appena mi avvicino a lei. O quando al “gioco del cucù” sorride come una matta, contagiando tutti in una fragorosa risata!

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Laura Simoncelli
Dopo il diploma di liceo scientifico, si laurea all’Univeristà Cattolica di Brescia nel 2004 in Lettere e Filosofia. Collabora con Fondazione Civiltà Bresciana e Bresciaoggi con stesura di articoli sportivi, cronaca e tempo libero. Dal 2004 al 2017 fa parte della redazione di popolis. E’ docente di italiano e storia presso le scuole medie e superiori

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