Padernello (Brescia) – Uno scultore che ha lasciato il segno, capace di restare fedele all’arte, al bello, al buono, anche quando fu internato nei campi di prigionia nazisti.

Il Castello di Padernello, maniero quattrocentesco che si erge nella campagna della Bassa Bresciana, è lo scenario privilegiato di un’importante esposizione di più di cento opere del maestro Domenico Lusetti (1908 – 1971).

@Virginio Gilberti
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Un percorso tra i periodi artistici dello scultore, che nel plasmare la materia, una materia variegata e multiforme fatta di ceramica smaltata, bronzi ispidi, terracotta che diventa cruda e friabile, gessi colorati, pietre levigate, grezze o scalpellate, dà vita a volti, corpi, emozioni.

Diceva Lusetti: «Amo ciò che caratterizza l’elemento tenace e incorruttibile della natura. La scultura, per me, non è che la precisazione di questi valori, la rivelazione della loro trascendente natura. Ciò che conta è l’umana realtà, l’aspirazione al sovrannaturale. Null’altro può sussistere di veramente poetico e grande».

Il percorso espositivo comincia con le opere degli anni Trenta, come il bassorilievo “Il Lavoro” e “La ragazza sdraiata”, e poi la fotografia ritoccata dall’artista con tempera nera, che ritrae la scultura “Il velocista”, un’opera scomparsa sotto i bombardamenti di Berlino.

@Virginio Gilberti
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Continua con le grafiche risalenti al periodo dell’internamento durante la seconda guerra mondiale, una fase drammatica della vita dello scultore, che però riuscì ad aggrapparsi alla sua identità, producendo inoltre l’opera letteraria “Lager XIB – Diario di prigionia”.

@Virginio Gilberti
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Il ritorno alla scultura è rappresentato nella mostra da opere come “Donna addormentata” del 1949. E poi da sculture che superano la figura, senza rinunciare però allo studio delle forme umane.

L’esposizione sarà occasione anche per incontri con artisti, critici e collezionisti che hanno conosciuto Domenico Lusetti e che sapranno raccontarlo, per poi realizzare il catalogo della mostra.

Il diario di prigionia dell’artista sarà inoltre lo spunto per lo spettacolo teatrale ideato da Giacomo Andrico. Lo scenario sarà uno spazio simile ai vagoni merci ferroviari, in cui saranno accompagnati gli spettatori e nel quale l’attore interpreterà le parole di “Lager XIB”.