Pavia. Il castello Visconteo di Pavia ospita dal 12 marzo al 10 aprile “Padiglione Tibet, spiritualità ed arte come cibo per la mente e per l’anima” una grande mostra, un connubio tra arte sacra tibetana ed arte contemporanea occidentale, con la partecipazione di una lunga lista di artisti. Inaugurazione venerdì 11 marzo ore 18.00.

Già reduce da un successo di pubblico a Venezia, la rassegna migra al castello Visconteo di Pavia storico complesso architettonico, fra i più importanti spazi espositivi nazionali legati all’arte e alla cultura. Il progetto Padiglione Tibet “il padiglione per un paese che non c’è” ideato da Ruggero Maggi nel 2010 ha sempre agito in questo senso ridando dignità al popolo tibetano attraverso la conoscenza della sua arte e della sua cultura.IMGP0075

Un paese è vivo quando è viva la sua cultura” Questa semplice frase racchiude in se il profondo significato che ha assunto la recente costituzione proprio in Italia del primo nucleo di pronto intervento artistico e culturale al mondo. Una sorta di Caschi Blu della cultura pronti ad intervenire ovunque si sfregi e si vandalizzi l’Arte. Finalmente una risposta concreta ai continui soprusi ed alla distruzione operati dalla barbarie imperante in certi paesi.

Il Tibet è una nazione che evoca da sempre un sentimento religioso, mistico, di pace, una vitale “centralina” spirituale per tutti gli esseri umani. Purtroppo da più di mezzo secolo soffocato e violentato nella sua libertà spirituale e materiale, con la sua guida spirituale, il Dalai Lama, costretto all’esilio.dalai lama

A 80 anni compiuti, oggi il Dalai Lama non e soltanto la massima autorità del popolo tibetano, ma anche un punto di riferimento fondamentale per decine di milioni di persone in tutto il mondo. Gli organizzatori di “Padiglione Tibet” come atto di affettuoso e sentito omaggio all’opera di questo altissimo testimone del nostro tempo, tra l’altro insignito nel 1989 del Premio Nobel per la Pace, hanno deciso di dedicare al Dalai Lama questo grande evento di arte contemporanea.tibet

Padiglione Tibet, un’idea che nella propria semplicità racchiude una forte carica emozionale, e un sogno che ha lasciato il segno ponendosi l’obiettivo di far incontrare la sensibilità della cultura contemporanea occidentale con quella tibetana.

Una rassegna espositiva che intende rappresentare uno straordinario florilegio, una sintesi creativa delle precedenti tre edizioni di Padiglione Tibet, nato come evento parallelo alla Biennale d’Arte di Venezia e durante il quale sono stati coinvolti importanti artisti contemporanei, tra cui il Premio Nobel Dario Fo, Gillo Dorfles e Dario Ballantini._2015PadiglioneTibet_(fotodiMarcoRizzo)

Un fil rouge emozionale, suggestivo e appassionato che parte idealmente dal Tibet e giunge a Pavia, transitando per Venezia. Un fil rouge che ha coinvolto oltre cento artisti da tutto il mondo, impegnati nelle scorse edizioni veneziane di Padiglione Tibet. Per testimoniare che la liberta non ha, e non può avere, confini in quanto la liberta e un sentimento incontenibile, inarrestabile, incoercibile.

A Pavia saranno quindi presentate le opere realizzate da noti artisti contemporanei direttamente sulle Khata, le tipiche sciarpe che in Tibet i monaci offrono in segno di saluto ed amicizia. Un evento in cui verrà evidenziato il connubio tra Arte Sacra Tibetana ed Arte Contemporanea Occidentale.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Così è per i monaci tibetani che hanno realizzato i mandala, cerchi della vita, un cammino fatto di segni e di colori che diventano simboli dell’universo, e si trasformano in un “Archivio di Strutture-Mandala” realizzate dai monaci, in sinergia con gli artisti di Padiglione Tibet che ne hanno tracciato le linee guida.

Le Chokhor, le ruote della preghiera, a Padiglione Tibet le ruote elaborate, per l’occasione, dagli artisti e realizzate in materiale ceramico, forniscono, sotto l’azionamento manuale dei visitatori, rinnovate esperienze sensoriali e spirituali, diffondono nel vento “Om Mani Padme Hum”, il mantra della preghiera tibetana._2013PadiglioneTibet_(fotodiPinoSecchi)

Alla rassegna anche la mostra di arte satirica “Tibet… c’è poco da ridere” a cura di Dino Aloi, con artisti italiani e francesi, tra cui il lavoro versatile e geniale di Giuseppe Coco capace di misurarsi con la satira più amara e, contemporaneamente, con i temi più poetici dell’umana commedia. Sono inoltre previste opere di video arte, performances, incontri e insegnamenti buddisti tibetani e presentazioni di libri.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome