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Brescia – In un duplice volume, un articolato lavoro unitario riconduce, ad un fattor comune, l’esito di quella diffusa ricerca, dedicata al territorio bresciano, che, attraverso la tripartizione operativa della “Fondazione Civiltà Bresciana”, del “Centro Studi San Martino per la Storia dell’Agricoltura e dell’Ambiente” e della “Associazione Amici Fondazione Civiltà Bresciana della Bassa e del Parco dell’Oglio”, si diversifica editorialmente nelle macro zone alle quali i sottotitoli usati si prestano ad evidenziarvi il relativo nesso attinente: per il primo tomo, si tratta di “Nella Grande Pianura e dettagli riscontrati nel censimento cascine bresciane”, mentre del secondo se ne evince il tema corrispondente, nei termini, invece, di “Negli ambiti montani e collinari nella Franciacorta, Valtenesi e Basso Garda”.

Ambedue i libri, stampati dalla “Tipografia Camuna Spa”, sono racchiusi nella medesima denominazione di copertina che annuncia il fulcro del loro ingente spessore nell’ambito della specificazione “Paesaggi agrari ed architetture rurali nel territorio bresciano” per significare l’intento divulgativo che ne ha sotteso, fra l’altro, il riuscito estro promotore.

Mons. Antonio Fappani con Dezio Paoletti, il primo a sinistra.
Mons. Antonio Fappani con Dezio Paoletti, il primo a sinistra.

Intento, tradotto in un robusto prodotto editoriale, che, per la cura di mons. Antonio Fappani e dell’arch. Dezio Paoletti, si è avvalso, per il primo libro, dei contributi scritti, oltre che dei curatori, anche di Francesco Lechi, Ruggero Boschi, Isidoro Marco Iadema, Santo Zotti, Elisabetta Conti, Silvio Ferraglio, Giacomo Ghirardi e Anna Plabani, Michelangelo Tiefenthaler, Riccardo Geminati, Pierangelo Corberi, Alfredo Seccamani, Valerio Cherubini,Anna Bossini, Riccardo Romagnoli in una rosa sistematica di argomentate trattazioni, similmente connesse in aderenza alle mirate contestualizzazioni esaminate nel territorio agreste bresciano, che, nel secondo volume, si avvalgono, pure, di scritti a firma rispettivamente di Walter Belotti, Alessandro Putelli, Dezio Paoletti, Luca Ferremi, Fabrizio Veronesi, Ocildo Stival, Roberto Mondinelli, Alfredo Bonomi, Luca Ferremi, Massimo Braghini, Francesco Amonti, Gabriele Bocchio, Gabriele Archetti, Alngelo Valsecchi, Stefano Belotti, Marco Bonati, Luciano Anelli, Sandro Guerrini, Giovanni Paltrinieri, Angelo Locatelli, Giampietro Bara e Fiorenzo Pandini e Renzo d’Attoma.

E’ accaduto che dalle disseminate pertinenze locali di chiare prerogative settoriali, presenti nell’interazione umana con l’ambiente, con l’agricoltura, con l’architettura, in manifestazioni comunitarie correlate, condivise nell’arte e nella religiosità popolare, ma anche nella gastronomia di alcune ricorrenti pietanze cucinate, mediante le tipicità di una indotta e pratica codificazione culinaria sostanziale, una determinata e qualificata regia di autori si è fatta carico di rilevarne e di documentarne gli aspetti costitutivi e peculiari, anche nel caso dell’evolversi di quelle dinamiche territoriali che nella disciplina irrigua ha, naturalmente, impresso cambiamenti ad alcuni aspetti originali, come, ad esempio, è, fra l’altro, descritto nel capitolo “Il Consorzio di Bonifica Sinistra Oglio: una secolare trasformazione del territorio”, scritto da Santo Zotti di Travagliato, nel primo dei due libri.

Se la densità, come grandezza fisica che mette in relazione la massa ed il volume di una sostanza, la si calcola dividendo la massa di un corpo per il suo volume, la somma dei due libri è di circa settecentocinquanta pagine che, confezionate in un formato enciclopedico ad atlante, impongono, nel rigido involucro che le contiene in un peso importante, la risoluzione monumentale di una resa impattante sul panorama locale, che in queste opere è rappresentato nella capillare sintesi di un’ordinata attestazione perdurante.

Trattasi, come è spiegato nella prefazione fruibile nel primo tomo, grazie alle considerazioni che vi si trovano, fra l’altro, espresse da mons. Antonio Fappani, quale autorevole vertice della “Fondazione Civiltà Bresciana”, del risultato culturale di una ragionata raccolta di informazioni, frutto di un lavoro di approfondita e di sistematica mappatura del territorio considerato, condotto dall’arch. Dezio Paoletti, nell’ambito del “Progetto Censimento Cascine Bresciane affidato alla Fondazione Civiltà Bresciana da un preciso incarico della Provincia di Brescia – Assessorato al Territorio sostenuto da un’equipe di professionisti, in particolare dall’architetto Isidoro Marco Iadema che, oltre alla gestione e redazione delle componenti cartografiche e della analisi dei dati prodotti nell’indagine, ha seguito il coordinamento, in qualità di referente della Provincia di Brescia, dei vari soggetti istituzionali”.

Soggetti che si intersecano, a vari livelli, nelle particolarità esplorate, entro i recessi, in certi casi anche remoti ed obliati, nei quali una varietà di significative caratterizzazioni architettoniche rimandano all’implicito svelamento di interessanti correlazioni storiche, stratificate in quelle tracce silenti che il tempo ha amalgamato fra loro in compenetrazioni armoniche, secondo l’impronta antica ed un variabile uso riadattato in versatilità composite.

Longhena
Edificio rurale a Longhena

Ad esempio, Sandro Guerrini, partecipa, a questa utile gemmazione di documentazione, sbocciata dalle radici di una corrispondente tradizione, attraverso il suo saggio dal titolo “Le istituzioni ecclesiastiche e l’architettura rurale”, mentre, ancora nel secondo volume, Angelo Valsecchi interviene sviluppando il tema legato ad “Architettura e storia degli insediamenti rurali in Franciacorta”, nell’ottica di una ricognizione, nella quale, sullo sfondo del duro vincolo sovrano del lavoro, applicato ai campi, e dell’elevazione di una religiosità, anche ispirata ai santi, si esplicano certe suggestive chiavi di lettura della realtà osservata che si trova interpretata, fra l’altro, nella trattazione dedicata a “Gli orologi solari e la misurazione del tempo” ed al “Linguaggio della campane”, rispettivamente proposte da Giovanni Paltrinieri e da Angelo Locatelli.

Quest’ultimo è pure l’autore dell’analisi imperniata attorno al nesso intercorrente “Tra prati, pascoli e architetture foraggere. Geometria umane tra natura e artificio”, dove aleggia, nell’accennata mistica matrice di una religiosa e corale impostazione cristiana della contestuale tradizione, il notevole spunto offerto da “La religiosità popolare nel territorio bresciano. Aspetti devozionali del mondo rurale”, correlato da una scheda d’approfondimento che ne esplicita, in un caso concreto, il medesimo argomento, a tal proposito calato nella fattispecie del “Campazzo di Pontevico”, alla stregua di altre ambientazioni, scelte, in nome di altre, per le relative e per le analoghe omogeneità di approssimazione verso quella realtà che, in queste due pubblicazioni, ha il sistematico pareggio di una distribuita e di una rappresentativa metodica esaustiva di esposizione, anche tratteggiata nelle immagini fotografiche realizzate nel corso delle laboriose trasferte sul posto, per sancirne al meglio le corrispondenti e speculari rappresentazioni.

Rappresentazioni che non eludono l’indotto derivante dall’immediato contesto dell’evolversi delle generazioni, nelle quali l’arcolaio delle vicissitudini comunitarie ha filato certe tipiche matrici di manifestazioni, pure percepibili nell’ambito enogastronomico dei prodotti divenuti eccellenze locali, fra i monti, le valli, le propaggini lacustri, le colline bresciane e quella vasta pianura che inclina, oltre il fiume Oglio, verso il Pò cremonese, della quale l’arch. Dezio Paoletti ribadisce, fra l’altro, nelle naturali proporzioni connotative del lavoro di ricerca effettuato che “la Pianura bresciana, nel contesto dei vari ambiti in cui si suddivide l’intera Provincia, costituisce il territorio più cospicuo sia per superficie che per numero di abitanti”.