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Mairead Maguire è una pacifista dell’Irlanda del Nord. Negli anni Settanta, quando i suoi tre nipoti vennero uccisi da un’auto fuori controllo perché il conduttore era stato colpito da un soldato, scende in campo contro il conflitto che stava distruggendo il paese. Il suo impegno porta alla nascita della Community of Peace People che lottava per una risoluzione pacifica. Nel 1976 , assieme Betty Williams cofondatrice della Community, riceve il Premio Nobel per la Pace.

Come premio Nobel, Mairead Maguire si è spesa in prima persona anche a favore del popolo palestinese in Israele. Popolis l’ha intervistata sul caso del muro di separazione nella valle di Cremisan in Cisgiordania e sul futuro del conflitto israelo-palestinese all’indomani del riconoscimento della Palestina come stato non membro delle Nazioni Unite.

Perché Israele sta ancora costruendo insediamenti in patente violazione della legge internazionale?

Perché può. Il diritto internazionale non si applica da sé ma dipende dalla volontà politica della comunità internazionale, in particolare gli Stati Uniti, per essere effettivo. Dove la volontà politica è assente – ed è sempre assente quando gli Stati Uniti o uno dei suoi amici ne sono i violatori, allora solo la società civile può giocare un ruolo nel cercare di farla rispettare. Questo è la logica dietro il movimento BDS.

Per quanto riguarda il conflitto Israelo-Palestinese, fintanto che gli Stati Uniti decidono di schierarsi dalla parte di Israele, il diritto internazionale gioca solamente un ruolo morale– legittima la Campagna del movimento BDS e l’attivismo dei cittadini e delegittima l’occupazione. Mentre ad alti livelli di politica ciò può apparire poco efficace, ciò ha un effetto corrosivo sulla posizione di Israele, fino a indurlo, infine, a diventare uno Stato pariah.

Questo è un male per Israele nel lungo termine, e al contempo non è detto che rappresenti necessariamente una cosa positiva per i Palestinesi. Dopotutto, la Corea del Nord è stata uno Stato pariah per decenni e sembra abbastanza contenta di questa condizione.

Il discorso che sto facendo è che se uno stato ha deterrenti come l’arma nucleare e la determinazione politica, può resistere abbastanza agevolmente alle pressioni internazionali per il tempo che vuole. La decisione quindi se il movimento BDS sarà efficace nel lungo periodo, è in definitiva legata alla società israeliana e a quale futuro vuole per la propria nazione.

Greggi nell'area di BetlemmeSiamo in attesa della sentenza riguardo al ricorso contro il muro di separazione nella valle di Cremisan. Se sarà favolevole ai palestinesi, che tipo di precedente potrebbe costituire nella storia della Cisgiordania? Perdere o vincere in questa causa cosa significherebbe per il popolo palestinese?

Conosco il caso Cremisan ma conoscendo la tipologia delle sentenze israeliane e il percorso del muro, non sono ottimista né riguardo a un esito positivo del caso né a possibili conseguenze positive di più ampio spettro nel caso in cui venga data ragione ai querelanti. Il nocciolo della questione è che il muro è illegale. Tutto il muro.

Adire alla corte israeliana e chiederle di pronunciarsi su dove il muro deve passare indebolisce la sentenza della Corte internazionale di giustizia sulla sua illegalità. La triste realtà è che, investendo le corti israeliane della questione, di fatto i querelanti stanno riconoscendo la legalità del muro.

Lo stanno legittimando.Perché mettono unicamente in discussione il suo percorso.

Si potrebbe sostenere che non hanno scelta – e la verità è che senza un sostegno esterno massiccio di fatto non ce l’hanno – ma, da un punto di vista politico e legale, la decisione di passare per il sistema giuridico israeliano per ottenere giustizia (un sistema che è per definizione ingiusto verso i palestinesi e che rifiuta di riconoscere la legge applicabile) dà una patina di legalità a quello che a tutti gli effetti è appropriazione indebita di terra. E conferisce alle corti israeliane una immeritata reputazione di spassionata equità nelle negoziazioni.

Anche se la corte israeliana decidesse di ridisegnare il percorso del muro nel caso Cremisan, tutti i palestinesi avrebbero perso.

La sentenza della corte israeliana surclasserebbe la sentenza della corte internazionale di giustizia. Gli Israeliani quindi non perderebbero occasione di dire fesserie riguardo a quanto giusto, aperto e democratico sia il loro sistema legale. Un sistema che anche i palestinesi sono felici di usare e dal quale possono ottenere giustizia. Israele vincerebbe in entrambi i casi. Il massimo che i querelanti possono sperare è in una vittoria di Pirro.

Riguardo alle altre conseguenze – se i querelanti ottengono un risultato favorevole questo potrebbe incoraggiare nuove istanze presso le corti israeliane – cosa che in se stessa è un ulteriore passo indietro e che Israele è l’unico ad approfittare. Infatti, anche se sconveniente, dal punto di vista della lotta all’occupazione sarebbe meglio se la corte non desse loro ragione. E sarebbe ancora meglio se fin dall’inizio non avessero cercato giustizia presso le corti israeliane.

In realtà, quello che questo caso mette in evidenza è il bisogno di una massiccia campagna internazionale da parte della società civile per sfidare l’ingiustizia e stare dalla parte degli oppressi. Piuttosto che come sono andate le cose: l’oppressore a cui è stato chiesto di decidere la misura della propria oppressione.

Che cosa può fare la comunità internazionale per aiutare i palestinesi di Cremisan? E che cosa dovrebbero fare l’Italia e il Vaticano, visto il loro diretto coinvolgimento dato che suore e monaci salesiani si sono uniti alla causa e tra di loro ci sono cittadini italiani?

La risposta breve è applicare la legge. Sulla base della considerazione che il muro è illegale e che Israele rifiuta di riconoscerne l’illegalità, ogni Stato dovrebbero farsi avanti per sanzionare Israele per via del suo suo comportamento illegale. Questo è sufficiente. Innanzitutto consiste nel cancellare accordi commerciali e terminare la cooperazione militare, economica e scientifica.

L’Italia potrebbe avere un ruolo di leadership in questo all’interno dell’Unione Europea e dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Ma non c’è alcun segno in questa direzione.

Riguardo al Vaticano, veramente qui c’è un problema. Nonostante possa agire da autorità morale indipendente e chiamare i cattolici a una azione contraria agli interessi di Israele, la sua storia di antisemitismo e il suo fallimento contro il nazismo significa che probabilmente fanno riflettere sul fatto che, quando si tratta di Israele e degli ebrei, non ha nessuna autorità morale. E la triste verità è che di fatto non ne ha.

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