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Non è passato che un mese da quando avevamo pubblicato in Popolis le avventure dell’orso M49, alias Papillon, non ha fatto in tempo nemmeno a stiracchiarsi dopo il lungo sonno del letargo che il verdetto di cattura “vivo o morto” emesso dalla Provincia autonoma di Trento è stato eseguito.

M49 papillon è stato catturato alcuni giorni fa, è finito in una trappola a tubo piazzata dal Corpo Forestale Trentino. Sta bene, nessun danno, ma è ritornato in “prigione” da dove era evaso con una rocambolesca fuga, dandosi alla macchia e, nonostante gli infiniti inseguimenti tra i monti del trentino, del Veneto e dell’alto Adige, era riuscito a difendere la sua libertà. Una latitanza che gli aveva valso il soprannome di Papillon, come il famoso galeotto.Ma l’uomo deve sottomettere per forza la natura, anche senza un vero motivo di pericolo, un’arroganza che ha prevalso sulla libertà dell’orso e la sentenza, fortunatamente senza l’abbattimento, è stata eseguita con puntuale disciplina. M49 papillon è stato catturato mentre scorrazzava tra le Giudicarie in val Rendena, selvaggia zona del Trentino, di quel Trentino in cui l’orso di peluche lo trovi nei negozi di souvenir, tabaccai, sulle insegne delle pizzerie e taverne e via dicendo, da Tione a Passo Carlo Magno.

Le associazioni ambientaliste e per la difesa degli animali lanciano una raccolta firme per chiedere la liberazione di M49 Papillon.

La petizione promossa da LEAL con Lac, Orsi della Luna e AVI chiede l’immediata liberazione del prigioniero M49 e chiediamo a tutti di firmare e condividere per raccogliere il maggior numero di firme che saranno consegnate al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro Sergio Costa e a Maurizio Fugatti, Presidente della Provincia Autonoma di Trento.

M49 è stato imprigionato la sera del 28 aprile in ottemperanza ad una ordinanza di cattura emessa sulla base di una sua presunta pericolosità. L’orso M49 è un orso schivo che non ha mai fatto danni importanti o tentato aggressioni all’uomo eppure è entrato nel mirino di chi a tutti i costi voleva vederlo confinato prendendo a pretesto incursioni in cerca di cibo. Eppure ricordiamo che dei plantigradi non è mai stata provata scientificamente la pericolosità.

Firma la petizione per liberare M49

Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.