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Lugo è stato cacciato.

Per alcuni l’impeachment a cui è stato sottoposto l’ex presidente per l’ultimo di una serie di scontri che ha causato la morte di sedici persone tra polizia e contadini ha solo la pecca di avergli dato due ore per preparare la difesa, ma è un procedimento legittimo.

Per i suoi sostenitori, quelli dell’Alleanza Patriottica per il cambio, prima breccia democratica in un secolo di governi delle Forze Armate o dei due partiti maggioritari, si è trattato di un vero e proprio golpe de estado.
La reazione dei governi limitrofi è stata una condanna corale: fino alle elezioni di aprile 2013 il Paraguay è stato sospeso dal Mercosur i cui paesi membri, assieme a quelli dell’ Alba, l’Alleanza Bolivariana per le Americhe, continuano a considerare Lugo il presidente costituzionale, mentre Argentina e Venezuela hanno ritirato i loro ambasciatori.

Di sicuro, riecheggiano ancora per le vie di Asunción le parole dell’ex vescovo, che si è sottomesso alla decisione del Congresso protestando: ‘Oggi non è Fernando Lugo che riceve un colpo. Non è Fernando Lugo colui che è destituito; è la storia del Paraguay, la sua democrazia, che è ferita profondamente’.
Di certo, l’applicazione della Costituzione ha tutelato i poteri forti contro cui Lugo aveva tentato di combattere: i due partiti maggiori, il Colorado e il Liberal Radical Auténtico, le forze armate e i latifondisti, tra i quali figurano anche le multinazionali della soia.

Il paese ha una struttura di proprietà della terra di stampo feudale, eredità di Stroessner, che dal 1954 al 1989 tenne il Paraguay sotto scacco con una delle dittature più sanguinarie di tutto il continente latinoamericano. In un paese dove il 2% della popolazione possiede oltre l’85% della terra coltivabile, la situazione è resa ancora più insostenibile dalla massiccia produzione di soia che ha scalzato qualsiasi altrotipo di coltivazione portando all’invasione dei produttori brasiliani e all’espulsione dei piccoli produttori, che riparano migrando verso le città. Ne consegue che nel paese esistono circa trecentomila famiglie senza terra e Lugo si era fatto sostenitore delle loro lotte.
Il vero problema è comunque un elettorato che si identifica nei due partiti tradizionali, la cui affiliazione viene trasmessa di padre in figlio come fosse una religione. I cittadini partecipano poco alla vita politica se non come ‘clienti’ dei partiti, i quali comprano voti in cambio di cariche pubbliche o della fornitura di servizi di base. Per questo motivo, uno dei principali obiettivi del governo Lugo è stato quello della lotta alla corruzione dell’Amministrazione Pubblica.

Di fatto, però, il principale problema del suo mandato non è stato solo l’essere ostacolato dai poteri forti del paese, ma l’avere avuto anche una maggioranza parlamentare avversa, a partire dal suo vice-presidente, Federico Franco, che dopo un’ora dalla destituzione ha giurato come nuovo capo di stato.

Lugo, nei suoi quasi cinque anni di governo, è comunque riuscito a riformare la sanità, a concedere sussidi a circa ventimila famiglie povere e ad aumentare le tasse ai produttori di soia. Inoltre, ha messo mano agli accordi per la vendita dell’energia idroelettrica delle centrali di Yaciretá e Itaipú, al confine rispettivamente con Argentina e Brasile: di fatto, l’energia prodotta, molto superiore al fabbisogno del paese, veniva venduta ad un prezzo molto più basso del valore di mercato, regalo della dittatura di Stroessner. Nel 2009, invece, Lugo è riuscito a rinegoziare l’accordo almeno con il Brasile di Lula, spuntando un prezzo triplicato e l’impegno ad investire nelle infrastrutture paraguaiane.

L’ex presidente, che aveva abbandonato la carriera ecclesiastica per candidarsi, aveva visto appannare la propria immagine a causa della richiesta di riconoscimento della paternità di bimbi nati da presunte sue relazioni mentre era vescovo.

La poligamia, comunque, non suscita particolare impressione nemmeno tra gli uomini di fede dopo la guerra della Triplice Alleanza. Questa guerra della seconda metà dell’ottocento portò allo scontro con Argentina, Brasile ed Uruguay un paese che forse era allora il più fiorente dell’America Latina, dove tutti sapevano leggere e scrivere, non esisteva latifondo e non c’era debito con l’estero. Le sequele del conflitto furono devastanti: il Paraguay perse una buona porzione del proprio territorio a beneficio di Argentina e Brasile, mentre a livello demografico la popolazione venne dimezzata, anche a causa di malnutrizione, di malattie e della dittatura feroce di Francisco Solano López. In particolare, dei circa duecentomila paraguaiani sopravvissuti, solamente poco meno di trentamila erano uomini: il 90% della popolazione maschile era infatti stata massacrata durante la guerra.

Ma c’è un altro fatto storico, eredità dell’epoca della conquista, che ha lasciato profonde cicatrici nella popolazione: l’encomienda. Questa istituzione giuridica coloniale dava diritto ai conquistadores e alla loro discendenza di possedere terre e, con esse, gli indigeni guaraní che vi abitavano. La pratica è oggi all’origine di buona parte delle disuguaglianze sociali del paese.

In primis, una disuguaglianza etnica, che ha trasformato i possessori di terra in un’elite padrona dei mezzi di produzione e della manodopera e, successivamente, del potere politico. La disuguaglianza etnica è poi all’origine di una disuguaglianza di genere, dato che il bottino degli attacchi dei conquistatori alle popolazioni native erano le donne. Queste, quindi, vivevano una doppia sottomissione: all’interno della famiglia come addette alla funzione riproduttiva e poi anche come serve del conquistatore. L’accumulazione delle disuguaglianze civili, politiche, sociali ed economiche raggiunge oggi il suo apice nella popolazione femminile indigena e in quella agricola di lingua guaraní. La traccia linguistica di queste disuguaglianze è ben visibile nei dati dell’Inchiesta Permanente sulle Famiglie del 2011, secondo la quale il 67% degli indigenti e il 43% dei poveri parla guaraní, mentre solo il 27% delle famiglie non povere ne fa un uso esclusivo.
La disuguaglianza, che emerge anche dai dati su analfabetismo e copertura sanitaria, è comunque favorita anche da una riscossione delle imposte ottenuta per la maggior parte dal consumo attraverso l’Imposta sul Valore Aggiunto e l’Imposta Selettiva al Consumo. Queste imposte sono indirette e regressive e colpiscono maggiormente le famiglie con scarse risorse rispetto a quelle con redditi elevati.

Se si misura il paese dal punto di vista più ampio dello sviluppo umano, si nota un deterioramento rispetto alla regione America Latina e Caraibi, anche perché altri paesi membri del Mercosur, ad esempio, investono in politiche sociali in media dieci volte di più.

Non si capisce fino in fondo l’utilità di avere destituito un presidente che non poteva essere rieletto a pochi mesi dalle elezioni. Di fatto, una crisi politica come quella che sta attraversando il paese rischia di precipitarlo nel baratro se si pensa che il contrabbando è una delle industrie più fiorenti e la somma dei poveri e degli indigenti raggiunge il 50% della popolazione acutizzandosi nelle aree rurali, nonostante le rimesse dall’estero siano la seconda fonte di reddito dopo la soia.

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Elisabetta Berto
Mantovana d'origine, cittadina del mondo per necessitá. Dopo gli studi a Milano intraprende un personale percorso di approfondimento della finanza per lo sviluppo che la porta prima in Kosovo, poi in Ecuador e, infine, in Argentina. Lí ritrova se stessa. Adora i tortelli di zucca, non può fare a meno del canto e dello spagnolo. Calvino il primo amore, Borges un compagno per la vita. Colore preferito: rouge d'Armani 400.

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