Silvia Allegri

Liguria, Parco dell’Aveto – A volte si vivono esperienze così piacevoli e intense che raccontarle risulta quasi difficile. Questa è la sensazione che mi è rimasta addosso, dopo aver trascorso un weekend nel Parco dell’Aveto, organizzato dal Consorzio Ospitalità Diffusa e rivolto a giornalisti e blogger.

Grazie a Martina, Claudia, Evelina, le nostre guide e accompagnatrici, io e altri sei colleghi abbiamo goduto delle bellezze di una terra ricca di sapori, segreti, bellezza. Una terra sconosciuta per quasi tutti noi.

Pur essendo viaggiatori incalliti e curiosi per natura, fino a quel momento avevamo tutti un’idea della Liguria decisamente diversa: ce la immaginiamo e la conosciamo come terra di mare, di spiagge strette su cui si rompono onde azzurre, tra il profumo dei limoni e paesini colorati a picco sul mare.

lago Giacopiane

Abbiamo invece scoperto boschi, pascoli silenziosi, malghe e rifugi, laghetti, antiche abbazie, minuscoli centri abitati e alberghi di montagna dove a fine estate si dorme già con la coperta e il termosifone acceso.

Una volta riunito il gruppo di partecipanti, provenienti da varie regioni d’Italia, davanti alla stazione di Chiavari, un pulmino ci ha portati a Borzonasca, nell’ alta valle Sturla, dove abbiamo visitato il primo dei tanti luoghi magici incontrati: il Centro Anidra.

Merenda al Centro Anidra

Un luogo incontaminato, che con il suo splendido parco rurale, un’azienda agricola biologica e il suo eco-villaggio offre la possibilità di immergersi in una dimensione dove il tempo sembra essersi fermato, e la vita procede con i ritmi della natura.

Lago LameEmozionante scoprire con Roberta, una delle ‘padrone di casa’, l’orto dei semplici, come veniva chiamato in epoca medievale il terreno che sorgeva al di fuori delle mura delle città, e che ospitava ortaggi, legumi, piante officinali e fiori di campo.

In questo orto ora è possibile fare visite didattiche, alla scoperta degli antichi saperi e delle cure naturali, in un clima di condivisione e relax (ci siamo rilassati così tanto che qualcuno di noi, compresa la sottoscritta, ha dimenticato borse, telefoni, computer: non era per caso!).

Una visita allietata da un gustoso aperitivo di benvenuto fatto di frutta, bibite a base di sciroppo di rose, piccoli panini alla lavanda e deliziosi formaggi prodotti sul posto.

Di sera, dopo l’arrivo a S. Stefano d’Aveto, una passeggiata nel borgo e la cena al Ristorante dei Fieschi: nuove delizie per il palato, tra focacce, ravioli all’ortica con salsa alle noci, formaggio fuso, ottime patate al forno, e la consegna del materiale informativo su ciò che avremmo visto i giorni successivi.

L’indomani abbiamo raggiunto la foresta del Penna: la fortuna ci ha concesso una giornata talmente limpida e soleggiata che lungo la strada abbiamo potuto ammirare distese di boschi e montagne a perdita d’occhio, apprendendo nel frattempo da Evelina, naturalista e guida ambientale, ulteriori curiosità sul parco, i suoi territori, la sua storia.

In bici al Parco dell'AvetoUna mattinata sportiva, insolita e… salutare: ci siamo ritrovati in sella a una mountain bike, per un’escursione in mezzo ai boschi che ci ha portato al Rifugio Faggio dei tre Comuni, gestito dal Cai di Parma (incredibile: per pochi metri ci trovavamo già fuori dal territorio ligure, superando un’invisibile linea di confine!).

Durante il pranzo a base di tagliatelle fatte in casa con squisito sugo ai funghi, abbiamo scoperto con grande sorpresa di avere insieme a noi Claudio, campione del mondo di sleddog, la corsa con cani da slitta.

Claudio ci ha presentato i suoi bellissimi cani, facendoci scoprire come lo sleddog sia una delle esperienze che i turisti in visita al Parco possono vivere, praticando anche tante altre discipline sportive: dallo sci di fondo allo sci alpino, dalle escursioni in mountain bike al trekking a cavallo.

Il pomeriggio di sabato è stato l’apoteosi, almeno per la sottoscritta.

Il lago delle Lame, piccolo, splendido specchio di acqua verde cristallina incastonato tra le piante; l’Ecomuseo del Bosco, allestito dal Parco dell’Aveto, dove abbiamo scoperto i segreti per riconoscere la presenza di animali selvatici, osservando la ricostruzione delle tane e delle impronte di donnole e ricci, lupi e cinghiali, scoiattoli e picchi.

E poi, dopo aver percorso le strade forestali ammirando dal pulmino le prime foglie coi colori dell’autunno e tanti, tanti funghi variopinti che spuntavano tra i faggi, siamo arrivati nella zona in cui vivono loro, gli splendidi cavalli selvaggi. Un gruppo di cavalli che da circa un ventennio vive in maniera del tutto indipendente e libera sul territorio del parco.

Scendendo a piedi verso il lago di Giacopiane, li abbiamo potuti ammirare da vicino. Grazie al progetto Wild Horsewatching   e alle escursioni guidate c’è la possibilità di osservare queste creature meravigliose con l’accompagnamento di una guida oppure per conto proprio, a patto che si rispetti il loro stato ‘selvaggio’, appunto.

Un cavallo selvaggio dell'Aveto

Tra gli intenti c’è dunque quello di dotare i sentieri e i percorsi di un’adeguata cartellonistica, che offra ai turisti le istruzioni per avvicinarsi ai cavalli senza disturbare e senza interferire con le loro abitudini. Oltre naturalmente a un grande lavoro di sensibilizzazione su questo straordinario insediamento equino.

Grazie ai binocoli e alle nostre macchine fotografiche abbiamo colto la bellezza di questi animali, tanto imponenti e maestosi quanto fragili e delicati:.

La loro presenza nel Parco necessita di regole e va tutelata, e questo è ciò che ha spinto Evelina Isola, insieme a Paola Marinari, a richiedere il riconoscimento di uno status giuridico ai cavalli, vero e proprio patrimonio naturale e risorsa per un territorio ancora intatto e affascinante.

Con gli occhi e il cuore pieni di immagini e sensazioni emozionanti abbiamo proseguito la serata a Sopralacroce, coccolati dalla calda ospitalità dell’ osteria La Greppia.

In un clima da gita scolastica: incredibile provare la sensazione di conoscere da sempre persone incontrate solo il giorno prima, e questo succede quando si condividono esperienze forti, dove i silenzi spesso sono più importanti delle parole.

Un cavallo selvaggio dell'Aveto

Sarà stata la stanchezza della passeggiata in bici, sommata all’escursione a piedi tra boschi e prati: l’appetito era tanto e baciocca, pasta al pesto, formaggi e miele sono stati apprezzati e divorati!

La notte è trascorsa serena nel rifugio Devoto, a Passo del Bocco, dove passa anche il tracciato dell’ Alta Via dei Monti Liguri; e da lì siamo partiti per l’ultima giornata insieme, la domenica.

Duilio Citi ci ha raccontato la storia dell’ Abbazia di Borzone e del misterioso volto megalitico, imponente scultura rupestre avvolta nel mistero.

Poi, nel borgo di Cassagna all’agriturismo A Ca’ di Nonna, abbiamo osservato la preparazione dei testaieu, tipico piatto della Val Graveglia: un impasto di acqua e farina che viene versato in testetti di terracotta arroventati su forno a legna. Una delle delizie che ci sono state preparate, e che hanno stemperato la tristezza dei saluti…

Ormai si era arrivati alla fine del tour. Sono stata la prima a ripartire, con zaino in spalla, nuovi indirizzi e numeri di telefono, e tanto da ricordare e raccontare.

Questa Liguria insolita, selvaggia come i suoi splendidi cavalli e al tempo stesso calda e ospitale, ci ha stupito e emozionato. Dimostrandoci che questa Italia ci riserva inaspettati angoli di paradiso, e che la natura non smette mai di sorprendere: nostro dovere è valorizzarla e proteggerla.

A presto, cavalli selvaggi.