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Il mio cane s’affaccia con aria assonnata dalla cuccia, svegliato dal tintinnare delle piccozze e dei ramponi da ghiaccio appesi allo zaino, non ci pensa nemmeno d’uscire per salutarmi a quest’ora di notte; mugola qualche suono come per dire: ma dove diavolo stai andando?IMG_7721

Non posso dargli torto, il giorno domenicale è iniziato da tre ore quando trangugiato un caffè bollente e mi ritrovo fuori nell’aria gelida d’una notte di pieno inverno, a sistemare in macchina zaino e attrezzature; l’alba è ancora lontana a rischiarare, ma in compenso il cielo nero inchiostro è trapuntato di stelle.

Mauro, il mio compagno di cordata, lo trovo dinnanzi a casa seduto sullo zaino, come un pendolare in attesa dell’autobus per il lavoro. Mauro è uno dei migliori “ice climber”, arrampicatori di ghiaccio bresciani, siamo amici da anni e, ogni tanto, mi lego alla sua corda per cimentarmi in una delle più pericolose e affascinanti discipline alpinistiche: l’arrampicata su cascate di ghiaccio.

La nostra meta è la Val di Daone. Bisogna inseguire la strada che tortuosamente fiancheggia e supera il lago d’Idro, rimarcando la vecchia mulattiera, ora carica di turisti verso Madonna di Campiglio, situata nella Valle del Chiese, la Val di Daone, è la porta più meridionale del parco dell’Adamello-Brenta, uno scenario incontaminato. Una valle alpestre di straordinaria bellezza per la sua particolare gradazione paesaggistica naturale, sembra che il Creatore l’abbia aperta con un sol colpo d’ascia, solenne solco di modellamento glaciale è stato profondamente scavato dal fiume Chiese.IMG_7750

Una forra profonda che penetra per molti chilometri tra paesaggi sempre vari e scenari incomparabili, cui fanno da sfondo cime dalla severa imponenza, dove regna il silenzio di ghiacciai perenni. Le erte pareti verticali che incombono sulla stretta valle sono levigate da una sequenza di cascate che spumeggianti precipitano come mille diamanti nel riverbero della luce d’estate, alimentando ruscelli che portano acqua cristallina ai masi dall’architettura inalterata, come la vita audace dei valligiani.

Quassù l’inverno precipita di colpo, paralizza la natura, i veli d’acqua delle centinaia di cascate si trasformano come per sortilegio in verticali pareti di ghiaccio, un paesaggio irreale che diviene la meta ambita per gli ice climbers.

Un alone violaceo preannuncia nel cielo stellato l’arrivo dell’aurora, quando la neve gelata scricchiola sotto il passo dei nostri scarponi. Zaino pesante sulle spalle, seguiamo una lieve traccia di chi ci ha preceduto nei giorni passati, un solco nella neve che sale ripido verso una delle cascate ghiacciate appese come un quadro alla parete di roccia strapiombante. Il silenzio incombe, se non fosse per quelle orme umane impresse nella neve giurerei d’essere rimasti soli al mondo. In meno d’un ora siamo alla base della cascata, un salto di cento cinquanta metri d’acqua immobilizzata dal gelo, un lungo tulle azzurrognolo fluttuante di mille pieghe ghiacciate contro la parete.IMG_7770

Giusto il tempo per sistemarci imbrago, ramponi e piccozze; assicurare la corda e Mauro batte i primi colpi decisi e precisi sulla parete di cristallo e dopo pochi gesti, veloci come artigli d’un gatto, incomincia a salire appeso alla cascata con la sola appuntita parte terminale degli attrezzi. Si muove con la decisione e la leggerezza d’un ballerino, un colpo dopo l’altro, sinuoso come seguisse una precisa coreografia, è spettacolare starlo a guardare, un’armonia tra grazia e potenza.

Non c’è molto tempo da perdere, la temperatura del giorno, se troppo elevata, potrebbe essere fatale e frantumare in un lampo la lunga cascata. Prima che la corda finisca, Mauro ha già trovato un buon punto per piazzare la sicura, è appeso nel vuoto a una quarantina di metri sopra la mia testa; m’aggiusto gli attrezzi e incomincio la salita. Arrampico cascate da parecchi anni, ma ogni volta l’emozione è sempre elevata, in fondo sto arrampicando sull’acqua, le punte delle mie piccozze entrano si e no un paio di centimetri facendo gemere il ghiaccio, quanto basta per sorreggermi, mentre sotto le punte dei ramponi, saldamente attaccati agli scarponi, lo sguardo precipita in verticale sino al fondo valle, sino ai camini fumenti dei masi, ai boschi che ora scintillano nella luce del sole che ha inondato ogni anfratto.

Sono appeso come per magia a una parete di cristallo, una lunga stalattite effimera che tra pochi giorni si frantumerà in mille pezzi.  La salita e un miscuglio di eccitazione, fatica e paura, quanto basta per rendere di fascino estremo l’arrampicata senza abbassare la concentrazione.IMG_7764

Solo all’uscita, dopo ore di arrampicata e una stretta di mano, si ha il tempo per guardare il maestoso paesaggio che “precipita” sotto i nostri piedi; pochi minuti prima di attrezzare la corda doppia che in alcuni balzi ci riporterà alla base della nostra parete di cristallo. L’anno prossimo quando ritorneremo quassù la cascata sarà di nuovo ghiacciata, ma come in opera d’arte irripetibile, completamente diversa, questo dipenderà dai capricci del acqua, del vento, del gelo e dalla magia della natura.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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