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Parma – “Il patrimonio culturale è un bene prezioso, da condividere, conservare e tramandare alle future generazioni. I monumenti, le chiese… non devono essere chiusi al pubblico per diventare beneficio di pochi, ma devono essere visibili a tutti, perché possano essere conosciuti. Non sono assolutamente una proprietà privata. Noi siamo solamente di passaggio, loro rimangono del tempo.

Inizia così la passeggiata in Piazza Duomo a Parma con Luigi Vignoli, consigliere volontario presso la Fabbriceria della Cattedrale di Parma, alla scoperta dell’immenso patrimonio storico e culturale del Polo ecclesiastico della città. La Fabbriceria è un organismo che fin dal Medioevo si occupa dell’amministrazione e della manutenzione della Cattedrale. Oggi ha in gestione, oltre la Cattedrale, anche il Battistero e il Museo Diocesano.

Il Duomo di Parma è un luogo di arte e di storia. Al suo interno sono custoditi fra i più importanti tesori della città: la deposizione di Benedetto Antelami, bassorilievo capolavoro dell’arte gotica; il ciclo di affreschi di Lattanzio Gambara; l’Assunzione della Vergine del Correggio; il Cristo in Gloria dell’abside di Gerolamo Mazzola Bedoli.

La cripta, anche chiamata “Giardino di pietra” per via del suo fitto intreccio di colonne e volte, custodisce le reliquie di Bernardo degli Uberti, patrono della Diocesi. Antiche sacrestie, arricchite da preziosi scagni lignei, armadi finemente intagliati e affreschi; tra questa vi è la Sacrestia dei Consorziali, antica sede dell’ordine che gestiva le donazioni ricevute dalla Chiesa, detta anche sacrestia librorum perché al suo interno si conservavano anche i grandi corali.

L’interno del Duomo – a croce latina, con tre navate e transetto ad aula unica conclusa con nicchie semicircolari – risulta maestosamente imponente. I matronei, la galleria un tempo riservata alle donne, sono percorribili. Solitamente chiusi al pubblico per ragioni di sicurezza, abbiamo potuto visitarli e godere della vista del duomo un punto di vista privilegiato, immersi in un’atmosfera suggestiva.

Ma sicuramente il simbolo di questa cattedrale, al quale i parmigiani sono particolarmente affezionati, è “L’Angjolén dal Dom”, l’angioletto del Duomo. Una statua dorata che raffigura l’arcangelo Raffaele posta in cima al campanile; come la “Madunina” di Milano, i cittadini si riconoscono, anche al di là dell’aspetto religioso.

8, il pensiero di molti parmigiani andò a questa statua, che salvò la cattedrale da danni ben più gravi. I lavori di ristrutturazione in seguito all’incendio che si sviluppò all’interno del campanile furono terminati nel 2015, quando una copia de L’Angjolén dal Dom fu riposizionata sul tetto per vegliare la città. L’originale è oggi conservato nel Museo Diocesano.

Una particolarità del Duomo di Parma è il fatto che il suo campanile non è il più alto della città. Infatti, nel 1613, ne fu costruito uno più alto di 75 metri nel vicino monastero di San Giovanni Evangelista. Il Vescovo, indignato per questo affronto, una volta scoperto il fatto convocò l’abate ma, a sorpresa, non gli ordinò di demolire il nuovo campanile ma, come penale, il monastero doveva donare al Vescovo un cesto di pesci nel giorno di San Giovanni. Dopo cinque secoli, questa tradizione vige ancora.

Visitata quindi la Cattedrale, ci spostiamo nel Battistero. Progettato da Benedetto Antelami e costruito tra il 1196 e il 1216, ha una struttura ottagonale, in marmo rosa di Verona, e si sviluppa in altezza con quattro ordini di logge ad aperture architravate. La leggenda vuole che il diavolo, arrabbiato perché l’uomo aveva costruito un edificio così bello, passò una notte e gli diede una “zoccolata”, il cui segno è visibile sul lato sinistro. Il Battistero è tutt’ora utilizzato per i battesimi.

Ultima tappa di questo percorso è il Museo Diocesano, che ha sede nel palazzo Vescovile, del quale occupa una parte del seminterrato. L’allestimento museale prevede un percorso espositivo di tipo cronologico incentrato sulla storia della diffusione del cristianesimo nella città, a partire dall’epoca romana e prosegue poi con la sezione altomedievale e medievale. Inaugurato nel 2003, oltre all’angelo dorato, contiene leoni stilofori e lastre marmoree provenienti da Duomo, monete e grandi mosaici romani ed un significativo basamento di un tratto di cinta muraria, tassello importante per ricostruire i confini della città.

Quello che abbiamo potuto vedere oggi è solamente una piccolo tassello dell’immenso patrimonio artistico e architettonico della città di Parma, un territorio la cui importante storia è iniziata secoli fa e della quale possiamo oggi ammirare le preziose testimonianze.

 

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Daniela Iazzi
Cremonese di origine, studentessa a Milano e residente a Fidenza. Frequenta la Bocconi e si specializza in Arte, cultura e comunicazione. Lavora dal 2005 presso la Fondazione Dominato Leonense di Leno, dove promuove la storia del Monastero benedettino “Ad Leones” e attività di promozione del territorio.

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