Nell’assodata presa conclamata di una ormai comune espressione assodata, sono le parole, nel caso del titolo di questo libro, a sostituirsi ad un prodotto alimentare che, in tale accezione, è invece solitamente evidenziato alla pubblica attenzione, nella disponibilità di una diretta somministrazione, per essere oggetto di una veloce consumazione.

Parole che si prestano ad essere “da asporto”, per la simile e gustosa portata mediante la quale, con questa connotazione, la praticità di una pietanza cucinata può essere da subito assaporata, analogamente alla gradevole immediatezza di una costruttiva e di una colloquiale riflessione che soddisfa, in una lettura incisiva di laica elevazione, quelle tematiche rispettivamente prese in considerazione.

parole-asportoUn’aderenza alla realtà contemporanea, incline, per certi aspetti, alla sbrigativa fugacità di una tendenza affamata della sua stessa fluida voracità di riscontri percettivi nella quale rientrano, però, pure gli elementi della propria profonda e densa complessità, fra l’altro, sensibile verso quell’orizzonte di senso su cui appurare i propri segni identificativi. Un orizzonte che passa nella clessidra di quel divenire da cui, nell’incalzante turbinio dei frangenti macinati da un rispettivo sentire, un possibile interrogativo si ispira circa il cosa tenga insieme la vita, nella sua palpitante esistenza percettibile, se l’azione irreversibile della sua stessa natura corruttibile è già in atto, come un assedio, strettole attorno, nella tagliola inseparabile di un morso incontrovertibile.

Le varie parti di un insieme, presenti nello scibile infinito, pare abbiano una propria armonia di tenuta che, nell’impostazione ricevuta da una originaria misura, sembrano reggersi nei legami decisi nelle fibre misteriose di una primigenia orditura.

Si legge, nel libro coniugato al tempo ineffabile di una quotidianità sempre impagabile, alla paginetta dedicata alla data del 31 agosto: “Spesso, le lezioni più importanti ci vengono impartite in modo assolutamente inatteso. Possiamo studiare una tecnica o concentrarci su qualcosa per giorni, e ugualmente non riuscire a cogliere una verità che sembra, comunque, sfuggirci. Poi qualcosa accade. La nebbia si dirada e noi scopriamo di trovarci su un nuovo livello di consapevolezza e non sappiamo neppure come ci siamo giunte. Ebbene, questo cambiamento non è dovuto alla nostra riflessione, bensì alla nostra disponibilità verso ciò che ci è accaduto. E allora ci accorgiamo di tutte le cose che potremmo non avere, del valore di ciò che ci circonda, del mistero dell’esistere. Cose su cui non ci capita spesso di riflettere”.

Una questione anche di tempo e di misura, contraddistinguente la convivenza di riferimenti frapposti che si modulano in quella trasformazione foriera di una dimensione mutante, nel campo della propria sublimata proiezione fondante.

Carla BoroniIn questo combaciante incontro, si innesta il composito riflesso di un sereno confronto fra distinte caratterizzazioni, come nella varietà della vita che si profila fra i generi umani dei quali, per quanto concerne l’universo delle donne, il panorama “in rosa” è particolarmente considerato nel libro “Parole d’asporto – Una riflessione femminile al giorno sul mondo del lavoro e dintorni”, scritto da Carla Boroni, docente di “Letteratura Italiana Contemporanea” (Scienze della Formazione) presso l’Università Cattolica di Brescia, per la collana editoriale “Fluo” della “Compagnia della Stampa”, secondo l’editing di Nicoletta Rodella e la prefazione di Roberto Gitti dalle cui considerazioni introduttive emerge, fra l’altro, la sottolineatura che “l’energia creativa dell’universo si riflette nella donna, nella sua attenzione, nella sua capacità di accudire in qualsiasi situazione, nell’essere forte e spietata, se serve. Tutto ciò che esiste nasce da questa energia femminile primaria e negli esseri umani, l’energia si manifesta come passione e vitalità. Le donne sono ispirazione, entusiasmo e forniscono, nel loro essere multitasking (definizione un po’ banale, ma reale) energia alle nostre intenzioni, capaci di accelerare la realizzazione spontanea dei nostri desideri”.

Ottavo volume che, nel 2015, ha confermato la cadenza, pressoché annuale, della stampa di una pubblicazione corrispondente all’iniziativa editoriale che, nella denominazione, scelta alla francese di un termine attrattivo, ne stempera l’evocativo appellativo pertinente, questo libro rappresenta una ricca sequela di proposte di riflessione, distribuite giorno per giorno, in una loro singola soluzione di continuità, che sono presentate da Roberto Gitti come “pensieri quotidiani che Carla ha annotato in questo volume, giorno dopo giorno (almanaccando un po’) sulla sua agenda quotidiana, anche pensando a questa occasione specifica con l’intenzione e l’attenzione di raccontare e trasformare situazioni, circostanze, persone e cose”.

In questo caso, bussola privilegiata per i concetti avviati sui binari diaristici sviluppati, è la condizione delle donne, in particolar riferimento al lavoro, e da questo ambito tirare i fili di interessanti divagazioni intellettuali in assonanza a quei, testualmente stigmatizzati, “dintorni” che il titolo di copertina del libro suggella, a modo di esplicita espressione della stessa pubblicazione, come Carla Boroni, spiega, scrivendo, fra l’altro. “E’ da molto che mi sto interessando di problematiche femminili e col tempo mi sono resa conto del ruolo fondamentale che, in tale contesto, gioca il mondo del lavoro. Sullo sfondo di ogni narrazione al femminile (o del femminile) ho sempre trovato un’attività (spesso misconosciuta), un lavoro, un mestiere. Così ho pensato di ricondurre molte delle mie riflessioni in proposito ad alcune brevi considerazioni giornaliere su donne e lavoro. Giocando molto liberamente con questi termini li ho pensati di volta in volta come argomento serio (molto serio), umoristico (anche se oggi ci sarebbe ben poco da stare allegri), ironico e in alcuni casi persino frivolo”.

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Alessandra Ravizza

Viaggiatrici di prima classe di questa itinerante successione di accattivanti pensieri, rispettivamente peregrinanti fra i giorni delle distinte assegnazioni quotidiane mediante le quali risultano distribuiti in brevi, ma significativi, appunti narranti, sono le donne, secondo quel genere d’appartenenza che ispira l’autrice anche per il fermento di interessanti citazioni di carattere storico, come nel caso, fra gli altri, di Alessandra Ravizza (1846 – 1915): “(…) Ricca condivise tutto con i poveri. Capisce che il problema principale è la miseria e quindi crea una società per insegnare un mestiere ai poveri. E’ rivoluzionaria perché non fa la carità, ma dice che vuole professionalizzare gli indigenti, che è un problema di cultura. Una delle sue iniziative più clamorose nasce nel 1870, in via Anfiteatro a Milano, fulcro della prostituzione e della delinquenza. Lì apre una cucina economica che dà per un centesimo o gratuitamente un piatto di pasta a tutti. Attraverso questo contatta persone che mai si sarebbero fatte avvicinare da una signora borghese, con cui condivide un sapere comune, diventando la direttrice della Casa del Lavoro della Società Umanitaria, dove le persone che non se lo potevano permettere trovano tutti gli strumenti per diventare più colti (…).”.

Come ancora puntualmente precisa Carla Boroni, laureata in Pedagogia all’Università Cattolica di Brescia e in Lettere all’Università Sapienza di Roma, e, fra l’altro, apprezzata autrice, riguardo l’accennata collana “Fluo”, dei libri “Sette per quattro”, “Per un moderno galateo”, “Parole chiave per capirsi”, “Il Principe Azzurro è morto…e neanche Cenerentola sta tanto bene”, “Coraggiosamente flou”, “Sfogliami! Dizionarietto delle emozioni”, “L’etimo (s)fuggente. Divagazioni su cibo…”, quest’ulteriore volume della serie accennata “vuole essere un’occasione per una breve riflessione quotidiana sul ruolo delle donne nel mondo del lavoro e dintorni. Ma non solo questo. Vorrei fosse inteso anche come un piccolo atto d’amore nei confronti di tutte le donne, di ieri e di oggi. Un piccolo libro scritto da un’artigiana della parola che ha avuto la fortuna (e il privilegio) di fare della propria vita professionale quello per cui sente di essere nata”.