A cento e passa anni dai fatti che il tempo, oggi, frappone alla Prima guerra mondiale, un’apposita iniziativa culturale sviluppa la tematica fondante di questa ricorrenza, attraverso l’esposizione di alcuni peculiari riferimenti descrittivi che incardinano,  dall’inizio alla fine di tale conflitto bellico, una serie di eloquenti tracce che sono rappresentative di un profilo storico contraddistinguente quello stesso periodo in armi che vi è stato contingente.

A Brescia, con il titolo di “Parole e disegni in guerra 1915 – 1918, rime e vignette nei periodici dell’Emeroteca Queriniana”, questa manifestazione espositiva sviscera un’interessante varietà di particolari conformi ad elementi fra loro coevi che emergono caratteristicamente dal diffuso contesto belligerante, preso in esame mediante una capillare selezione di studio tracciante.

La chiave di lettura, proposta ad analisi di questo sofferto capitolo di storia, è pure confacente alla patriottica retorica marziale ed alla inventiva propagandistica, rispettivamente riconducibili, fra l’altro, alla satira caricaturale ed alla scrittura in versi, pervasa da una eco combattente, che risultano entrambe protese a cercare di fondere insieme sia immagini che rime, nel tentativo di una ricercata armonia di sintesi pertinente alla quale, in un altro modo, ha contribuito anche l’ispirazione memorialistica, distribuita nel lascito di testimonianze dirette ed espressa dalle molteplici forme personali di esternazioni diverse.

emeroteca_mostraUn lavoro di cernita fra gli sterminati prodotti connotativi di quei tragici giorni di guerra, narrati in una mostra didascalica che l’emeroteca del Comune di Brescia accompagna al transito delle giornate durante le quali il corso del 2016 devolve la durata della manifestazione fra il mese di maggio e quello d’agosto compreso, con orari di apertura intercorrenti dal martedì al venerdì, dalle ore 8e45 a mezzogiorno e dalle 14 alle 18, mentre il sabato, un’analoga opportunità, per una visita libera e gratuita sul posto, si circostanzia, dalle ore 8e30 alle ore 12e30, nelle ampie sale interessate all’iniziativa che, in un ambiente complessivamente vocato alla conservazione della memoria, attengono al palazzo del Broletto in una sua specifica porzione adiacente.

A supporto di questa esposizione documentaristica, è stata pure realizzata una maneggevole pubblicazione monografica, per la serie “Quiriniana – Libri, riviste, multimediali: esposizioni in Queriniana”, nel formato tascabile di trentadue pagine stampate in proprio, secondo un’argomentata attenzione mirata a valorizzare emblematicamente le tematiche affrontate che, in tale sede istituzionale, risultano rappresentative del lavoro d’analisi storiografica effettuato da Giovanna Inverardi, in riferimento alla “Grande Guerra”, desunta dai locali organi di stampa dell’epoca.

Giornali come, ad esempio, il periodico “Illustrazione camuna”, del 21 settembre 1916, in cui Fortunato Rizzi, aveva espresso quanto, nell’ottobre precedente, da Alto Zoldo, gli si era materializzato, fra i suoi liberi appunti, nei versi spontanei di un componimento dedicato al riflesso di ciò che discendeva dal titolo del suo stesso scritto, fissato in un’intima riflessione ad effetto, nei termini di “Morte e vita”, affermando che “(…) Pur tra gli uomini infuria il verno; i cuori/ son freddi e chiusi, e già le menti umane/ son fatte amiche ai più ferini orrori;/ ma dalla morte qualche vita avanza,/ ma nella selva di ferocie strane/ pur verdeggia un augurio, una speranza!”.  

Come, ancora si legge nell’accennata pubblicazione, attraverso un contributo introduttivo rivolto a presentare i materiali raccolti, individuati mediante una cernita focalizzata attorno ad un plurale  progetto evocativo, interagente fra illustrazioni e scritti, per uno stesso efficace stile comunicativo, affidato ai segni del tempo allora incombente: “La Grande Guerra non è stata raccontata solo dai grandi letterati, ma anche da uomini comuni, che attraverso le loro parole affidate a lettere, diari o altro, narravano l’esperienza apocalittica che li allontanò dai loro mondi, dai loro affetti. L’esposizione che si tiene in Emeroteca Queriniana raccoglie versi e rime composti dai soldati al fronte, o dai loro famigliari, e inviati ai quotidiani dell’epoca per essere poi pubblicati. (…)”. 

Fra queste fonti accennate, poste in capo all’esposizione, costituita da vari pannelli divulgativi, si delineano anche talune trascrizioni di componimenti pubblicati in dialetto che, attestano, unitamente ai frangenti di guerra, le strofe vernacolari riconducibili, in quei giorni, al parlato in uso a quella specifica terra, al limite delle retrovie sul fronte di montagna, dove, ad esempio, era stato modellato il “Discors de la zornada (Preghiera della lana)”, pubblicato su “Brixia: illustrazione popolare bresciana” del 10 ottobre 1915, come uno struggente ammonimento, a firma di “G.B. Sora”, che si prestava ad essere sollecitudine fraterna, a favore dei combattenti, alle prese con le sorti militari dell’immane cimento: “Siure e siori, me ciàpe la licenza,/ dezà che sé presènta l’ocasiù,/de diga ‘na parola ‘n confidenza,/ a quèi che ‘n fond al cor ga ergot de bù./ Lontà dè che, dai fioi, da le campagne,/endoe rampèga mai tampoc le strèe,/ ghè soldacc de per tot, so le montagne,/ dè e not scundicc en fond a le trincèe./ Mandomega quac scofia, quac corpèt,/ quac pèr dè guancc, quac pèr dè scalfarì/ de ‘ntorciàs so, per riparàs del frèt;/ fom vèder che ghe som afeziunacc,/ schiomes el crussio de lassài patì;/ che nussù i dize ch j-om desmentegacc!”.