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«Nessuno avrebbe potuto prendermi. Davvero: nessuno. Ero una biciclettista che andava come il vento» (Dina Croce)

Un documentario rende onore alla “Parigiane” in onda sabato 25 aprile alle 21.15 su Sky Arte e in diretta streaming liberalo stesso giorno alle 15 e alle 21, una produzione Associazione Chiamale Storie e Sky Arte, nell’ambito del progetto memoMI, realizzata da 3D Produzioni con il contributo di Comune di Milano e Fondazione Pasquinelli.

Sono anche quelle “biciclettiste” ad aver fatto l’Italia. Pedalando, portando armi, messaggi, facendo saltare ponti, strade, binari. Combattendo come gli uomini, morendo come gli uomini. Trentacinquemila donne italiane. Ragazze che a vent’anni rischiarono tutto, spesso la vita, pur di vedere una nuova Italia libera e democratica. Donne che poi furono dimenticate, schiacciate dietro le quinte della Storia da una narrazione della Resistenza tutta al maschile, rimandate a casa dopo la Liberazione al ruolo di madri, di mogli, di figlie.

Il 25 aprile l’Italia festeggia la Liberazione dal nazifascismo. Un giorno ricco di memoria e di speranza, dove ogni anno si celebrano gli eroi della Resistenza: i partigiani, il loro coraggio, le loro azioni. Si celebrano gli uomini, il 25 aprile. Di quelle “biciclettiste che andavano come il vento”, come nel 1944 andava Dina Croce, storica staffetta partigiana lombarda, appena due righe, un accenno, quasi un fastidio nelle comunicazioni ufficiali.

Gruppo di donne e uomini della 144^ Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" che operò sull'Appennino Reggiano. Da sinistra, Pierino Simonazzi, Jones Villa, Azor Pratissoli e Giuseppina Violi.Su concessione del Museo della Resistenza "Salvo D'Acquisto" di San Polo d'Enza per Memorie in cammino
Gruppo di donne e uomini della 144^ Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” che operò sull’Appennino Reggiano.
Da sinistra, Pierino Simonazzi, Jones Villa, Azor Pratissoli e Giuseppina Violi.Su concessione del
Museo della Resistenza “Salvo D’Acquisto” di San Polo d’Enza per Memorie in cammino

Nonostante tutto, quelle ragazze di ieri sono ancora qui. A novant’anni, sono ancora qui: con quei vent’anni per sempre negli occhi. Ad allungare il testimone della Memoria alle ragazze di oggi: le “partigiane 2.0”, le “biciclettiste” che nella Milano del 2020 salgono in sella e vanno a restaurare le targhe dei partigiani, i marmi umiliati dall’incuria del tempo e dalla violenza di chi vorrebbe cancellare la Storia.

Il documentario si avvale di molte testimonianze e documenti storici preziosi, tra cui le immagini di “La donna nella Resistenza” il documentario girato nel 1965, a vent’anni dalla Liberazione, da Liliana Cavani che fu la prima ad alzare il velo di reticenza e di ipocrisia calato sulle donne partigiane, ridotte nell’immaginario collettivo a crocerossine, semplici assistenti, anziché vere combattenti. Oggi è la stessa Cavani, qui intervistata, a ripercorrere lo stato d’animo di quegli anni, in un continuo rimando con l’attualità.

Un passaggio, tra ieri e oggi, che si anima attraverso le parole di tre protagoniste di allora: Laura Wronowski, Ebe Bavestrelli, Dina Croce, tre nomi storici della Resistenza italiana che ripercorrono la loro esperienza di partigiane, aprendo i cassetti più intimi della memoria personale e offrendo spazi di riflessione generale sul ruolo delle donne. Tema su cui si confrontano, nei gesti e nelle parole, le giovani “partigiane 2.0”, Ilaria Laise e Cecilia Gnocchi, riprese sul campo nelle strade e nelle piazze milanesi mentre restaurano le lapidi dei partigiani, tra scale, solventi e tinture.

Un racconto corale che si allarga dall’Italia in bianco e nero del ventennio fascista e arriva fino ai murales colorati delle periferie di oggi, dove la ribellione dei writers tiene acceso lo spirito di quelle battaglie che sono transgenerazionali: affiancando ai volti delle partigiane di allora le facce delle attiviste per i diritti umani di oggi. Un racconto con tante storie, da quelle di Tina Anselmi, staffetta partigiana, e di Oriana Fallaci, biciclettista quattordicenne nella Firenze del ‘43, a quella di Genni Wiegmann Mucchi, artista berlinese e attivista nella Milano resistente, le cui sculture di donne partigiane parlano ancora quella stessa lingua. Il tutto inserito in un contesto storico chela giovane ricercatrice Iara Meloni, aiuterà a mettere a fuoco.

A chiudere il documentario le parole di Dina Croce, con il suo coraggio e la sua forza:

«Si lo rifarei cento volte, e lo rifarei ancora.
Lo rifarei perché è stato il periodo 
più entusiasmante dellamia vita…
Ma lo fai con una tale passione
che niente può farti cambiare,
ed è una cosa fantastica»

Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.