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Cancro. Parlare di lui? Nessuno vuole farlo, magari serve per esorcizzarlo. Evoca spettri, fantasmi di paure, di dolore, di passione, ma forse è lui che ha paura della prevenzione. Salta addosso e si impossessa del corpo e della dignità.

Non ha pietà di nessuno, nemmeno della tua disperazione che si trasforma sempre in rassegnazione. La chiamano terapia del dolore, per alleviare le sofferenze di chi non ha speranza, ma non quelle di chi resta accanto fingendo normalità dietro ad una spenta, disperata e a volte inutile ribellione. Speranza, fiore reciso, appassito, consumato, logorato. Resta solo l’attesa che un domani possa diventar vittoria per chi passerà quel calvario.

Mi chiamo Simona, lavoro in banca e sono la figlia di una mamma malata che purtroppo non è riuscita a sconfiggere il “ male del secolo”.

La “partita” contro il cancro iniziò nel dicembre 2007, quando mia mamma cominciava a sentirsi piena dopo un cucchiaio di minestrina e la pancia sembrava quella di una donna incinta. Da lì, a seguito di svariati accertamenti, la diagnosi di mesotelioma peritoneale, uno di quei tumori rari, operabile solo all’Istituto Nazionale Tumori di Milano.

Gli anni successivi sono stati caratterizzati da chemioterapie, analisi, Tac, visite di controllo e crolli di organi interni anno dopo anno. Ne avrei tante da raccontare, esperienze negli ospedale, ferie prese per starle accanto e il tempo passato a fare io da mamma a mia mamma… ma credo sia superfluo e chi ci sta passando ne conosce bene tutti gli aspetti.

Ma quello di cui vorrei veramente parlare sono i metodi per alleviare il dolore fisico e psicologico dei malati ( in questo caso non solo quelli di cancro..).

Da sola, istintivamente, avevo fatto ricorso alla “ musicoterapia “ , in particolare quando lei era in ospedale e non aveva compagne di stanze molto chiacchierone… bastava farle ascoltare la musica che più le piaceva, per farla rilassare. Utili anche le foto di quando lei era giovane, che risvegliavano vecchi e piacevoli ricordi e le “parole crociate” che hanno mantenuto il cervello sempre attivo . Tutto ciò ha reso meno penoso il cammino.

Fortunatamente, poi, negli ultimi giorni abbiamo ricevuto il sostegno dell’ANT, la fondazione socio sanitaria che segue a casa i malati oncologici. E lo fa gratuitamente.

Probabilmente molti non conoscono questa associazione, ma è fondamentale per chi vuole affrontare la malattia restando a casa perché porta assistenza oncologica al malato e un aiuto ai parenti garantendo dignità ai pazienti.

Io e la mia famiglia ne abbiamo condiviso il cammino solo per una settimana cominciando la famosa “terapia del dolore”, perché l’escalation del Male è stata talmente veloce che la miglior cosa da fare era quella di usare antidolorifici e calmanti che rendessero meno doloroso il trapasso.

L’associazione offre medici esperti in cure palliative, assistenza infermieristica ( utilissima perché se in famiglia non c’è nessuno esperto è meglio farsi aiutare per curare al meglio il malato ) e psicologica , non solo negli ultimi momenti di vita del paziente, ma in tutto il corso della malattia e come supporto mentale per i familiari.

L’assistenza adatta esiste, sfruttiamola per dare ai nostri familiari ciò che vogliono. Fortunatamente, viste le ultime notizie poco incoraggianti sull’aumento di casi di tumore in Italia e nel mondo, non c’è solo un’associazione nel nostro territorio, quindi dobbiamo solo scegliere a chi rivolgerci.

L’unico handicap dell’ANT è che non è ancora riconosciuta da Servizio Sanitario Nazionale, quindi non fanno le ricette “rosse” e bisogna obbligatoriamente passare dal medico di base.

Tutti gli handicap di questo mondo in ogni caso non hanno vinto la volontà di mia mamma – e la nostra di rispettare le sue volontà – di morire a casa propria con i suoi figli. E così è stato, alle 23.15 del 12 dicembre 2013 si è spenta tra le braccia dei suoi adorati figli.

Di lei oggi ricordo le cose belle: il suo sorriso splendente ( tante persone dicono che sono uguale a lei quando sorrido), il suo essere lavoratrice instancabile, la sua acuta intelligenza, il suo carattere forte, il suo essere dolce e materna con me e i miei fratelli.

Nella speranza che gli sviluppi della medicina e tutte le perdite causate da questo Male possano aiutare a guarire più persone possibili nel futuro, posso dire che sicuramente noi abbiamo perso la ”partita” contro questo cancro, ma con lei abbiamo vinto quella della vita e avremo sempre un angioletto che veglia su di noi.

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