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Padernello, Borgo San Giacomo, Brescia. “La natura? è la grande maestra;
felice colui che può interpretarla. Io ci provo, ci riuscirò?”.
Interpellava il suo spirito artistico Ettore Donini, mentre dipingeva negli “anni felici”, come li aveva definiti, passati quelli bui dei conflitti mondiali, che  liberavano il suo pennello sulla tela.

Natura e panorami, le pennellate decise, dai forti colori, del “gentil signore di campagna” come amava definirsi Donini, entrano nelle prestigiose sale del castello di Padernello. Una mostra che resterà nel maniero sino al 31 dicembre.

Nulla di più confacente al tema del “paesaggio”, scelto dalla Fondazione Castello di Padernello per le mostre degli ultimi tempi: quelle di Bergomi e Olini, trova ampio respiro nelle tele del pittore.

Nato nella Bassa bresciana, vagò oltralpe, in cerca di luci ispiratrici: “nell’air de Paris” o tra terre di  profumi e di colori che giocavano a nascondino nei vicoli dei villaggi di pietra, color ocra, delle campagne francesi. Paesaggi che stimolarono gli impressionisti e allo stesso modo pungolarono la febbre artistica, post impressionista, di Donini.

Abbracciano appieno il tema del paesaggio le 42 tele, dalla collezione privata Tanghetti, scelte per la mostra, i paesaggi di Ettore Donini raccolgono proprio ciò che la natura gli offriva o quegli angoli di armonia dove la mano dell’uomo è stata benevola, artistica, a volte essenziale per esigenza o guidata dalla fede. Ben lontana dalle moderne antropiche cementificazioni.

Pittore post impressionista di paesaggi, fiori, nature morte, ritratti. Imbianchino e decoratore per sbarcare il lunario. Affreschista e restauratore. Una vita da romanzo e una vocazione per l’arte endemica, nato a Corticelle Pieve, una piccola frazione di Dello nella Bassa bresciana, nel 1917, terzo di otto figli.

È gioco facile il tema del paesaggio per il Castello di Padernello, da qualsiasi punto cardinale lo raggiungi, la visione pare irreale. Particolarmente nelle prossime sere d’autunno, con le nebbie rade e basse, le tinte della natura dai colori pastello. Un paesaggio lontano tre o quattro anni luce dalla prima periferia malconcia di cemento che circumnaviga anche gli ex paesi della pianura, ora città mignon.

Ne dice bene Gian Mario Andrico, curatore della mostra, nella prefazione del catalogo dedicato. “Aprire le imposte ogni mattina sul Castello di Padernello, e aprirle su San Polo, o sulla periferia di qualche città, non è la stessa cosa. Redimere urbanisticamente, quelle costruite dalle ultime generazioni, è azione sociale e culturale alla quale dovremmo tutti pensare e ognuno di noi lavorare”.

A redimere gli errori e gli orrori dell’uomo rimale l’arte o la musica, incanto effimero ma riscatto del bello, quello inseguito con tenacia nella vita totalmente vocata all’arte di Ettore Donini

“La pittura
è la musica che si vede;
la musica
è la pittura che si sente”
(Ettore Donini)

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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