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Travagliato (Brescia) – Si sviluppa da un dato punto di osservazione, il dipinto che pare abbia come baricentro il particolare di una figura ritratta nell’atteggiamento di cogliere l’insieme di una specifica rappresentazione. In questo caso, si tratta dell’autore dell’opera stessa che, in una sorta di firma allegorica, partecipa alla sua resa pittorica, anche attraverso l’inserimento evocativo di una propria immedesimazione, tradotta in una personale compresenza, nell’insieme di una minuziosa caratterizzazione.

Innocente Tironi, detto Battista, seguita a trattare artisticamente alcuni temi popolari, ispirati alla propria località di appartenenza che, in questo caso, assegnano ad un suo dipinto la scena di una sperimentata manifestazione, percepita in quel frequentato ambiente ricettivo che, anche a Travagliato, ha il nome di “bar Roma”.

Come, per il pure diffuso nome di Garibaldi, in Italia è frequente che una porzione urbana sia individuata con quella denominazione romana che, alla capitale italiana, riconduce, in una esplicita collocazione nostrana, all’antica “città dei sette colli”, secondo l’attenzione rispettivamente corrisposta alla realtà che vi promana, in una tradizione sia pagana che cristiana.

Il dipinto, realizzato da questo pittore bresciano, si inserisce in questo ciclo di produzione rappresentativo tanto di uno dei nomi più praticati nei luoghi italiani quanto della natura di alcuni di questi stessi ambienti, altrove, denominati, invece, con quella variabile che è riscontrabile in altra sede, mediante una telegrafica dedicazione allo sport.

Come per i “bar Sport”, pare che i “bar Roma” di ogni dove possano, in un qualche modo, riconoscersi in quest’opera dove il contesto d’aggregazione qui osservato, sulla via omonima, pare evidenziato attraverso la scelta di quel colore rutilante, per un deciso sfondo di contorno rosseggiante, che si amalgama con la base cromatica retta, al di sotto una larga fascia bluastra, dalla prevalenza, invece, di un giallo, correlato da tonalità verdi e marroni, attraverso un effetto di prospettiva da far potenzialmente muovere il pensiero a quell’inconscio onirico che vi può fare, forse, suscitare, nel pavimento, l’impressione di un fertile campo coltivato.

Qui, spunta un diversificato consorzio umano, costituito da avventori della mescita seduti ai tavoli: chi da solo, chi in coppia, chi in gruppo; ciascuno ad interpretare la dinamica di un disimpegno fuori casa, affidato a quel socializzante profilo neutrale dove poter, anche, ingaggiare una gara di carte in pubblico od affidarsi ad un semplice addomesticamento svagato della propria quotidianità, in uno speculare circuito di prossimità con gli altri, contestualmente presenti in un equanime ruolo complementare.

Chi osserva tutta questa emblematica varietà d’insieme, dà un poco la schiena allo spazio esterno che incombe sul quadro, per fare privilegiare, circa quanto davanti a lui è rappresentato, l’interagente visione aperta su una vasta prospettiva d’evasione che attiene, per moduli distinti distribuiti come su un palcoscenico, a ciò che l’opera stessa contiene.

Quest’uomo, con il cappello in testa, impugna il rosa del contenitore alla sua destra, innalzando quel colore, raggiunto, in una derivazione pittorica, grazie al fondersi di alcune altre maggiori tonalità utilizzate nel dipinto, tra velature, sfumature e campiture stilistiche, quali sintesi cromatica che pare brindare, assaporandola, a quell’armonia d’intesa che, in una generale spontaneità di atteggiamenti bonari, innanzi allo sguardo, diffusamente le si appalesa.

Si innerva, negli acrilici del dipinto, la cornice lignea del medesimo manufatto, quale altra forma d’arte interpretata da Innocente Tironi detto Battista, a diretto contorno della proposta figurativa attorno alla quale, una serie di selezionati apporti di legno, costituiscono l’esemplificazione costitutiva di un’ulteriore modalità di una paziente e riuscita maestria compositiva.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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