Nuvolera (Brescia). Sul cucuzzolo del Monte Cavallo, una ripida collina boschiva, all’altezza di 400 metri, al confine tra il comune di Nuvolera e la località di Virle, sorge il misterioso sito archeologico El Sercol, che in dialetto bresciano significa “il circolo”.

Armati della voglia di entrare in comunione con la natura, la ricerca del Sercol è come un’avventura tra i boschi della località di Nuvolera, alla ricerca di una zona quasi inviolabile, carica di mistero da tempo immemorabile. Il Sercol si è trasformato negli anni in una specie di tabù per le popolazioni locali: “se non fai il bravo, ti porto al Sercol” dicevano i nonni ai più piccoli, come ad indicare quanto la potenza intrinseca del sito potesse punire i misfatti umani.

La ripida scalata verso la vetta è già una prova fisica e mentale, come un’arrampicata fuori dal tempo sul frangente di una vecchia valle, allora destinata all’estrazione del marmo e oggi ormai dimenticata. Lungo il percorso si percepisce una strana sensazione di solitudine e di abbandono, che accentua maggiormente l’alone di mistero e ricerca in questa zona ormai abbandonata alla propria sorte.

Nonostante il percorso oggi sia facilitato da una serie di targhette, risultato delle precendenti esplorazioni, le numerose salite e discese, i sentieri e le sterpaglie trasmettono comunque la forte sensazione di smarrimento.

collage indicazioni sercol
Targhette metalliche che indicano la direzione per raggiungere il sito

Infatti, portata a termine la prima mezz’ora di camminata, si incontrano le prime ramificazioni sul sentiero e, persa quella carica iniziale, si inizia a pensare di aver sbagliato direzione quando, all’improvviso, si scorge la prima targhetta segnaletica ad indicare che siamo sul percorso giusto. Ha avvio ora la “caccia alla targhetta successiva”, finché improvvisamente tra il verde appare un cumulo di pietre.

Panoramica del Sercòl
Panoramica di una sezione del cerchio del Sercol

Il Sercol è un cerchio costituito da una sorta di fossato, riempito con tonnellate di pietre, ammonticchiate in maniera innaturale secondo un percorso circolare, del diametro di 42 metri. Al centro di tale circonferenza è disposto il reperto sicuramente più significativo: una pietra rappresentante ciò che possa sembrare una figura antropomorfa, con le braccia rivolte al cielo e un perfetto disco posizionato sopra la testa. Visione assolutamente suggestiva, che sin dalla sua scoperta ha attirato archeologi da tutto il mondo.

Antropomorfo del Sercol
Figura antropomorfa, con le braccia sollevate al cielo e un perfetto disco circolare sopra il capo

In equilibrio precario è possibile percorrere l’intera circonferenza del sito archeologico, notandone la particolare disposizione circolare a ricordare una sorta di zona sacra. Alberto Pozzi, della prestigiosa e antica Società Archeologica Comense non ha dubbi: “quello che ci troviamo davanti è un antichissimo luogo sacro”.

Da qui, per la mente, immaginare gli antichi riti che potevano esservi celebrati, è un passo troppo breve. In pochissimo tempo le possibili ipotesi sul come, quando, perché e a quale scopo sia stato costruito si sono moltiplicate: si va dal considerarlo un sito astronomico, al pensarlo come la parte visibile di una necropoli sottostante.

Ciò che realmente conta è che la “Stonehenge del bresciano” è un luogo carico di antica forza, che merita di essere conosciuto e visitato al di là di tutte le leggende, miti o superstizioni che lo avvolgono, principalmente per ridare all’uomo quella genuina voglia di scoperta, lontana dal mondo tecnologico che ormai ci ha rubato quella volontà di immergerci nella natura e sparire per un po’ dalla nostra soffocante routine.