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Brescia – “La nostra epoca distorce l’immagine dell’arte e della cultura, piegandole ad interessi personali e politici – dice Alberto Oliva – e questo produce effetti gravi che dobbiamo contrastare, con un’attività mirata a sensibilizzare pubblico nei confronti di questo problema, e gli operatori istituzionali affinché sentano la responsabilità della buona gestione della cultura nelle sue varie forme.

Il 28enne regista emergente, il ha recentemente dato alle stampe “L’odore del legno e la fatica dei passi – Resto in Italia e faccio teatro” (per ATì Editore), il racconto di un percorso caratterizzato dall’impegno. Basterebbero già i numeri, 15 spettacoli all’attivo, a dipingerlo come un tipo ben deciso a non ingrossare le file dei “bamboccioni”.

Il suo capitale Alberto lo porta con sé, e progetta di investirlo nel suo paese, anche “per smentire tutti i luoghi comuni sui giovani di oggi – puntualizza -. Con passo leggero ho attraversato le aule universitarie, i corridoi dei teatri, le sale prova, gli studi medici e perfino la sala di aspetto di Vittorio Sgarbi, protagonista involontario di un divertente siparietto…”.

Nel libro, “non un romanzo, non un saggio, non un manuale”, scherza lo stesso autore, è narrata ogni cosa: le fortune e le sventure, i compagni di viaggio, i buoni consiglieri e i cattivi maestri sono i protagonisti di un racconto che esprime lo spirito del nostro tempo. “Gli studi letterari, scelti per passione, continuano ad attrarmi ben oltre la scuola: amo la parola e la uso, in questo caso, per testimoniare. Ecco, definirei il libro la testimonianza di un giovane di 28 anni, appena affacciatosi all’orizzonte del teatro”.

Tanti aneddoti, incontri, esperienze e letture, mentre il fil rouge che viene emergendo è una riflessione sull’Italia – e in questa si conosce l’originalissima impronta di Alberto – e sulle opportunità che offre, quando le offre, ai giovani. Sulla tenacia, e su molto buon senso, si fonda un ottimismo che lascia opportunamente spazio al “fiuto”, indispensabile se uno devi captare i segnali e le occasioni giusti. Ma l’atteggiamento positivo non impedisce al nostro registra (che tiene sempre pronte al suo arco letteratura e filosofia) di analizzare spietatamente i nostri tempi. Oggettivamente scoraggianti.

Ma resta la determinazione a fare dell’Itala il paese più bello del mondo. Resta un gran talento e una visione artistica in cui le forme espressive si compenetrano e consuonano, “ragione per cui – assicura – sono orgoglioso di essere ospitato in al Museo Nazionale della Fotografia, una struttura completamente dedicata alle immagini, alla fotografia, così preziosa in teatro”.

Come non esser d’accordo con lo storico Giorgio Galli, che nell’introduzione, indica in Oliva un rappresentante di quella “minoranza intensa”, secondo la definizione di Weber, di trentenni che hanno una vocazione e si impegnano per trasformare la passione in capacità professionale?

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Valeria Gasperi
Docente di lettere, pubblicista, dal 2003 al 2014 nella squadra di popolis.it.

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