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A Brescia, qualche anno più in là, fra i maggiori attori protagonisti, avrebbe interpretato la pellicola dal titolo “Il Magnifico cornuto”, mentre in quell’occasione, si era, invece, limitato alla proposta di un applaudito spettacolo, sul genere della rivista, al teatro Sociale cittadino.

Ugo Tognazzi, unitamente al concretizzarsi di un appuntamento che lo esibiva, insieme ad altri, su un noto palcoscenico della tradizione teatrale bresciana, faceva notizia pure nel corso di quel 1955, durante il quale la sua figura era già motivo di attenzione, anche nell’informazione usata dal “Giornale di Brescia”, per riferire a proposito degli eventi più rimarchevoli da divulgare nell’ottica di una pubblica considerazione.

Duplice, a motivo della portata di una prima esibizione e della successiva replica che ne concludeva la ripartizione, questo spettacolo era anch’esso annunciato in un analogo richiamo all’esatto riproporsi di una distinta proporzione, presente nel titolo che lo accompagnava, dettagliandosi nell’espressione di “Passo doppio”.

Lungo i passi compiuti nella sua carriera di attore, la storia artistica di Ugo Tognazzi riporta a Brescia, per il tramite delle memorie trattenute pure dall’edizione del “Giornale di Brescia” del 29 marzo 1955, grazie ad un articolo che faceva appello, agli interessati orientati alla rappresentazione, di provvedere ad aggiudicarsi un posto in sala, approfittando del tempo restante per una prenotazione: “Aperte le prenotazioni per Tognazzi al Sociale. Arriva Ugo Tognazzi, il brillante comico cremonese e le schiere dei suoi simpatizzanti sono pronte ad accoglierlo; arriva con Dorian Gray la bella e spigliata soubrette altoatesina che, bruciando le tappe delle celebrità, si è piazzata in poco tempo fra le più quotate vedette del mondo rivistaiolo. E’ con essi, Raimondo Vianello, uno dei più intelligenti e spassosi attori che oggi si dedicano a questo genere di spettacoli. Questi tre sono i protagonisti della rivista “Passo doppio” di Scarnicci e Tarabusi che andrà in scena al Sociale giovedì 31 marzo e venerdì 1 aprile. Le prenotazioni sono aperte al botteghino del teatro”.

Con il curioso pseudonimo da lei adottato, ovvero nel nome d’arte percepibile in una insolita coincidenza con l’omonimo personaggio uscito dall’ispirazione di Oscar Wilde nel suo famoso romanzo che a tale identità abbinava l’interazione di un ritratto inquietante, l’attrice Dorian Gray era elogiata dalla critica espressa a margine dello spettacolo allestito per tale riuscita edizione bresciana a cui, il medesimo quotidiano del primo aprile dedicava, fra l’altro, la sottolineatura di una citazione mirata: “(…) Dorian Gray, la deliziosa soubrette recita canta e danza con stile personalissimo nel quale si fondono candore e civetteria, malizia e stupore, spontaneità e calcolo. (…)”.

In questo modo, un circoscritto scorcio contemporaneo, affacciato sulle attrattive sceniche del tempo, tratteggiava, in una sequenza plurale, quelle interpretazioni che andavano a valorizzare il copione messo a punto mediante una molteplicità di attitudini distintesi in una versatilità di carismi personali.

Fra questi, anche quello, similmente fissato nero su bianco, del prendere buona nota sulla carta stampata che “Gli spettatori hanno applaudito generosamente anche il bravo cantante Norman Lawrence la cui voce vellutata e calda è davvero suadente; nel settore comico notevole, come sempre fu il contributo di Raimondo Vianello e Gino Bramieri”.

La misura di una serie di compiaciute considerazioni positive, legatesi alle impressioni suscitate dalla visione dello spettacolo, passava per una rielaborazione giornalistica nel tenere traccia di tutti questi personaggi che avrebbero prodotto numerose altre proposte, anche filmiche, oltre che teatrali, in ogni caso aggiogate all’arte della recitazione, coerentemente all’impronta della loro figura, rispettivamente raggiunta pubblicamente, nei contorni di una propria ed ormai riconosciuta caratterizzazione.

Successo bresciano, per Ugo Tognazzi e per i suoi, in quell’avvicendamento primaverile fra marzo ed aprile, intercorrente nella piena metà di quel “secolo breve” che ancora, sebbene trascorso, testimonia il sopravvivere delle numerose interpretazioni da attore di questo tuttora noto personaggio dalla lunga carriera complessiva che, nel caso di “Passo doppio”, aveva, in anni giovanili, ricoperto un ruolo di primo piano, in una rappresentazione suddivisa in un due parti, della durata, alla fine, di circa tre ore, essendo iniziata, con ritardo di mezz’ora, alle ore 21,30 e terminata “oltre l’una”.

Ugo Tognazzi era in palcoscenico nei panni di Demetrio, al centro di una vivace narrazione plastica dove si esplicava nel pittoresco contesto assimilato alla natura di quella trama per la quale la “storia di un giovane fotografo, Demetrio e di una ragazza qualunque, Michelina è rivissuta attraverso una lunga serie di quadri nei quali, pur scivolando nell’esotico e nel fantastico, è mantenuto il filo conduttore”.

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