Mantova – Sotto il segno del libro è la mostra che Patrizio Marigliano propone presso la Galleria Sartori in concomitanza con il Festival della Letteratura di Mantova in cui il libro è protagonista.

L’artista, infatti, ha scelto proprio i libri – quelli da altri scartati e destinati al macero e da lui riscattati – quale materiale elettivo per le proprie sculture, a tutto tondo o rilievi a parete, arricchite delle più inattese, sorprendenti intrusioni e quindi policromate.

La loro qualificazione pittorica essendo non solo il suggello finale dell’iter creativo, ma il momento in cui davvero si opera la metamorfosi e la materia assume il suo significato: non sarà un caso che Marigliano, pur lavorando sui volumi, si senta soprattutto pittore.

Un filone della sua ricerca verte tra l’altro proprio sulla correlazione arte-letteratura, come la serie degli Inferni dove libri flamboyants, risolti tra un effetto di combustione ed un prezioso rosso fiamma, recano esplicite citazioni dal III Canto, che proprio all’Inferno introduce.

Ben più prorompente l’incendio de Il grande rogo che esplicita il discorso recando una xilografia di demoni e il frontespizio del cinquecentesco De Maleficiis, mentre un’altra opera della serie Gemmazioni rivela la propria natura offrendo allo sguardo pagine del settecentesco Le grand Théatre Historique di cui è costituito.

Queste ultime due opere documentano la svolta monumentale della produzione mariglianea, rispetto alla prima mostra del 2018 della stessa Galleria Sartori: impilati gli uni sugli altri, i libri osano dare la scalata al cielo in forma di nuove torri di Babele, di alberi o di fiori alieni di un pianeta sconosciuto, dominato evidentemente dalla nigredo di un astro senza luce.

Un pianeta in cui una civiltà perduta sembra aver lasciato di sé frammenti archeologici – Ingranaggi preziosi – che paiono manufatti aurei, essendo gli effetti metallici, che coniugano lucentezza e preziosità, i più ricorrenti nell’opera dell’artista.

Non necessariamente, però, il logos viene esplicitato con l’ausilio di pagine a stampa o di testi, anzi; di norma, infatti, è la téchne ad avere il sopravvento con i suoi soli strumenti: la sapiente modellazione plastica, le variazioni tonali e luministiche, i ritmi lineari che innervano il pezzo, come nell’Achrome a parete che, con una successione di libri sezionati, costruisce un percorso labirintico, elegantissimo con le sue sfrangiature ma antigeometrico: non è un caso che sia imperniato su un cuore.

Non c’è affatto bisogno di appalesare il senso del discorso, svelando il testo di cui l’opera è costituita; a ben vedere, se da un tronco vetusto germinano come boccioli libri modellati, nella serie delle Gemmazioni, non sarà difficile cogliere la relazione legno-pagina e concluderne la derivazione della seconda dal primo.

Ne discende il corollario, esplicitato nel titolo di un’opera (Ex natura enim cultura oritur), della figliazione della stessa cultura dalla natura.

È un tema che rivela una marcata sensibilità ecologica del pensiero mariglianeo, postulata anche dal bisogno di arricchire la scultura con intrusioni prevalentemente botaniche, ma in ogni caso naturalistiche.

Infine la più recente serie Librarsi in cui i volumi letteralmente lievitano nell’aria e sembrano vincere la forza di gravità seguendo quasi correnti ascensionali e oscillare, se sollecitati, fluttuando nello spazio quasi come gli oscilla degli antichi giardini romani o come i moderni mobiles, ma con un moto dal basso a rappresentare la vocazione verso un’ascesa che è anche fuga dalla realtà, pure presente nel pensiero dell’artista, che arriva talvolta a liberare il libro dal suo esoscheletro, dalla sua copertina rigida, per ottenere il massimo della leggerezza e della duttilità”.

Patrizio Marigliano (Cremona, 1959) dimostra fin da giovane grande propensione per l’arte. L’attività sartoriale del padre e del fratello, contribuisce a svilupparne il senso del bello.

L’assenza, all’epoca, di un Liceo Artistico a Cremona gli impedisce di seguire questa passione. Dopo la Laurea a pieni voti in Economia e Commercio, la carriera bancaria lo porta a ruoli di dirigenza.

Non abbandona tuttavia il suo amore per l’Arte. Il matrimonio con Anna Maccabelli, storico dell’Arte, e la comune frequentazione di mostre, musei e città d’arte, arricchiscono la sua conoscenza dei grandi maestri del passato e dei protagonisti dell’arte contemporanea. Vive e lavora a Cremona.