Anversa, Belgio. Si è chiuso ad Anversa in Belgio il convegno “Peace is the future” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a cui hanno partecipato i rappresentanti della varie religioni, umanisti, economisti, volontari impegnati nelle varie aree povere del Mondo, e molti altri con un unico scopo: la pace. La guerra è la madre di tutte le povertà, è cioè che anima la comunità di Sant’Egidio da sempre impegnata al fianco dei popoli oppressi dalla guerra e dalla povertà.

I partecipanti, dopo tre giornate di intensi lavori volti a programmare la volontà di lavorare insieme per la pace, a 100 anni dall’inizio del primo conflitto mondiale, hanno scritto un appello.

APPELLO DI PACE

Donne e uomini di religione diversa ci siamo riuniti su invito della Comunità di Sant’Egidio ad Anversa, nel cuore dell’Europa. In una terra che ha subito l’orrore della Grande Guerra Europea e Mondiale, un secolo fa. Ci inchiniamo alla memoria dei tanti caduti e ripetiamo: Mai più la guerra!

Oggi invece la guerra è tornata sul suolo europeo, travolge convivenze millenarie in altre terre, fa soffrire troppi.
Abbiamo ascoltato la preghiera di milioni di profughi e fuggiaschi, di chi chiede di non morire di fame e di sete, di malattie curabili in altre parti del mondo. La richiesta di dignità dei poveri, il bisogno di giustizia di popoli, le periferie del mondo.
Il mondo ha avuto grandi possibilità e tempo per costruire la pace, per accorciare le distanze, per prevenire i conflitti, prima che le crisi diventassero troppo grandi. Il mondo ha perso però tante occasioni. Ma ora è tempo di decisione, non di rassegnazione.

La guerra e la violenza in tante parti del mondo vogliono riscrivere i confini
, le forme di vita, il modo in cui guardiamo all’altro. Il mondo rischia di perdere il senso di un destino comune proprio mentre è diventato globale.
Ci sono malattie profonde che rendono tutto difficile: la divisione e la rassegnazione attraversano e indeboliscono tanti: le comunità religiose, la politica, gli assetti e le istituzioni internazionali.

Le religioni sono chiamate a interrogarsi: hanno saputo dare un’anima alla ricerca di un destino
comune o sono state catturate in una logica conflittuale? Ma le religioni possono molto: dare cuore e anima alla ricerca della pace come destino comune di tutti i popoli.

Ci assumiamo oggi la responsabilità della pace quando troppo pochi sognano la pace. Le religioni dicono oggi con più forza di ieri: non c’è guerra santa; l’eliminazione dell’altro in nome di Dio è sempre blasfema. L’eliminazione dell’altro, usando il nome di Dio, è solo orrore e terrore. Accecati dall’odio, ci si allontana in questo modo dalla religione pura e si distrugge quella religione che si dice di difendere.

Ci impegniamo in un tempo difficile a difendere la vita dei fratelli di religione diversa dalla nostra che sono minacciati.
Lavoriamo insieme per il futuro del mondo, sapendo che la guerra è una grande stoltezza e che la pace è una cosa troppo seria per lasciarla solo ad alcuni. Il dialogo è la medicina dei conflitti, cura le ferite, rende possibile il futuro.

La guerra si vince solo con la pace. Quando non si riesce a immaginare le vie della pace
, restano solIn Afghanistano le macerie e l’odio. Occorre avere l’audacia di pensare la pace, perché o il futuro è la pace o non c’è più futuro, sia per chi vince sia per chi perde.
Alle giovani generazioni diciamo: non fatevi ingannare dal realismo triste che dice che il dialogo e la preghiera non servono. Il mondo soffoca senza preghiera e senza dialogo.

La violenza può essere fermata. Chi usa la violenza scredita sempre la propria causa.
Tutto è perduto con la guerra.
Sì, Dio conceda al mondo il futuro. Che è la pace.

La Comunità di Sant’Egidio nasce a Roma nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II. Oggi è un movimento di laici a cui aderiscono più di 60.000 persone, in Italia e in 73 paesi dei diversi continenti. Le differenti comunità, sparse nel mondo, condividono la stessa spiritualità e i fondamenti che caratterizzano il cammino di Sant’Egidio.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.