Tempo di lettura: 4 minuti

Andare a Roma a piedi. Rispetto a chi volesse provarci oggi, i precedenti ci sono. Pare che ci sia stato anche chi ha fatto quest’esperienza per devozione alla Madonna e chi, invece, per l’ammirazione verso Mussolini. Entrambe le intenzioni, risultavano alla base di altrettante imprese compiute, trovando pure spazio fra le cronache di Brescia.

La prima di esse, perché riguardante un bresciano, l’altra, avvenuta in un periodo a questa antecedente, aveva acquisito una traccia per l’espandersi del corso dell’informazione che andava ad occupare, anche nella stampa locale, il posto dedicato alla curiosa menzione del fatto che le era corrispondente.

In tutti e due i casi, sembra che ci si fosse spostati a piedi, per chilometri e chilometri, pertinacemente mossi dall’ispirazione di una meta ben presente che aveva nella capitale una destinazione coincidente, pur diversificando ciò che si intendeva andare ad omaggiare una volta assolto il viaggio che si era frapposto all’effettivo compiersi di un dato incontro pertinente.

Era nel corso dello svolgersi delle manifestazioni relative all’Anno Santo del 1950, indetto da papa Pio XII, con la Bolla “Jubilaeum Maximum”, quando una di queste pazienti missioni prende corpo. Il “Giornale di Brescia”, diffuso mercoledì 8 marzo 1950″, ci aveva dedicato un pezzo, pubblicato, fra gli avvenimenti di quel Secondo Dopoguerra, materializzatosi anche fra le notizie che sfumavano sempre più oltre l’orizzonte del sofferto capitolo di quei tragici avvenimenti verso i quali si avvicendava, nel tempo, la prospettiva di una loro subentrata consegna alla storia: “Come un antico romeo a piedi da Brescia a Roma. Come un buon romeo del tempo antico, il 44enne Vittorio Zanola fu Tommaso è andato a Roma, e ne è ritornato, escludendo tutti i mezzi di locomozione, dal più rapido al meno veloce, e affidandosi unicamente alle gambe. A piedi ha percorso 1600 chilometri, disegnando sulla fitta rete stradale della penisola un interminabile segno avente i punti di principio e fine a Brescia. Dalla nostra città egli, infatti, è partito il 30 dicembre dello scorso anno e sulla via di pianura e di montagna che portano a Cremona, Piacenza, Fiorenzuola, Reggio, Sassuolo, al passo dell’Abetone, nella Toscana, nell’Umbria e nel Lazio, è giunto all’Urbe“.

Nell’anno giubilare che segnava per la Chiesa Cattolica lo sfondo solenne delle giornate durante le quali era stato, fra l’altro, proclamato il dogma dell’assunzione al cielo di Maria, il protagonista di questa impegnativa trasferta, lanciata oltre i confini della propria terra, pare abbia rivelato una ispirazione devozionale tutta mariana, come si precisava nel prosieguo dell’articolo accennato, anche riferendosi ad una cintura organizzativa che, all’epoca, aveva pure previsto la disponibilità del potersi dotare della “Carta del Pellegrino”, prevista da parte delle autorità preposte all’ordine pubblico, per una garanzia espressa a tutela di un proprio esporsi, analogamente a tante persone, in vari modi, mobilitatesi per l’occasione, lungo le strade proiettate verso un comune sentore: “Ebbe vitto e alloggio in Vaticano, s’inginocchiò innanzi al Papa insieme ad altri commossi pellegrini, quindi volse le spalle alla Città Eterna.

Lo chiamava la splendida strada dell’Adriatico e, un passo dopo l’altro, quella, lo Zanola, calcò ritornando a casa. Di notte chiedeva asilo a seminari, istituti e conventi: nessuno gli rifiutava di che. Con speciale lettera il Comitato dell’Anno Santo raccomandava a frati, suore e sacerdoti il pellegrino che compiva il lungo viaggio per divozione alla Madonna. Durante due mesi, Zanola ha macinato un interminabile nastro polveroso sotto il sole, la pioggia, la neve: e Brescia gli è riapparsa, con la visione dei suoi Ronchi leggiadri, ieri l’altro. Quasi finiti gli scarponi dalla grossa suola.! Adesso Zanola riprenderà la sua vita consueta. Fa un pò di tutto Zanola, anni fa era domestico presso una famiglia patrizia, ora si affida alla carità dei suoi simili per qualche lavoro e per qualche soccorso“.

Diverso tipo di pungolo, su altro intimo genere motivazionale, percepito in una sorta di differente “sacro zelo”, quello, invece, testualmente testimoniato da “La Sentinella Bresciana”, quotidiano locale in attività all’epoca di quel venerdì 9 marzo 1923, quando, unitamente a tante altre notizie, tale giornale si sostanziava anche ad oggetto di una vicenda, per certi versi, sintomatica dei tempi, secondo, cioè, un dato obiettivo perseguito da una coppia di devoti del noto personaggio allora, in certo qual modo, già in auge, nella medesima storica città di quei “colli fatali”, come avrebbe avuto a definirla questo loro stesso mentore, in uno dei suoi discorsi stentorei poi tenuti al famoso e fatidico balcone, nel corso del quale, in occasione della proclamazione dell’Impero, al titolo di re, il sovrano d’Italia, aveva avuto associato anche quello di imperatore: “Volevano veder Mussolini. Roma 8 (notte). Il Giornale d’Italia ha da Feanza: i fascisti locali hanno fermato due giovanetti, certi Franzini Franco e Collini Giulio, venuti a piedi da Imola, attraverso la campagna, mangiando e dormendo presso i contadini. Interrogati hanno dichiarato di essere fuggiti da casa e di recarsi a Roma per vedere l’on. Mussolini“.

CONDIVIDI
Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *