Travagliato (Brescia) – La natura offre, negli alberi, un percorso di cultura. Accade anche in campagna dove trionfa l’agricoltura. Non si tratta, però, in questo caso, della cura dei campi, ma di quella sollecitudine didattica che, attraverso gli scolari, si rivolge idealmente a tutti, con la potenzialità di impliciti riscontri comunitari.

Un messaggio che si rivolge ad una comunità rivolta al bene della tutela ambientale. Una serie di pannelli informativi, sparsi nel territorio, in prossimità degli alberi, per educare alla sensibilità verso l’ambiente, possono, in tal senso, fare la differenza, rispetto ad una distratta indifferenza, superandola di buona misura.

In questo contesto che, nella maggior varietà delle specie arborescenti si ammassa in un profilo agreste, gli alberi attestano multiformi presenze, in una sorta di differenti sculture naturali, ai piedi di alcune delle quali si trova il rispettivo pannello che informa il passante circa le caratteristiche dell’essenza stessa, spiegata secondo alcuni suoi tratti peculiari.

A Travagliato, l’impatto ambientale, pare essersi preso anche una digressione, rispetto all’incalzante dinamica di una trasformazione generale, per fermarsi a testimoniare, dell’una e dell’altra pianta, la definizione che le è particolare.

Non solo il nome, ma c’è anche una serie di altri aspetti connotativi della sua pertinente caratteristica sostanziale, in ordine ad un’ispirazione culturale che la conoscenza porta pure alla localizzazione di una mirata specificità, in una data posizione territoriale, dove, tutt’intorno, i campi sembrano supinamente disporsi a fare crescere quel raccolto che viene dalla fertilità di un suolo da addomesticare.

L’opera umana ammaestra questa periodica rivoluzione germinativa in una natura sovrana, imprimendo la tal coltura o la tal altra, in una accurata metodica di pianificazione delle opportunità derivanti dalla terra irrigata da una ramificazione di acque, provenienti da una canalizzazione ben congegnata.

Anche qui, si erge una robinia (Robinia pseudoacacia), come appare in quel sentiero di campagna dove il centro abitato è raccolto altrove, in un vicino orizzonte che è occupato da una varietà di costruzioni e di infrastrutture, capaci di modulare lo sguardo in una soluzione di compresenza urbana, attraversata dalle prospettive di una dimensione delimitata dall’incombere delle Prealpi, in un’ultima cornice lontana.

Alle radici di quest’albero, c’è uno scritto che tacitamente interloquisce con il vento delle stagioni, per offrire la lettura di interessanti informazioni, pure valorizzate dalla mediazione delle scolaresche, nel fare proprio un possibile contatto con la natura che è osservato nella tipicità di autentiche caratterizzazioni.

Scrive la “Terza A” che, all’epoca dell’iniziativa praticata in questa parte di campagna in vista di via Sambrioli, era composta dagli alunni frequentanti la scuola Primaria di Travagliato nel maggio del 2012: “Il tronco diritto e robusto s’innalza nel cielo aspettando la primavera”, formando fra le parole, in una sequenza perpendicolare di lettere evidenziate, il nome di “Robinia”.

A questa essenza è attribuita anche la puntuale indicazione, collocata in una sua diretta corrispondenza d’attribuzione: “Storia e curiosità: La specie è originaria dell’America del Nord, precisamente della zona degli Appalachi, dove forma boschi puri. Fu importata in Europa nel 1601 da Jean Robin, farmacista e botanico del re di Francia (all’epoca di Enrico IV). E’ ora diffusa in gran parte dell’Europa. I fiori bianchi e profumati sono appetiti dalle api che ne producono un miele molto apprezzato. La robinia è tra i più importanti alberi per la produzione del miele. In alcune zone d’Italia, in particolare nelle campagne del Veneto, i fiori della robinia vengono consumati fritti in pastella come delle frittelle. Questa pianta in Europa è ormai ampiamente naturalizzata, ma spesso ancora considerata una specie infestante, a causa della sua velocità di crescita: i ricacci (i polloni) che fuoriescono sia dalla ceppaia che dal suo esteso apparato radicale, crescono molto velocemente e soffocano le piante di specie autoctone. Inoltre, la sua estrema adattabilità la fa trovare a suo agio dalle zone costiere di mare ai 1000 metri di quota. La conseguenza è la formazione di boschi con una ridotta varietà di specie arboree”.

Chi ci passa accanto è avvisato: qui c’è la robinia, con il suo grande passato e con il presente di un plurisecolare insediamento che risulta, ormai da tempo, assodato.

Storie di piante, come storie di uomini “trapiantati” in ogni dove, analogamente al platano (Platanus occidentalis), anch’esso considerato dai solerti scolari dell’istituto scolastico accennato, coinvolti nell’iniziativa di un insegnamento applicato, con l’avvallo del Comune di Travagliato, pure citato nel pannello divulgativo che, anche a quest’albero, è dedicato.

In un intreccio di parole, fra un insieme di note tecniche che anche nel pannello precedente sono dedicate all’essenza corrispondente, gli alunni dell’allora “3 A della Scuola Primaria di Travagliato”, estrapolano il nome “platano” nel testualmente versificare: “Prezioso albero ancora amato e apprezzato nel nostro paese”, già significando, con questa espressione, qualcosa che depone ad una famigliarità con l’avvertita percezione di quella tradizione che gli compete.

Lettere, analogamente all’altro caso, che sono messe perpendicolari fra loro, nell’evidenza di uno scritto, ideato per formare l’appellativo di platano a cui si va ad attribuire, fra l’altro, il fatto che “A Caprino Veronese esiste un platano così grande da essere considerato “monumento nazionale”. Fu piantato verso il 1730 ed è noto come il Platano dei 100 bersaglieri perchè, nel 1937, durante una manovra dell’esercito italiano, un’intera compagnia di bersaglieri trovò rifugio sotto le sue fronde. Secondo un racconto greco, il platano fu l’albero scelto da Giove per festeggiare lo sposalizio con Giunone. Un’antica leggenda racconta che, all’inizio dei tempi, il platano avesse nascosto all’interno del suo tronco il serpente dell’Eden. Per questo venne punito e la sua corteccia assunse da allora le caratteristiche della pelle di serpente”.

Fra mitologia e mistiche leggende, con addirittura i “fanti piumati” che ne esemplificano, in un dato luogo veronese, certe tipiche attinenze, questo platano, a differenza di altri, ha una voce in capitolo nella prossimità di un pannello che si esplica nella natura del sapere, in un pezzo di campagna dove la laboriosità contadina va a braccetto con la didattica di una scuola fattasi vicina.

Una sensibilità verso l’ambiente che, anche a Chiari, ha la sua esperienza connotativa, come si sperimenta all’ingresso della sede scolastica dell’Istituto Comprensivo Martiri Libertà di via Pedersoli dove, a proposito del confronto con la natura, nelle considerazioni maturate a margine delle diversificate specie arboree, si può leggere, in un colorato messaggio briosamente scritto a mano su un semplice bancale, nel valorizzare creativamente anche una materia dozzinale, che: “Chi ha imparato ad ascoltare gli alberi, non desidera più di essere un albero. Vuole essere quello che è”, così come, su un altro bancale ancora, appare l’invito per un’investitura personale: “Ad ognuno il suo giardino”.

1 commento

  1. Ottimo articolo, Luca. Per il contenuto e per il modo di raccontare. Magari fosse diffusa la consuetudine di divulgare attività formative di questo tipo, invece di imbottire i media con “quello che fa notizia”.

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