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Anche se quest’anno, per motivi legati all’emergenza coronavirus e al distanziamento sociale, si assisterà probabilmente a un calo delle vendite di agnelli e capretti (Il Sole 24 ore) è opportuno sottolineare che, secondo Confagricoltura, il 90% di nascite e crescite di questi animali sono programmate proprio per il periodo pasquale e di conseguenza è obbligatorio insistere con lo sforzo di ripensare subito questa tradizione gastronomica.

Possiamo rendere questa crisi un’opportunità per riconnetterci con l’ambiente e con gli animali, che abbiamo resi vettori di malattie terribili, e comprendere che questa non è stata e non sarà l’unica pandemia perché sappiamo, già da tempo, che il riscaldamento globale – tra gli altri infausti eventi – causato anche dalle produzioni animali, favorisce la diffusione malattie.

Possiamo sfruttare questa emergenza e vederla come il momento per indirizzare le nostre vite e le istituzioni verso uno stile di vita più empatico, più lungimirante e cosciente dell’impatto nefasto che stiamo causando anche su noi stessi, con il nostro voler dominare tutto.

Ripensiamo la Pasqua, rendiamola senza crudeltà.