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I patroni del mio paese, Gottolengo in provincia di Brescia, sono i Santi Pietro e Paolo.
Festeggiati da sempre dai contadini poiché la loro festa cade nel periodo di raccolta del grano.

Intorno alla mia cascina crescevano, quasi spontaneamente, ciliegi e peri. I primi producevano frutti aspri, forse perché li mangiavamo ancora prima che diventassero rossi. I secondi grosse pere autunnali, che cadevano prima di maturare ed erano buone solo cotte. Invidiavamo le pere della nostra vicina. Erano piccole e gialle e maturavano per la festa dei patroni.

L’albero ne era così carico che alcuni rami arrivavano a terra. Alcuni frutti cadevano ai piedi della pianta e divenivano delizia per formiche e vespe.

“I piruli de san Piero”erano dolci e sapevano di estate e di vacanze.

Vi era poi un’altra tradizione legata alla festa del 29 giugno. Tradizione tutta lombarda o meglio padana.

La notte che precedeva la festa mia nonna, donna saggia e non superstiziosa, metteva un fiasco senza paglia nell’orto e prima vi versava, usando un imbuto, l’albume di un uovo. L’umidità delle prime notti d’estate e la frescura sotto le piante di fagioli creava il miracolo.

La chiara dell’uovo si rapprendeva e dava forma a una specie di veliero con tanto di alberi e vele: la barca di S. Pietro.

Ed era proprio guardando quella strana creazione che si poteva prevedere il futuro.

Un veliero ben evidente, con vele spiegate, faceva sperare a un’ottima navigazione nel mare del futuro e in particolare a una buona annata dal punto di vista del raccolto. Se le vele non si erano formate, ma svettavano solo gli alberi … purtroppo era segno di cattivo presagio.

Talvolta l’albume si poteva rapprendere anche in forme diverse che lasciavano comunque intravedere, con un po’ di fantasia, chiari indizi su qualche evento futuro.

Allo stesso modo in cui le fattucchiere leggono i fondi di caffè, intere generazioni di contadini padani si sono divertiti a leggere i filamenti d’uovo della barca di San Pietro.

Leggenda o realtà? Difficile la risposta. Era sicuramente reale la meraviglia sul viso di noi bambini, quando il mattino presto correvamo nell’orto per guardare. Prima che i raggi del sole arrivassero sul vetro.

Precedevamo la nonna che ci aveva già proibito la sera prima di toccare il fiasco da soli.
Probabilmente un nostro intervento avrebbe rovinato la forma e compromesso i fini divinatori.

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Giusi Morbini
Insegnante di scuola primaria ormai da molti anni, ma ancora non prossima alla pensione. Nata e vissuta in campagna, crede nell'importanza di riscoprire le nostre radici e di conservare le nostre tradizioni. Sempre nel rispetto di tutte le culture. Scrive per diletto.

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