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Pescarolo ed Uniti (Cremona) – Almeno in questo caso il Covid-19 non ci ha completamente condizionati dal ricordo dei bei carnevali passati. Che si voglia o no, il periodo della tradizione carnascialesca è aperto, sebbene in modalità differenti da quelle a cui eravamo abituati.

Lo dice la storia, lo dice buona parte del mondo, Europa compresa, che si celebri l’apertura della tradizione in concomitanza con la festa per la ricorrenza del Santo del porcellino, che prende il nome da uno storico allevamento di maiali presso la Chiesa di S. Antonio Abate a Milano nel lontano 1100 circa, dai quali i religiosi ricavavano il grasso per curare i malati dal “fuoco di S. Antonio”.

In altre località italiane il carnevale invece viene aperto il giorno dell’Epifania nel quale si brucia la vecchia Befana, simbolo dell’anno vecchio, di madre natura che muore per rinascere a primavera.

La relazione fra il Santo Antonio Abate celebrata il 17 gennaio dal calendario cristiano è antica e oggi è esplicata non più dall’antico Dio della sfrenatezza dei riti, ma è identificato con il Santo cristiano protettore degli animali e più legato al mondo rurale, che apre e suggella questo periodo di festa che si chiuderà alle 24 del martedì grasso.

L’apertura del periodo del carnevale a Pescarolo, a quel che ci risulta, si è sempre tenuta il 17 del mese di gennaio, giorno di S. Antonio, con La tradizione del “tir del co’ d’ai”. A Pescarolo ricordiamo che venne celebrata dal 1979, anche se non in modo ufficiale, in piazza Garibaldi, davanti al Comune e alcune volte in forma più coinvolgente e ufficiale, sia dai presenti che dalle persone coinvolte, presso Apiflor.

La tradizione venne anche ricordata nella pubblicazione del n° 6 del giornale “el falò” del febbraio 1969 a cura della Biblioteca Comunale, allora diretta dal Dott. Aldo Del Ninno e faceva parte dell’articolo “scherzi e folklore”, dalla quale riporto la parte integrale “ragazze e giovanotti, si radunavano nelle stalle più grandi del paese come quelle di Mazzolari, Bonetti, Puntilia, Mariotti e tiravano “el co’ d’ai”, disponendosi ai capi di un unica corda, facendo a gara nel tirare più forte che potevano. Le donne sedute sugli “scagn“ (sgabelli) a “fa la filos” (a chiacchierare) osservavano la gara e facevano il tifo per i loro favoriti. Di solito capitava che, per qualche accidentale spintone una “bela giuvinota” finisse a gambe all’aria nel “ruset” (canaletto per la raccolta dell’urina degli animali) e allora si che se ne vedevano delle belle! Intrepidi e valorosi cavalieri presto la soccorrevano fra gli “spavent dè li veci” e il baccanale dei presenti.” Nota che poi venne sintetizzata a corredo della foto pubblicata da “La Provincia” del 24.01.79.

Notizie più aggiornate ci arrivano da una persona classe 1927 che mi racconta che, dopo il raccolto, l’ai (l’aglio) lo mettevano ad essiccare nelle stalle ed era con quelle foglie che si faceva la corda da tirare, un capo all’interno e uno fuori dalla porta della stalla. Il vincitore veniva nominato “re del carnevale” di quell’anno.

Gli anni e le tradizioni si perdono con la mancanza delle persone che le hanno create, perché ci credevano e le hanno vissute, ma nascono nuovi sentimenti e nuove persone che mettono in atto nuove iniziative. Così dal 2016 è il Sindaco Graziano Cominetti a portare avanti l’apertura con la prima consegna delle chiavi a Re Carnevale. Purtroppo l’edizione 2021 è saltata per cause di forza maggiore, sperando di riviverla nel 2022.

Per il momento ci concediamo di rivivere i vari momenti attraverso i nostri ricordi.