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Inizialmente, era stato un “pesce d’aprile”, il fatto che il Re di Sassonia visitasse Brescia, anche se tale monarca sassone ci verrà davvero, ma non quando era stata annunciata, per la prima volta, la sua venuta, divulgandola proprio per beffare quanti avevano prestato fede ed attenzione al comunque plausibile tipo di avvenimento.

La testa coronata teutonica si trovava in vacanza sul Garda, durante quell’esordio di primavera del 1903, nella già rinomata località turistica di Gardone Riviera.

A testimonianza di quanto sia datata la tradizione degli scherzi, riservati al ricorrere del primo di aprile, appare l’abbinamento di due notizie pubblicate dal quotidiano “La Provincia di Brescia”, rispettivamente nella giornata compromessa al periodare effettivo della medesima ricorrenza ed a quella, invece, dell’indomani, tanto per controbilanciare lo scherzo, nell’ammissione goliardicamente implicita di un’avvenuta impudenza.

Questa notizia era coniugata nella giornaliera incidenza di una cronaca locale, rispetto all’annunciare, di giorno in giorno, il che cosa capitasse alla data posta in corripondenza con quanto di essa ne riguardava, a vario titolo, gli aspetti funzionali a darne una significativa valenza, fra le realtà ritenute rimarchevoli di una qualche pubblica evenienza, come nel caso dell’avvisare che “Quest’oggi, alle 10 antimeridiane, con treno speciale proveniente da Gardone Riviera, giungerà a Brescia il Re di Sassonia, accompagnato dai suoi figli, principe sacerdote Massimiliano e Maria Giuseppa arciduchessa d’Austria. Scenderà a Porta Venezia, e si recherà poi all’Hotel Brescia per la colazione. Visiterà, quindi, i musei della città e ripartirà per Gardone Riviera alle ore 19 con il treno speciale. Agli illustri ospiti diamo il benvenuto”.

Il giorno dopo, cioè al due di aprile, lo stesso giornale affidava la traccia per una edizione utile all’ospitare la constatazione di quanto l’annunciata trasferta reale fosse, in realtà, ancora in là a venire, ma già vissuta nell’ottica dell’aver creato un’aspettativa, poi smentitata dai fatti, mediante lo strutturarsi di una effettiva inadempienza: “In omaggio all’allegra consuetudine, la pesca dei pesci…d’aprile fu, ieri, abbondantissima. I casi, più o meno piacevoli, di coloro che abboccarono all’amo, riempirebbero con magra soddisfazione degli eroi, un paio di colonne del nostro giornale. Senonchè, la mancanza di spazio, ci toglie di raccontare le molte ed affannose corse da Erode a Pilato ed i gustosi tiri, in nome dell’amicizia, che, come al solito, caratterizzarono la giornata di ieri. Solo ne facciamo qui cenno, perché, nel pensiero che “solatium miseris socios habere penantes”, non ci vogliano quelli dei nostri lettori che ieri corsero…per conto nostro o al Tribunale per vedere le venerabili effigi di Baldo e Brighenti o a Porta Venezia a preparare una degna accoglienza al re di Sassonia”.

L’accenno, ai personaggi menzionati, afferiva ad un fatto di sangue avvenuto in quei giorni a Bergamo che aveva destato una vasta eco di impressione, fino a diffusamente avere gioco forza ad indurre a seguire l’evolversi della cronaca giudiziaria, spacciandola, in una burla da primo di aprile, come se la stessa fosse transitata al palazzo Broletto di Brescia, all’epoca, sede pure di una parte delle carceri cittadine, per le quali, fra l’altro, era notizia, però vera, in quel mentre che, alla Prefettura, fosse giunto dal Ministero dell’Interno il benestare perché si procedesse con l’avviso d’asta relativo ai lavori da effettuare per la costruzione di una nuova sede carceraria.

Ancora, al Broletto, era altrettanto vera, l’avvenuta manifestazione pubblica per la collocazione di una lapide a Cesare Correnti (1815 – 1888), dal momento che si era nel periodo, altrettanto, ma in diverso modo, ricorrente, dell’anniversario della “decade bresciana” del 1849, in relazione alla quale, se ne era tratto il motivo dell’apporre, in prossimità della prestigiosa sede prefettizia, l’epigrafe espressa nei termini di: “A CESARE CORRENTI/ ALLO SCRITTORE PATRIOTA/ CHE DESCRISSE/ CON BREVILOQUENZA E CON L’ARDORE DI TACITO/ LA BATTAGLIA DI X GIORN/ PER LA INDIPENDENZA DELLA PATRIA/ PIU’ D’OGNI ALTRA BATTAGLIA CAMPALE/ GLORIOSA/ DELL’EROISMO DI CITTADINI QUASI INERMI/ CONTRO UN NEMICO PODEROSISSIMO/ BRESCIA/ MEMORE RICONOSCENTE/ MCMIII”.

Forse tale manufatto, tra le patrie memorie, era stato fra quelli visitati dal re Giorgio di Sasssonia (1832 – 1904) quando, per davvero, aveva visitato Brescia, tra i margini di una giornata dal programma strutturato in vari aspetti di richiamo, circa il cosa ed il dove porre attenzione nel centro dell’abitato, e con il reclutamento sul posto di un interprete rintracciato, a quanto pare, in un modo del tutto estemporaneo, come risulta raccontato dalla medesima testata giornalistica, alla data del 19 aprile 1903: “Ieri, furono ospiti della nostra città, proveniente da Gardone Riviera, in istrettissimo incognito, il Re Giorgio di Sassonia colla figlia principessa Matilde, accompagnati dalla dama di corte, Vitzthurn von Eckstadt, dal generale d’Elsa, e dal medico generale dr. Selle. Essi giunsero in tre carrozze, alle ore 10, e scesero all’Hotel Brescia. Alle ore 11,30 uscirono a piedi a visitare la città, avendo a loro guida ed interprete, il meccanico nostro concittadino sig. Martino Verocai. Si recarono, innanzi tutto, in piazza del Comune dove ammirarono la Loggia, gli altri fabbricati della piazza e l’orologio; poi visitarono il Broletto, il Duomo Nuovo e il Duomo Vecchio, il Museo Romano, gli scavi di piazza Novarino e di piazza Beveratore, la chiesa di San Clemente ove ammirarono le tele del Moretto, e la chiesa Santa Maria Calchera; poi, per il corso del Teatro, ritornarono in via Umberto I dove si fermarono davanti al palazzo Bettoni. Fecero, poi, colazione all’albergo Brescia, ed alle 13,30 in vettura, si recarono a visitare la Pinacoteca Martinengo, le Chiese dei Miracoli, di S. Francesco, di S. Nazzaro e delle Grazie, quando, da porta Trento, tentarono di fare la passeggiata del Castello che dovettero troncare per il fortissimo vento che spirava, però poterono dal bastione prospiciente il bagno comunale, ammirare il bel panorama. La principessa Matilde ne prese la fotografia, come ne aveva prese quelle della statua della Vittoria, e di varie chiese (…)”.

Per i reali di Sassonia, l’incontro con la città di Brescia si era concluso ancora in giornata, dopo l’acquisto di alcune lastre fotografiche, come pure di una serie di fotografie presso i negozi “Ghidoni” e “Merigo”, nell’attuale corso Zanardelli, riprendendo la via del ritorno, alla volta di Gardone Riviera, verso sera.

Un’analoga sensibilità, verso il catturare quanto era stato in loro suscitato dalla visione dei posti visitati, era stata testimoniata, negli effetti di un’altra forma espressiva, pure spontaneamente interpretata, come, in seguito, in una sua data modalità era risultata rilevata, nella cronaca di un’altra giornata, nell’ambito del lungo soggiorno bresciano del Re Giorgio di Sassonia, quando, già il 18 aprile 1903, per le edizioni del quotidiano menzionato, una indicazione correlata era stata raccolta in una nota informativa proveniente dalla zona parimenti visitata in provincia, ad amena terrazza panoramica affacciata sul Benaco, pubblicando, a tale proposito, che “Ci scrivono da Gaino, 15. Il re Giorgio di Sassonia e sua figlia visitano da due giorni la magnifica posizione della chiesa di Gaino, traendone, con mano maestra, un bel dipinto ad olio della facciata e dei cipressi che la coronano”.