Brescia, 28 maggio 1974. E’ mattina. In piazza Loggia c’è una manifestazione sindacale antifascista. Piove. Molti manifestanti si sono riparati sotto i portici. 10 e 12 minuti, un boato. Una bomba nascosta in un cestino dei rifiuti deflagra: è una strage.

Rimangono uccise sul colpo sei persone, altre due moriranno alcuni giorni dopo. Sono Giulietta Banzi Barzoli, 34 anni insegnante; Livia Bottardi Milani, 32 anni insegnante; Euplo Natali, 69 anni pensionato; Luigi Pinto, 25 anni insegnante; Bartolomeo Talenti, 56 anni operaio; Alberto Trebeschi, 37 anni insegnante; Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni insegnante; Vittorio Zambarda, 60 anni operaio. Le vetrine di uno storico negozio di abiti della città vanno in frantumi e feriscono decine di persone. Alla fine saranno un centinaio i feriti.

41 anni dopo, l’enorme ferita che ha macchiato di sangue la piazza più bella di Brescia si è finalmente chiusa.

Ieri, 22 luglio, la seconda sezione della Corte d’assiste d’appello di Milano ha condannato all’ergastolo due ex militanti di estrema destra: Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. Il primo come mandante della strage, il secondo per aver ricoperto un duplice ruolo di collaboratore e depistatore.

Sono due veneti, di quella cellula veneta di Ordine Nuovo che è sempre stata al centro delle indagini su quasi tutte le stragi del periodo 1969-1974. Lo stesso Maggi era già stato processato anche per la strage di piazza Fontana e assolto.

E’ arrivato quindi a conclusione quindi un iter giudiziario fatto di 5 processi, 3 inchieste con un milione di pagine scritte, 1.500 testimoni, 10 sentenze. E fino a ieri nessun colpevole.

Poi la Cassazione che aveva accolto il ricorso della Procura generale di Brescia riaprendo un nuovo processo d’appello, anche se solo per una parte degli imputati.

“ La prima cosa che ho fatto – ci aveva raccontato Manlio Milani, da sempre anima dell’associazione dei parenti delle vittime (a piazza Loggia Milani ha perso la moglie) – è stato un grande sospiro di sollievo.

Finalmente dopo 40 anni di un lunghissimo viaggio, fra estreme difficoltà, trabocchetti e sofferenza, alla fine siamo riusciti a far emergere un dato di fondo che quarant’anni fa era esattamente all’opposto : la strage di Brescia, che ha subito depistaggi da parte di uomini anche istituzionali, non è un fatto locale ma fa parte della storia di questo Paese”.

PiazzaLoggia-monumentoE’ difficile oggi immaginare il clima funesto di quegli anni. L’escalation di violenza innescata a Brescia
nei mesi precedenti alla strage. Le tensioni sociali, le paure, i disordini, gli attentati alle sedi di partito e di sindacato, sino alla morte di Silvio Ferrari, giovane neofascista trucidato dal tritolo che trasportava sotto la sella della sua vespa.

Il 1974 è stato un anno tragico. Il 4 agosto dello stesso anno il treno Italicus Roma-Monaco esplode in galleria vicino a Bologna: muoiono 12 persone.

Una tensione che inserisce la strage di piazza Loggia in un quadro molto più ampio e sconcertante, non ascrivibile al solo attentato terroristico di colore politico.

 Una stella incoronata di buioBenedetta Tobagi, figlia di Valter, giornalista assassinato il 28 maggio del 1980 dai terroristi della colonna XXVIII marzo, nel suo libro Una stella incoronata nel buio” (Einaudi) tesse le trame con minuziosa perizia.

Parole inquietanti come depistaggi, inquinamenti, complotti, cospirazioni, servizi deviati, si susseguono per tutte le tre inchieste. Provocano un senso di impotenza tra la ricerca della verità e il suo raggiungimento. Si rimane confusi, con uno sguardo fuori fuoco di fronte ai crimini occulti di un passato il cui fragore si propaga insoluto fino al nostro presente.

Sono passati 41 anni dalla strage. Manlio Milani, marito di Livia, guarda le immagini di quei giorni. Ferite aperte nel suo cuore. Siamo alla Casa della memoria, il luogo che lui, presidente dell’associazione che riunisce i parenti delle vittime, ha voluto aprire qui a Brescia per non dimenticare mai quella strage.

Nella Casa della Memoria, dove è stata raccolta tutta la documentazione della strage e non solo,
Manlio Milani non riposa mai.

L’associazione promuove iniziative e mostre, collabora con altre onlus, istituisce borse di studio, gestisce la biblioteca e le attività culturali. Ma soprattutto contribuisce a fare storia per le future generazioni. Perché la memoria non si ritiri nei suoi luoghi più sotterranei per divenire oblio o contorcersi in revisioni fuori asse o sfuocate.

Il grande lavoro della Casa della Memoria pone la strage di piazza Loggia nella ragione per cui è stata ordita: un attacco diretto alle istituzioni dello Stato e alla democrazia. Perché il racconto di quel giorno, nella sua essenzialità, non venga disperso e nulla venga taciuto. Perché siano la storia e la memoria a giudicare una delle stragi più efferate degli “anni di piombo.

Un memoriale per tutte le vittime del terrorismo

La Casa della Memoria ha deciso di promuovere qualche anno fa una sottoscrizione, tramite una cartolina dedicata, per raccogliere i fondi necessari per un memoriale delle vittime del terrorismo. Una sequenza di formelle, oltre 430, con inciso il nome, data e lavoro di ogni vittima.

Le prime mattonelle sono già installate a Brescia, partendo da Piazza Loggia con un itinerario verso il Castello. Un percorso in salita a simboleggiare l’impegno per il ricordo individuale e l’elevazione civile che la memoria riconsegna alla coscienza.

Qui di seguito l’intervista che Manlio Milani ha concesso a Popolis il 28 maggio 2014, in occasione dei 40 anni della strage.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.