Brescia. Sarà diverso solo nella forma il 46º anniversario della strage di Piazza Loggia, ma non nello spirito e nel cammino, “sempre per la verità“, che accompagna ogni 28 maggio dal quel tragico 1974.

Il coronavirus e la situazione di questi giorni non consentirà la presenza fisica delle migliaia di persone che da 46 anni si ritrovano sulla piazza: scuole, studenti, più di 90 associazioni, delegazioni e cittadini non solo bresciani a rinnovare la volontà del cammino verso la verità. Perché la efferata ferita che ha insanguinato la città di Brescia rientra in un contesto più ampio che ha inciso profondamente sulla storia e nella politica della Repubblica Italiana dal dopoguerra.

Ci sarà pero una grande fotografia appesa al volto centrale di palazzo Loggia con le migliaia di partecipanti della passata commemorazione. Rappresenta il desiderio di essere presenti e di “non dimenticare”, anche se quest’anno le limitazioni lo impediscono. Doveroso ricordo di tutte le persone che hanno subito e sofferto i feroci segni di quella terribile giornata.Il 46 anniversario ha richiesto un impegno ancor maggiore degli altri anni per organizzare la serie di eventi in programma. La Casa della Memoria con le sigle sindacali e il comune di Brescia hanno lavorato instancabilmente per rispettare le norme imposte dalla pandemia e nello stesso tempo stilare un folto programma per la giornata del 28 maggio e oltre.

In Piazza Loggia giovedì 28 maggio saranno segnate 33 postazioni, ogni postazioni raccoglierà un massimo di tre persone per associazione o delegazione per un totale di 99 persone, con i dispositivi sanitari richiesti e il distanziamento, che si turneranno per rendere omaggio e dare inizio alla commemorazione del 46º anniversario della strage di Piazza Loggia.“Alle 10 e 12 minuti, 8 rintocchi di campana e un minuto di silenzio in Piazza Loggia”.

La città si ferma a ricordare le otto vittime. È doveroso non dimenticare quanto accaduto quel giorno: 28 maggio1974. E’ mattina. In piazza Loggia c’è una manifestazione sindacale antifascista. Piove. Molti manifestanti si sono riparati sotto i portici. 10 e 12 minuti, un boato. Una bomba nascosta in un cestino dei rifiuti deflagra: è una strage.

Rimangono uccise sul colpo sei persone, altre due moriranno alcuni giorni dopo. Sono: Giulietta Banzi Barzoli, 34 anni insegnante; Livia Bottardi Milani, 32 anni insegnante; Euplo Natali, 69 anni pensionato;Luigi Pinto, 25 anni insegnante; Bartolomeo Talenti, 56 anni operaio; Alberto Trebeschi, 37 anni insegnante; Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni insegnante; Vittorio Zambarda, 60 anni operaio. Le vetrine di uno storico negozio di abiti della città vanno in frantumi e feriscono decine di persone. Alla fine saranno un centinaio i feriti.Tante le iniziative anche quest’anno per l’anniversario, tra presentazione di libri, convegni, concerti, seppur in streaming, per far fede al motto “Sempre per la verità” che ha sostenuto i famigliari delle vittime e la Casa della Memoria nel iter giudiziario battaglia per la ricerca della verità e della giustizia. La verità, perseguita in unità per tutti questi anni, ha finalmente reso giustizia alle vittime, alla città, al Paese.

A giugno del 2017, dopo 43 anni di indagini, depistaggi, mezze verità, cinque istruttorie, tredici dibattimenti,  la sentenza definitiva per la strage di piazza Loggia: ergastolo per gli “ultimi” imputati, il neofascista Carlo Maria Maggi e l’ex informatore dei servizi segreti, alias Tritone, Maurizio Tramonte. A Roma la cassazione ha confermato la convalida del verdetto dell’appello bis. In piedi ad ascoltare il verdetto del tribunale Manlio Milani, presidente della Casa della Memoria e marito di una delle otto vittime della strage, che in questi anni, con famigliari e cittadini, non ha mai smesso di lottare per la verità e la giustizia.