Tempo di lettura: 3 minuti

Prove di telepatia. Esperimento, a suo tempo, sottoscritto da un notevole esponente degli studi sulle realtà recondite della psiche: “(…) due individui si comunicano fra loro un pensiero e si prefiggono che una terza persona ad una data ora percepisca il pensiero stesso. Giunto il momento, si interroga la persona designata domandandole “a che pensate?”. Il Jung afferma che tale esperimento non sbaglia mai. Provatevi.”.

A riferire questa versione, rispetto a quanto pare sia stato asserito dal famoso psichiatra e psicanalista, Carl Gustav Jung (1875 – 1961), sulle modalità di penetrare le ignote coincidenze del pensiero, allineate in corrispondenza fra loro mediante sfide empiriche di ipnosi, è Fabrizio Foni, nella sua diffusa trattazione delle diverse curiosità documentate nel suo libro, intitolato “Piccoli mostri crescono”, pubblicato dal “Gruppo Perdisa Editore” per la collana editoriale “Walkitalkie”, diretta da Luigi Bernardi.

Una pubblicazione che si ispira allo scorrere, in un’attenta lettura, le pagine della prima storica annata del settimanale “La Domenica del Corriere”, supplemento domenicale, appunto, del “Corriere della Sera”, riguardo le più singolari notizie apparse nero su bianco nel 1899, individuatevi a giudizio dell’autore, insieme ai riferimenti utili per sviluppare alcune costruttive analisi di argomentate correlazioni culturali, intese nel riflesso di ciò che, a tali informazioni, risultava accompagnato fra, naturalmente, ancora altro, legandosi a “Nero, fantastico, bizzarrie varie”, come recita il sottotitolo stesso di questo volume illustrato.

I fatti in questione che evocano stranezze tali da far superare, alla realtà dell’epoca, la fantasia, come pure da abbozzare certe tendenze avveniristiche di ingegnose e di presunte scoperte, analogamente sorprendenti per il diradarsi di nuove frontiere aperte su inaspettate prospettive, sono gli impliciti presupposti per riferire pure, in questo libro, nel merito dei generi letterari che all’insieme di indubbie, per quanto, spesso, controverse curiosità, parevano attenersi, quasi chiudendo il cerchio fra la materia osservata ed il modo stesso di narrarla e di ricercarla, per ispirazioni connesse ai perseguiti canoni di una data specificità letteraria.

Poco più di duecentocinquanta pagine, suddivise in tre parti principali, attraversano il fitto dispiegarsi delle significative peculiarità scelte dall’autore fra quelle messe in stampa sul finire dell’Ottocento, mediante l’emergere di molteplici eventi associabili al taglio aneddotico di altrettante varietà tematiche, rispettivamente corrispondenti a tendenze romanzesche della visione della realtà, come anche a dati, al contrario, oggettivi, ma comunque espressi in un abbellimento fantasioso, a differenza di altri, ancora, certamente sensazionali e suffragati da tanto di evidenti conseguenze e da testimoni ed a quelli, invece, probabilmente inventati di sana pianta: il tutto constatato, lungo lo strascico di quei giorni dell’Italia Umbertina, in una facile presa sul seguito degli affezionati della “Domenica del Corriere”, quale apprezzato periodico che, nel suo maggior contenuto, si prodigava in approfondimenti su conclamati e sicuri fatti attualità, a cui molti sembra si rivolgessero, scrivendo in redazione, per avere spazio per la pubblicazione dei propri elaborati.

Le fonti della vasta gamma di questo riuscito ed, a tratti, poetico, abbraccio fra la proposta in stampa di eventi manifestatisi al limite del vero, allora comunemente inteso, insieme al suscitare altrettanta fervida inventiva in alcuni lettori nel fare loro praticare, con una simile presa di suggestione e di attrattiva, l’emulazione di un pari scrivere, sono nell’accurata serie delle note bibliografiche che questo libro reca copiosamente a definizione del suo stesso contenuto, per significare sia da dove sono stati presi gli stralci dei fatti citati che chi ne siano stati, a vari livelli, gli autori.

La paternità degli scritti o la loro collocazione in un dato esemplare del giornale, si lega alla dinamica dei particolari dove l’insieme delle rispettive informazioni concorre a comporre, al medesimo tempo, un pittoresco ed accattivante ritratto del periodico stesso, osservato già, in quella somma di numeri settimanali, tale e quale, rispetto alle sue uscite nel secolo circa a venire delle proprie edizioni pubblicate, in un genere riconoscibile fin dalle caratteristiche copertine narranti, con i disegni di Achille Beltrame (1871 – 1945) e di Walter Molino (1915 – 1997) e, fra l’altro, stilisticamente puntuale, in una rappresentatività pure evocativa delle sfumature del momento, colte, quando le stesse si imponevano, tra le stranezze apparse fra cielo e terra, in un curioso repertorio aperto in un sempre più vasto scibile.

CONDIVIDI
Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *