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Brescia – I dipinti di Tomaso Maggini partecipano alle attrattive paesaggistiche della natura, procedendo da una personale ed attenta mediazione artistica che, alla rappresentazione del creato, assicurano una coinvolgente e speculare misura.

Luogo caratteristico, in cui si amplifica tale spontanea ispirazione, è l’antico cascinale circondato dalla campagna cerealicola locale, dove l’ambiente insiste nella propria rustica caratterizzazione, offrendo al territorio di Torbole Casaglia quel riferimento rurale che, nella toponomastica ascritta al Persello, circostanzia la denominazione indicata dal pittore come sede eletta per parte della sua ricorrente e praticata produzione.

Se, sul più vasto panorama, gli attigui campi coltivati modulano le stagioni nelle peculiarità di variopinte trasformazioni, nel più circoscritto ambito del cascinale, i prodotti delle ortaglie si combinano ai fiori nelle tipiche e nelle stagionali caratterizzazioni di cromatici fattori che, sui dipinti di questo pittore bresciano, risultano a volte, frammisti dalle figure di certi simpatici gatti sornioni.

Allo stesso modo con cui i colori ad olio sono utilizzati in quella predilezione che verso gli stessi l’autore interpreta, a motivo di un raggiunto effetto rappresentativo del reale, sviluppato in una appagante modalità di corrispondente risoluzione sostanziale, analogamente, l’uso della tela di juta compenetra tale caratteristica tavolozza coloristica nell’evocazione antichizzata della stessa opera artistica che, su questa base, pare suscitare al pittore la resa di una più vetusta matrice di stagionata ed, al medesimo tempo, di verosimile estrinsecazione.

Queste sollecitudini compositive hanno l’abituale completamento nella realizzazione delle cornici che il pittore stesso esegue secondo il metodico accorgimento dell’essenzialità mirata e pulita del trattamento del semplice legno di abete con mordente e cera, grazie a quel procedimento che, al dipinto, è proteso ad offrire l’alveo funzionale per un congeniale ed un armonioso abbinamento.

tomaso maggini1Nel favorire l’ispirazione per l’immedesimazione operativa di un’agreste rappresentazione, la cascina Persello di via Cavallera a Torbole Casaglia è pure il riferimento per il laboratorio utilizzato come ispirato studio pittorico che l’autore, a volte, condivide con gli artisti Luciano Ballini di Gussago e Gianni Bonassi di Rezzato, con i quali si ritrova a dipingere nelle antiche strutture del cascinale che riportano potenzialmente nella obliata dimensione remota del tempo, fino alla lontana presenza dei monaci benedettini che, nel territorio, hanno impresso le storiche tracce del loro mistico e laborioso carisma di intraprendente radicamento, fra i terreni coltivati e le allora boscaglie, per un’economia produttiva di utile sostentamento.

In questo senso, l’opera artistica pare potersi ricondurre all’invalsa espressione che, nei termini di “chilometri zero” ha l’enunciazione rapportata ad un ciclo di stretta e di contigua parabola germinativa di produzione e di distribuzione, stemperata, in questo caso, dal soggetto dell’ispirazione pittorica e lo svelamento finale della sua figurativa creazione.
In questo ambiente non si materializzano sole le ravvisate attribuzioni dei dipinti che, dal circonvicino contesto trovano il riscontro per le loro corrispondenti raffigurazioni, ma si pongono anche, in un’accurata attuazione, le fasi conclusive delle opere avviate in altra ubicazione, nell’essere significative di scenari desunti da trasferte con il cavalletto, secondo quelle rispettive ed ispirate caratterizzazioni dove la sensibile suggestione di un dato momento sembra creare l’emozione che ne distilla l’effetto di un suo focalizzato perseguimento.

Tomaso Maggini che, con le sue tele documenta alcuni scenari sospesi nelle decorse epoche rusticane, interpreta il paesaggio attuale nella amena tipicità di luoghi scorti anche a vasto raggio, come, fra gli altri, lo sono quelli lungo il mare della Croazia e delle “Cinque Terre”, gli argini agresti dei corsi d’acqua, a ridosso delle insenature fluviali del Po e del Mincio, i torrenti montani dove pure si profilano le attrattive delle pendici valligiane valsabbine, come quelle di Lavenone, della Corna Blacca, fino ad attestare pittoricamente le caratteristiche borgate di Bisenzio e di Presegno, mentre di rimbalzo, sulla scacchiera di una geografia assimilata artisticamente, altre attente immedesimazioni, dischiuse all’aperto di varie ambientazioni, si combinano con la pianura del ricorrente e lineare assortimento dei campi della Bassa bresciana, a sua volta, differente rispetto alle Torbiere di Iseo che, per il pittore, delineano pure l’ambito di una vagliata interpretazione, fra lo scibile naturale dei luoghi frequentati, per un effettivo confronto con il vero a cui rendere la diametrale mediazione dell’arte, rivolta a consacrarvi una perdurante e fedele manifestazione.


tomaso maggini2Questo percorso pittorico che, per Tomaso Maggini,
è stato coltivato nella somma stilistica ormai parametrata in quarant’anni di attività artistica, segue il fecondo connubio formativo praticato in seno ai qualificati corsi d’approfondimento compositivo di figura e di pittura, promossi dall’Associazione Artisti Bresciani (Aab), con sede a Brescia in vicolo delle Stelle, attraverso la guida del maestro Enrico Schinetti, nel quadro di un peculiare insegnamento al quale, insieme a quello anche maturato sotto la direzione del prof. Primo Tinelli, il pittore attribuisce il contributo teorico ed empirico abbracciato per favorire il proprio conseguente e spontaneo pronunciamento.

Un pronunciarsi profuso anche nell’ambito espositivo di alcune mostre collettive, alle quali il pittore ha concorso a sostanziarvi l’apporto di una personale proposta artistica che, nel caso dell’esposizione effettuata presso l’Aab, durante la primavera del 2013, ha avuto il congiunto allestimento con le opere pittoriche di Giovanna Marpicati, per la cura di Lucia Manenti, della quale la pubblicazione, delineata con la cifra “202a”, per la serie editoriale promossa dal sodalizio posto a riferimento della mostra stessa, ha recato, fra l’altro, alcune considerazioni che, a Tomaso Maggini, rapportano alcune riflessioni, suscitate, all’accennata curatrice, in occasione di un’altra esposizione da lui realizzata a San Zeno nel 2006: “Contemplatore del cielo e delle quinte paesaggistiche della campagna, della laguna, della montagna, Tomaso Maggini studia il tempo, l’atmosfera, la luce che illumina i panorami, i campi, la neve, i prodotti della terra, gli oggetti ed opera nella sua vita e nella nostra quei colpi d’occhio familiari e tanto amati”.

In un’analoga circostanza espositiva, organizzata invece dall’Associazione “Arte e Cultura – Ars Vivendi” di Ugo Nappi e di Rosa Lardelli di Brescia, l’autore ha partecipato, con vari suoi dipinti protesi ad una serena immedesimazione nella natura di varie ambientazioni, alla mostra dal titolo “Due sguardi sul paesaggio”, contraddistinta pure da alcune opere dell’artista Claude Paulmary, nella galleria “Pinelli” di via Belvedere a Brescia, durante l’autunno del 2011.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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