Palazzolo S/O (Brescia) – Tra Brescia e Bergamo, si profila Palazzolo sull’Oglio, non solo nella geografia, ma anche nell’arte visiva che riserva, agli artisti di questa località di confine, la visibilità di una esplicita dedicazione, secondo quell’appartenenza territoriale dove un insieme di pittori risulta nominalmente raccolto in una specifica categoria, fra i tanti partecipanti ad una medesima iniziativa espositiva.

Come una sorta di enclave fra le due province che confinano fra loro, l’impronta locale, per una emanazione rappresentativa, compete a Palazzolo sull’Oglio, come centro a cui pure convergono i pittori originari da altre zone, per una mostra collettiva, nella quale risultano analogamente compresi, fra i diluiti accenti di una più vasta sinergia.

Catalogo disponibile, su progetto grafico di Maria Chiara Belotti e con la fotografia di copertina realizzata da Anderson Baita, per un’esposizione allestita fino al 25 novembre, nella biblioteca comunale – polo culturale palazzolese, situata in faccia all’Oglio, su via Cesare Battisti, con orari d’apertura, di sabato e di domenica, dalle ore 15 alle ore 19 e, per la sola mattinata festiva, dalle ore 10 alle ore 12, con ingresso libero e gratuito per entrambe le giornate, dove si esplica questa plurale manifestazione artistica, dedicata al tema ambientale, a firma della locale associazione culturale “Il maestrale”.

Scrive, sul catalogo accennato, Adriano Arcangeli, presidente di tale sodalizio, fra altre considerazioni introduttive all’evento: “(…) L’associazione culturale “Il Maestrale”, sotto la guida del prof. Giuseppe Belotti, ha inteso incoraggiare per questa mostra la sperimentazione artistica quale veicolo espressivo, alternativo ed originale della cultura della sostenibilità. Ciascuno dei 24 artisti in mostra ha raccolto la sfida affinchè si combattano i comportamenti che danneggiano l’ambiente e si evidenzi l’inutilità dello spreco, creando opere innovative. (…)”.

La mostra “Sguardo sul ‘900. Indagine sull’ambiente” è composta da opere di pittori bresciani (Angelo Rossini, Eugenio Mombelli, Enrico Schinetti, Giuseppe Piovanelli, Luigi Pasolini, Paolo Petrò, Pierangelo Arbosti e Riccardo Pezzoli), come pure da dipinti di artisti bergamaschi (Angelo Capelli, Bruno Visinoni, Calisto Gritti, Enrico Agazzi, Gianfranco Mazza, Lucia Innocenti, Maurizio Scotti, Mino Marra e Silvia Manfredini) e, fra questi due gruppi, è, enucleata, in una distinta specificazione d’afferenza costitutiva, anche la folta schiera di una serie di interpreti dell’arte pittorica di Palazzolo sull’Oglio, nelle persone di Dino Caccia, Eugenio Piva, Giuseppe Belotti, Kalo Mancuso, Maria Chiara Belotti, Pietro Pasquali e Tommaso Cocco.

Il dispiegamento di tale composita compenetrazione, ingenerata da molteplici carismi compositivi, è salutato dall’assessore alla Cultura di Palazzolo sull’Oglio, Gianmarco Cossandi, nello spiegare, fra l’altro, che “(…) Artisti, curatori e organizzatori intendono offrire in questa mostra un momento di confronto sulle tematiche ambientali e una personale visione proiettata in un futuro di maggior ecosostenibilità del pianeta. L’eterogeneità delle tele esposte, le differenti tecniche e modalità di rappresentazione del tema, diventano, quindi, occasione di riflessione e interrogativo sui comportamenti sociali e sul rispetto dei nostri territori che ci consente, attraverso l’occhio sensibile degli artisti, di indirizzare lo sguardo verso una prospettiva che ci auguriamo tutti migliore. (…)”.

Per curatori si intendono, rispettivamente, il prof. Giovanni Quaresmini, la prof.ssa Emanuela Gardoni e la prof.ssa Antonia Abbattista Finocchiaro, nel loro qualificato contributo ascritto al ruolo di critico d’arte, ai quali spetta la presentazione, fra le pagine illustrate del catalogo, delle opere allestite, nello sviluppo grafico di trattazione in capo ai pittori partecipanti, che, nell’ordine, sono presentati come bresciani, palazzolesi e bergamaschi.

Stili diversi, approcci difformi alla mediazione pittorica, con l’interpretazione del tema ispirato al patrimonio ambientale, che, nel caso degli artisti della località ospitante la mostra stessa, ricevono, da parte della prof.ssa Emanuela Gardoni, una definizione complessiva, inserita insieme ad altre riflessioni, in una stima esplicativa, presente fra le pagine a colori della stampa alla quale, per le edizioni de “Il maestrale”, la mostra si riconduce in un’attestazione esclusiva: “(…) Osservando le opere degli artisti palazzolesi prodotte per questa mostra, ho notato alcune linee guida che le accomunano. Il leitmotiv è il degrado, lo sfruttamento, la distruzione che l’uomo perpetua ormai da tempo, nonostante essi vivano sulle rive di un fiume amato e in una cittadina molto attenta al rispetto della natura, ognuno ha interpretato questo tema in modalità molto diverse. Vediamo come Giuseppe Belotti, da un lato rappresenta la cruda realtà, mentre dall’altro, smaterializza le forme nel suo stile etereo in un continuo conflitto tra vero ed ideale; vediamo poi un aere astratto in cui confida Pietro Pasquali, per cercare una nuova forza in una gradazione di sfumato perfetto; questa dissolvenza è ancor più esaltata dall’opera di Dino Caccia, un contrasto tra la parola stampata e le pennellate aggressive, ma contemporaneamente armoniche che colpiscono ed allo stesso tempo leniscono lo stato d’animo dello spettatore. (…)”.

“Sguardo dietro al ‘900 – Indagine sull’ambiente” ha il patrocinio della Provincia di Brescia, del Comune di Palazzolo sull’Oglio e della Provincia di Bergamo, mentre tra i sostenitori hanno visibilità, sul catalogo, “Lampo”, il “Movimento Cooperativo Palazzolese” e “Banca Valsabbina”, in relazione ad un appuntamento con una possibile via di riflessione, affidata a quel suggestivo ambito pittorico del quale il prof. Giovanni Quaresmini, scrive, fra l’altro, che “(…) Le opere in mostra rappresentano un ponte verso una singolare visione della realtà, una finestra che ci consente feconde riflessioni attraverso percezioni di sensibile appagamento. In alcune, emergono figurazioni col richiamo alla semplicità del vivere, in altre, prevale il ritmo compositivo e il fluire di un canto cromatico, a volte, nel magma emotivo, in altre ancora, il vigore plastico e la robustezza solida dell’impianto, e, ancora, la suggestione dello svelare, per ri-velare il mistero in cui l’uomo è avvolto. Le opere si collocano nell’alveo della pittura del Novecento, rendendo evidente come “ciò che è fuori di noi, in realtà sia dentro di noi”. In tutte le opere emerge, quindi, lo sforzo sincero dell’autenticità, il richiamo ad un’unica umanità che, lungo strade diverse ed originali, percepisce che la meta rimane l’incontro con l’altro. (…)”.