Palazzolo sull’Oglio (Brescia) – C’è un libro che si rapporta a quanto il suo stesso autore ha avuto modo di riferire nel corso della ricorrenza che il 2013 ha intersecato in coincidenza con Halloween, a Palazzolo sull’Oglio, attraverso un appuntamento culturale, realizzato fra i due mesi autunnali in avvicendamento.

Il tema è quello dell’arte contemporanea che, in questo caso, riguarda la nutrita e ragionata schiera di quei pittori viventi che sono documentati nella medesima pubblicazione, presentata nel corso dell’ultima serata d’ottobre, presso il palazzo Panella, al civico 53 di via Matteotti, sede della locale “Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea”.

Ad introdurre l’evento è stato Davide Dotti, curatore della mostra dedicata, negli stessi ambienti della fondazione, al pittore Matteo Pedrali (1913–1980), durante il quale il giornalista, scrittore e critico d’arte parmense Camillo Langone ha presentato il suo libro, pubblicato per le edizioni “Gli specchi Marsilio”, dal titolo “Eccellenti Pittori” in cui, contestualmente alla motivata proposta di una argomentata chiave analitica circa l’attuale panorama pittorico italiano, è documentata la ricerca creativa di numerosi artisti, attraverso l’esemplificazione dei loro lavori, nella cornice critica attorno alla quale tali esponenti della tavolozza contemporanea sono enucleati, unitamente all’interessante carrellata intelleggibile di molteplici fattori con i quali sono rispettivamente esaminati.

Definito da Davide Dotti, “libro dal taglio critico e dalla lettura avvincente”, il composito risultato editoriale di “Eccellenti Pittori” è stato rapportato da Camillo Langone allo sfondo che ne ha costituito il lievito specifico per la sua stessa corrispondente risoluzione: “Da sempre mi interesso di pittura, anche frequentando amici che hanno ereditato in famiglia opere d’arte di autori come Sassu, Fiume, Cascella, Gottuso, Schifano, spesso percependo che in case di questo ceto benestante i dipinti di autori defunti rappresentino quasi un assetto artistico ultimativo, in quanto si ha l’impressione che non si pensi agli artisti viventi, perché implicitamente si ritiene che non ve ne siano altri rispetto a quelli già raccolti nella propria collezione”.

Nel tentativo di riallacciare l’attuale compenetrata varietà artistica con quella delle trascorse generazioni, applicatesi su un medesimo piano di espressioni compositive che sono oggi riscontrabili fra analoghe ispirazioni, Camillo Langone ha ricondotto il motivo fondante del suo libro, precisandone l’intenzione del “far conoscere che esistono pittori fra i più bravi degli ultimi decenni”. A supporto delle proprie qualificate considerazioni, l’autore ha focalizzato il riferimento probante di “un criterio oggettivo, in quanto la bellezza esiste ed è oggettivabile”, anche sulla base di certi parametri altrui, come quelli di vari pensatori che, riguardo il tema “della natura di un’opera d’arte”, hanno formulato alcune indicazioni, allusive di un interessante ed esplicito insieme di elementi di attribuzione, per una loro possibile ricognizione di selezione.

A questi Camillo Langone aggiunge la propria “idea umanistica”, secondo la quale “il pittore deve usare la sua mano dalla A alla Z”, senza ricorrere a strumentazioni ed a macchine estranee all’autenticità di una sua diretta composizione, ed a materiali che, in ambito pittorico, spostano la proporzione sul risultato concettuale di un prodotto di fatto diverso da quello che è sancito nella tradizione di tecniche espressive che, nella varietà del genere e nella diversificazione dell’applicazione, confermano il pittore ed il suo lavoro in ciò che, ad esempio, l’artista Fernando Botero specifica nel concetto, secondo cui, le opere d’arte, perché siano riconosciute veramente tali, lo possono essere senza l’apparato di critica che ne promuove l’interpretazione.

Come è, tra l’altro, spiegato nel testo diffuso durante l’incontro con l’autore, ad accompagnamento del libro “Eccellenti Pittori”: “Secondo Langone dal Rinascimento ad oggi l’architettura si è allontanata dall’arte figurativa e il linguaggio plastico langue, esigendo molto spazio e denaro. La pittura, nell’ambito dei nuovi media, è invece più disponibile, più facile da maneggiare, immediata nel linguaggio e riconoscibile da tutti, senza il bisogno di stampelle per stare in piedi, come quelle fornite all’arte concettuale dalla critica e dai musei. Quando però Langone parla di pittori non allude a chi prende scorciatoie meccaniche e disumanizzanti o sovrapennella le fotografie, diventando un mago del plotter: a un pittore non chiede di essere eccellente copista e nemmeno di avere una bella testa, se poi le mani non sanno che cosa fare, perché sono i risultati a contare e non le intenzioni. A un pittore Langone chiede di avere delle idee e di sapere come realizzarle: ma l’arte, come diceva Leo Longanesi, è un appello al quale troppi rispondono senza essere chiamati, ecco perché la prepotente quantità di arte cattiva circolante deve essere distinta dalla buona con il metodo del confronto impietoso, ma necessario”.

L’obiettivo è il promuovere l’arte “tout court”, senza che, perché sia compresa, abbia il diaframma della “critica intorno”, proponendosi pure senza il linguaggio polimaterico delle installazioni e senza abbisognare di quelle ulteriori specificazioni o di chiarimenti di senso e di stile che, in questo modo, lasciano il campo sgombro da mirate giustificazioni, per lasciare invece trapelare una spontanea percezione, rivolta ad esempio, a cogliere quel requisito di opera d’arte, citato da Camillo Langone, nell’espressione tratta da una considerazione del pittore Eugene Delacroix (1798–1863), rispondente al fatto che il lavoro di un artista abbia come “prima virtù l’apparire una festa per gli occhi”.

Altre citazioni, evidenziate nel libro, a riferimento delle proprie riflessioni e suffragate dal riscontro esemplificativo di un gruppo variegato di pittori, sono raccolte dall’autore dai pensieri dell’antropologo Marc Augè, secondo cui “uno che dà speranza, ossia un artista”, di Ugo Foscolo (1778–1827) per il quale “l’arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentarle con novità”, di Friedrich Nietzsche (1844–1900) che alla domanda “che cosa soltanto può ristabilirci?” rispondeva “la vista del perfetto”, di Boris Pasternak (1890–1960) che ad un personaggio del suo immaginario narrativo attribuiva la conclusione che “Forza e originalità, le due doti che egli considerava essenziali alla realtà dell’arte”, di Oscar Wilde (1854–1900) convinto che non via sia “arte là dove non c’è stile” e del filosofo britannico Roger Scruton, assertore che “una vera opera d’arte riesce a rendere bello il tutto”, mentre per l’attore Davide Halevim “collezionare è un modo per rimanere immortali”, anche in relazione alla conclusione dell’artista piemontese Daniele Galliano, attestata nell’assicurazione che “quello che rimane nei secoli dei secoli sono le opere”.

Artista quest’ultimo, tra gli altri, che è incluso da Camillo Langone nel libro “Eccellenti Pittori”, riservandogli visibilità per la serie di dipinti dedicati alle donne in gravidanza, quale espressione di un’arte positiva, carica di voglia di vita, mentre in copertina il volume reca la riproduzione di un’opera della giovane pittrice abruzzese Ester Grossi, dal titolo “Fashion maniac – what a strange world”.

Dedicata ai pittori per stimolare i collezionisti, nell’ambito di un messaggio culturale pervaso da un’inscindibile simbiosi di coesistenza, anche rappresentata dal nesso d’implicazione che “la pittura è viva e lotta insieme a noi”, la pubblicazione coniuga l’entusiasmo dell’autore in un ampio raggio di esponenti dell’arte, scorti in molteplici località di appartenenza e di effettiva realtà di propria originaria pertinenza: da Marco Cigolani di Como che “rimanda ad un’idea felice della religione” al milanese Marco Petrus “pittore che migliora le grandi città con vedute che le rendono più belle con la prospettiva verso l’alto”, dal veneto Nicola Verlato che si è fatto particolarmente strada nella costa pacifica degli Stati Uniti d’America, avendo studio a Los Angeles, al siciliano Salvatore Mangione, in arte “Salvo”, che rinverdisce l’antica suggestione del paesaggio in una formulazione di rinnovata e di coinvolgente liricità d’insieme, dal lecchese Tino Stefanoni con l’espressività di immagini ferme e silenziose, estratte dalla visione dal vero del paesaggio, a Daniele Vezzani di Novellara, nella Bassa Reggiana, “pittore dopolavorista” che, fra l’altro, investendo particolare abilità nel disegno, affina nelle sue opere la misura di una ritrattistica ispirata ad antichi dipinti, da lui rivisitati in una versione a nudo degli stessi, dall’accennata Ester Grossi “archeofuturista” che riesce a raccontare in arte anche una visione obliata dell’abruzzese lago del Fucino, a Marco Mazzoni di Tortona “pittore neoliberty” e “neofloreale”, da Paolo Fiorentino di Roma con le vedute cittadine rasenti un protagonismo architettonico degli spazi, all’espressionismo di Enrico Robusti di Parma, da Marco Tirelli di Roma “pittore con dipinti di grandi dimensioni che tendono all’astrazione quasi ottica” al pescarese Gabriele Aruzzo, contraddistinto da quel forte simbolismo d’evocazione che è, ad esempio, rappresentato nell’opera “Proposta per il nuovo stemma della Repubblica Italiana”, dall’astrattismo di Abel Herrero di Cuba, ora residente a Parma, al vedutista romano Mauro Reggio, dal barese Giovanni Gasparro a cui la figurazione artistica consente di fare appurare che “il suo stilema è di esprimere molte mani”, alla pittrice di origine bulgara Emilia Sirakova che “ama la bellezza al femminile”, dal romano Luigi Serafini, autore, tra l’altro, del “Codex Serafinianus”, ad Angelo Davoli di Reggio Emilia, incline a confrontarsi con figurazioni del mondo industriale, dalle atmosfere sospese del pugliese Pietro Capogrosso, alla pseudo-tridimensionalità pittorica di Marta Sesana di Merate, mentre, con la tecnica dell’encausto, si distinguono rispettivamente i pittori Stefano Di Stasio, romano d’adozione, e Tommaso Ottieri di Bagnoli, nella regione campana, quale terra d’origine pure dell’altro, valente appassionato di questa laboriosa metodica compositiva.

Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.