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Il primo, tra i non autoctoni, che mi dirà la frase fatta “i bresciani sono poco affettuosi” sarà garrotato, da me personalmente.
La nomea che gli abitanti di Brescia si sono visti dare, da chi qui non vive, si basa sull’apparente ruvidità di modi, che si ammanta di contenutezza e di pudore dei propri sentimenti. Ma conoscendoli, questi “rudi” soggetti sanno dare tanto: molto più dei caciarosi espansivi altri italici.
Questa sera (ndr: fine febbraio 2011) ho vissuto una cena amicale, con persone con cui non avevo, fino ad oggi, scambiate molte parole.

Ma è giusto fare un passo indietro, come in un film.
Tutto cominciò con un invito a parlare ai volontari della S.A.R.C. (118) di Roncadelle. Tema dell’incontro: “Lo stress del soccorritore e del soccorso”.
Non chiedo parcella, in questi casi, ma…lo confesso, un salame.
La cosa ha reso perplesso il Presidente che, pensando ad una battuta, mi ha doverosamente salutato con un magnifico mazzo di fiori.
E questo accadde dieci anni fa circa. Quando tornai, nel 2009, a ripetere la mia performance, il Presidente Capra era stato avvertito e quasi minacciato: o salame o nulla di fatto. E così fu attivato Candido, che gentilmente mi passò “brevi manu” il prodotto della sua arte.
Candido ha una cascina. E, una volta ogni tanto, una decina di volontari organizzano un simposio da lui.

A questo punto, è doveroso un altro piccolo passo indietro: alla cena, organizzata dalla S.A.R.C per fine corso preparatorio dei volontari, ero stata invitata anch’io. Hotel molto conosciuto anche per il suo ristorante, con raffinata presentazione di cristalli e tovaglie damascate, porcellane e camerieri solerti. Una cosa seria, per i relatori del corso e le personalità dirigenziali; tutti benvestiti e composti. Ma, dai discorsi a tavola si intuiva un rapporto più denso di quello ufficiale: piccoli gesti non solo di cortesia, ma anche di simpatia. Qualche battuta, l’ammissione, da parte mia, di amare cibo locale e buon vino (cosa che, del resto, si arguiva dalla mia possanza ovoidale); racconti di cene, tra amici, in cascina e la velata promessa di un invito.

Poi, qualche giorno fa, mi arrivò davvero QUESTO invito, come se fossi non la estemporanea relatrice di una lezione ad un corso, ma un’amica VERA.
E’ stata gioia pura. Ed eccomi, allora, nella grande cucina: un lungo tavolo e sul tavolo assi di legno altrettanto lunghe. Paioli di polenta e paiolo di sugo.
La polenta solare viene stesa e resa pari da un bastone che pare un’arma medioevale e poi accuratamente ricoperta di rosso intingolo, con costine affioranti, qua e là. Come se si facesse parte di una numerosa famiglia del tempo passato, ciascuno, munito di cucchiaio, si siede e attacca, dalla propria postazione, il giallo ed il rosso, mentre volute di profumo d’intingolo arricchiscono il già sano appetito.
Le insenatura si allargano, nella regione polenta, disseminata di montagne di ragout.

Un ospite racconta come, da bambino, suo padre gli facesse scolpire la penisola italiana, a colpi di posata. Un ottimo richiamo, oggi, ai 150 dall’Unità. Intanto, gli ossi lucidi delle costine si allineano, uno dopo l’altro, dopo l’accurata ripulitura: testimoni muti del gradimento umano. Bicchierozzi di ottimo vino rosso accompagnano il tutto. Complimenti allo chef. Abbiamo, tutti, i pomellini rossi ed il sorriso di chi è contento e sazio. Non riesco a completare la mia insenatura nell’aura polenta… Ma una fettina di formaggio nostrano? Non si può dire di no. E al nocino? Ed al magnum di bollicine? Si può resistere?
Ma, in un’atmosfera amicale tanto da farmi pensare di avere da sempre conosciuto queste persone che mi hanno accolta così caldamente, ci si può anche “sacrificare”. E’ stato veramente piacevole provare sensazioni di tranquilla pienezza emotiva, di gioia serena di condivisione, parlando di tutto, senza remore e senza fraintendimenti.

E’ stato dolce e tenero vedere come l’apparentemente sbrigativo chef giocava con il più piccino della compagnia (quasi quattro anni di maschietto bellissimo…tra una dozzina d’anni dovrà andare in giro con l’elimina-code, mi sa). Ed è stato appagante essere accolta con tanta simpatia.
Avevo, in altra sede, scritto che nelle giornate fredde e grigie di fine inverno è la compagnia piacevole che ci aiuta ad aspettare la tardiva primavera: posso restare con voi, nuovi e gentili amici, almeno fino a Maggio? Eh… posso?

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Anna Grasso Rossetti
Dopo l'insegnamento mi sono dedicata alla libera professione di: psicologa, perito grafico, esperto del segno presso i Tribunali, docente di psicologia della scrittura, di comunicazione fattiva e tecniche di rilassamento, consulente in Sessuologia, psicologa dello Sport. Sono iscritta al Collegio Lombardo Periti Esperti e Consulenti.

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