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Il Re aveva preso la strada per la Valtrompia.
Umberto I (1844 – 1900), in questa valle bresciana, pure famosa per la produzione armiera, aveva mangiato polenta e uccelli. Invitato dall’allora ministro Gaurdasigilli, Giuseppe Zanardelli, per una visita agli stabilimenti metallurgici, il sovrano aveva pure degustato tale piatto nostrano.

Era l’agosto del 1890. Nell’ambito delle manovre militari, in programma, in quel periodo, a Montichiari, la trasferta reale aveva assecondato l’invito dell’accennato ministro bresciano, per una significativa diversione valtrumplina, nel corso di una memorabile mezza giornata, concretizzatasi prima che la manifestazione delle Forze Armate occupasse, in seguito, fra le pianure e le colline moreniche nelle vicinanze del basso lago di Garda, quei giorni prossimi alla fine dell’estate.

RE UMBERTO IPartito in treno da Brescia, alle sei del mattino di quel sabato 23 agosto 1890, il Re aveva fatto tappa a Carcina, per un sopralluogo nella fabbrica d’armi “Glisenti”, raggiungendo, poi, Gardone Valtrompia, per visitare l’arsenale militare e riguadagnare, quindi, la via del ritorno, dopo quella partecipata parentesi conviviale in tarda mattinata che, anche fra i giornali della stampa locale, aveva avuto l’eco del riscontro di una caratterizzazione particolare, circostanziata nel municipio gardonese in cui un pranzo precoce, descritto dal quotidiano “La Provincia di Brescia” dell’indomani, si era contestualizzato nei frenetici preparativi di un solo giorno prima, attivatisi, sul posto, una volta giunta la notizia dell’arrivo della massima carica istituzionale, verso la quale “si fu l’etichetta osservata nel servizio, in parte prettamente ufficiale, anzi di Corte, e in parte affatto alla buona, proprio di famiglia. Questa prese poi il sopravvento assoluto quando comparve la colossale polenta cogli uccelli, il tradizionale piatto bresciano. La polenta venne presentata a S. M. sopra il caratteristico tagliere di legno e gli uccelli – 300 piccoli e 100 quaglie – sopra un altro piatto. Il Re fece onore al piatto bresciano e così pure il Principe e gli altri personaggi del seguito”.

Pare che sessanta coperti, insieme alla cura della preparazione possibile di un cerimoniale durante il ristretto arco di tempo compreso nell’esiguo anticipo dell’avvenimento, rispetto alla venuta in Valtrompia del sovrano, fossero stati significativi di un aspetto caratteristico di quell’accoglienza generale che, anche in tavola, aveva saputo rendersi tale, esprimendo anche un diretto riferimento con la realtà locale.

Un evento non passato inosservato, pure nella effettiva dinamica di contorno dove si era verificato, come semplice cornice estemporanea in riferimento ad uno di tutta una serie di fatti, attraverso i quali la cronaca aveva tracciato, di quei frangenti agostani, un diversificato ed incalzante avvicendarsi degli appuntamenti che riportavano alla presenza del Re nel bresciano, tanto che il giornale “La Sentinella Bresciana”, del 29 agosto 1890, riprendeva la notizia inerente l’avvenimento, puntualizzando ed avversando, attraverso i termini  di una lettera pervenuta in redazione, quanto sembrava che il cronista del “Corriere della Sera” avesse, per l’occasione, invece scritto, circa il medesimo argomento, avendo egli usato la stroncatura dolente di “una polenta cruda e di uccelli a lesso”.

Il giorno seguente, lo stesso quotidiano, pubblicava puntualmente la risposta dell’incauto giornalista, criticato per quel suo articolo, a suo tempo, apparso sul menzionato giornale nazionale, per offrire, invece, la sua versione, in relazione al presunto cattivo ritratto da lui recato al piatto prelibato: “Leggo in codesto spettabile periodico N. 238 una lettera da Gardone V.T. colla quale si smentisce la notizia pubblicata nel Corriere della Sera che cioè il piatto “polenta ed uccelli” offerto a S.M. nel 23 corr. mese a Gardone, fosse mal rieuscito, perchè la polenta non ben cotta e gli uccelli la metà da sembrare alessati. Prego credere, e ci tengo lo si creda, che chi scrisse quella corrispondenza non aveva intenzione alcuna di offendere i sig. della Val Trompia che offersero al Re la colazione, chè sarebbe molto mal corrispondere alle gentilezze cui venni fatto segno da parte di tutti coloro che ebbi occasione di avvicinare in quella valle nella surripetuta giornata. Ciò premesso dirò, a mia giustificazione, che persona della quale non credo opportuno fare il nome, dissemi aver preso parte alla colazione reale e mi garantì ripetutamente come la famosa “polenta” era mal cotta, forse per la sua quantità, e degli uccelli, una metà sembravano cucinati a lesso. Se la notizia datami, e pubblicata nel “Corriere” è falsa, deploro siasi abusato della mia buona fede, sorprendendola”(…).

Come aveva, fra alcuni altri aspetti, attestato la lettera dei gardonesi al quotidiano menzionato, il re Umberto I sembrava sia stato, invece, preso da tutt’altra impressione rispetto al piatto da lui assaporato: “Il Re, il Principe ereditario, i ministri Cosenz, il Marchese di Santa Rosa, levarono al cielo la polenta e gli uccelletti; il Re scherzando disse – l’ho indovinato a farmi uccellatore, ho fatto una brescianella a Monza e mangerò così gli uccelletti”.

A parte l’appostamento fisso di caccia a cui aveva, con tale espressione, alluso il Re ed, al di fuori, del contesto venatorio di quanto da lui stesso sperimentato in Valtrompia, da Brescia erano giunte al sovrano anche altre specialità locali che erano risultate similmente documentate dalla stampa dell’epoca, mediante un paio di riconoscimenti che Umberto I aveva fatto, di rimando, pervenire ad altrettanti pasticceri di Brescia, come, rispettivamente, documenta “La Sentinella Bresciana” del 24 e del 30 agosto 1890.

Nel primo caso si era trattato di Luigi Scaglia, “pasticcere in Corso Emanuele e fabbricante dell’ormai famoso biscotto bresciano”, mentre, nel secondo in ordine di tempo, era stata, invece, la volta di un altro esponente locale della medesima categoria ad essere, pure, al centro della notizia di una apprezzata bravura con tanto di benemerenza conseguita: “Un altro pasticcere onorato di un regalo del Re – L’egregio signor Piccinelli Enrico, pasticcere di Brescia, avendo spedito a S.M. il Re una magnifica bomboniera di biscotto bresciano, e a S.M. La Regina un’altra bomboniera contenente diverse scatole di persicata, ricevette in compenso una magnifica spilla d’oro, portante nel mezzo un’aquila attorniata da ben ventisei piccoli brillanti di pregiato valore e sormontata dalla corona reale. Tale spilla veniva accompagnata da una lettera di aggradimento spedita al sig. Piccinelli a mezzo del ministro della Real Casa, comm. U. Rattazzi”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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