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di Chiara Piva

Venerdi 14 maggio è partita la missione in Argentina!
Dopo il fine settimana tranquillo (necessario per recuperare le 5 ore di fuso orario) passato sotto la pioggia girando per la capitale e escoltando tango, per il primo giorno di lavoro Buenos Aires ci ha accolto con un bel sole autunnale.

E allora si comincia: l’idea è quella di vedere se in Argentina ci sono le condizioni per provare a pensare insieme un progetto di rinascita di un sistema di Banche di Credito Cooperativo a servizio dell’economia locale.

Non si puó nascondere che la situazione è piuttosto complicata: a causa di una serie di leggi che non favoriscono la formazione e il funzionamento di casse di credito, delle circa 900 attive nella metá degli anni ’60, attualmente, per fusioni o scomparse, ne sono rimaste…tre! Oltretutto, con caratteristiche non del tutto chiare e coerenti con il concetto di cassa rurale.

È una scommessa. Una scommessa che Italia e Argentina potrebbero fare insieme sul Credito Cooperativo come strumento di sviluppo. E, a sentire i nostri interlocutori, l’Argentina ne ha davvero bisogno e il Credito Cooperativo italiano ne ha l’esperienza e le capacità.

Dunque, gli interlocutori incontrati finora. Si tratta di persone molto diverse, che rappresentano istituzioni molto diverse: dal vice Ministro per l’Economia a quello per lo Sviluppo (che, come è facile pensare, hanno idee e approcci molto diversi sul tema in questione), i responsabili dell’ufficio cooperazione dell’Ambasciata italiana e quelli dell’Istituto Provinciale di Azione Cooperativa.

Quello su cui però tutti concordano è l’assenza di esperienze, formali e informali, di raccolta cooperativa di risparmio. Sembra che i soldi gli argentini li tengano bajo el colchon, sotto il materasso!

Certo, sono solo i primi giorni, c’è ancora tanto tempo per trovare quello che cerchiamo. D’altra parte è chiaro che l’idea resta quella di aiutarli a intercettare i ‘loro’ risparmi, non di mandargli i nostri (d’altra parte anche loro hanno piú o meno sottolineato che quello di cui hanno bisogno non è un aiuto finanziario).
È questa la base di partenza per un qualsiasi potenziale progetto di cooperazione. Detto con le parole del Direttore: “Gesù, nel miracolo della moltiplicazione, qualche pane e qualche pesce giá li aveva!”.
Quindi, non si puó partire dal nulla (neanche per i miracoli), e allora continuiamo a cercare qualche esperienza giá avviata e vediamo se i soldi escono fuori dai materassi!!

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Elisabetta Berto
Mantovana d'origine, cittadina del mondo per necessitá. Dopo gli studi a Milano intraprende un personale percorso di approfondimento della finanza per lo sviluppo che la porta prima in Kosovo, poi in Ecuador e, infine, in Argentina. Lí ritrova se stessa. Adora i tortelli di zucca, non può fare a meno del canto e dello spagnolo. Calvino il primo amore, Borges un compagno per la vita. Colore preferito: rouge d'Armani 400.

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