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Orzinuovi (Brescia). La Rocca San Giorgio, presso Piazza Garibaldi, apre le porte alla mostra personale di Gianni Martinelli intitolata “Prima del Fuoco”.

Giò, apprezziamo molto quello che hai già fatto ma dicci, ed è più di una semplice curiosità, dove pensi ti porterà questo percorso artistico?” Così terminava l’analisi di Franco Migliaccio, docente di Storia dell’Arte presso la Libera Accademia delle Belle Arti di Brescia, sul lavoro di Gianni Martinelli, scritta in occasione della sua mostra di Lodi allestita nel novembre del 2014.

La domanda si basava su delle considerazioni precise, dettate dalla preoccupazione per una ricerca espressiva che sarebbe potuta arrivare al suo epilogo evolutivo e che avrebbe potuto trovarsi di fronte le strade sbarrate di una prospettiva inclinante alla ripetitività. Sarebbero servite delle spinte in avanti, delle innovazioni e delle estensioni propositive. Le risposte non si sono però fatte attendere. Giò ha interrogato la sua immaginazione e, soprattutto le sue esperienze precedenti bisognose adesso di ulteriori conferme e rielaborazioni.

Le sue opere combuste dal calore, un attimo prima di un suo degenerare in fiamma viva, bruciante e distruttiva, hanno trovato nuove soluzioni visive e nuovi dispiegamenti significanti che suggeriscono l’idea della materia, di nuovi agglomerati solidi e ruvidi che rinviano ai minerali delle origini, le materie ancestrali.

L’effetto, di per se straordinario, non è bastato al ‘artista; egli vi ha voluto aggiungere un ulteriore gradiente poetico nella forma e nella sostanza di materiali plasticamente definiti come ossidi cosparsi sul piano pittorico e trattenuti dal supporto cartaceo, segnato, disegnato e dipinto dal consueto procedimento spinto ancora una volta sino alla pre-combustione. Le opere di Martinelli si presentano adesso più complesse, le sfumature si arricchiscono di esposizioni alla luce naturale che, visitando le superfici granulose dell’opera, induce a nuovi effetti pittorici e di rilevanza plastica.

Il risultato precedente (turneriano, avevamo detto) fa un passo in avanti e agli abbagliamenti luministici aggiunge pregnanza tattile e consistenza materica che spingono verso risoluzioni informali di struggente emozionalità e di incisiva carica espressiva e comunicazionale. Anche la perfetta monocromia e l’omogeneità dell’ordito “disegnativo” e “pittorico” subiscono notevoli mutamenti. Il colore, pur con nitidezza e precauzione linguistica, fa la sua discreta e timida apparizione arricchendo e rivoluzionando la resa del precedente effetto finale. Anche la composizione è adesso più articolata e ricca di nuovi effetti dinamici e prefigura potenzialità di questo straordinario artista che opera col calore incontrollabile dell’anima e con quello (controllato) di una efficace e inusuale sorgente termica.

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