Brescia – Molto di più che le segnalate tracce di un pò di grasso animale, attribuite alle banconote da cinque sterline che il corso del 2016, insieme all’utilizzo del materiale con cui sono state realizzate, ha delineato nei giorni interessati alla loro prima diffusione ed alla riscontrata contestazione che tale cartamoneta ha ricevuto da parte di chi, per il motivo legato alla loro composizione, le ha prese in diretta avversione.

In quest’altro caso, un’intraprendente inventiva si era spinta su un ulteriore piano di prospettiva.
Quello di cercare di rendere commestibile ciò che, anche allora, era solitamente utilizzato per un altro genere di produzione, rispetto alla filiera, invece, alimentare, rivelandosi, in pratica, nello specifico della semplice carta, utilizzata per pubblicare ogni giornale, fruibile, come strumento di lettura, nella sua corrispondente manifestazione editoriale.

Tale ispirazione si rivelava nella medesima materia stampata, fin d’ora utilizzata, nella presentazione di una singolare proposta compatibile con quell’astrusa funzione che, secondo tale idea, l’avrebbe sostanziata, però, in una forma diversa, rispetto alla sua naturale destinazione imprescindibile, tanto da poter sembrare, anche in quel 07 aprile 1899, una curiosità alquanto inverosimile, nonostante che l’eco dell’informazione promanasse da “La Sentinella Bresciana”, tradizionalmente asseverata su una linea di cronaca, sia seria che attendibile: “Il giornale mangiabile”. “Se ne son trovate di tutte, in questi ultimi anni, in fatto di giornali: i giornali profumati, i giornali disinfettanti, i giornali anelettrici, dai quali, mediante un ingegnoso procedimento si era tolto l’elettricità, la quale – a quanto dicesi – esercita una pericolosa influenza sui nervi del lettore. La novità ultima, però, è la più bella di tutte: il giornale mangiabile. Un chimico tedesco ha trovato il modo di preparare da diverse sostanze animali e vegetali una specie di pasta molto nutritiva ed economica: e un editore intraprendente, ha pensato valersi di questa pasta, ridotta in fogli sottilissimi, in tutto somiglianti, alla carta da stampa per farne un giornale. Naturalmente non si adopererà l’inchiostro da stampa comune, ma probabilmente qualche sostanza grassa e saporita che servirà da condimento al giornale”.

Giornale che, nel caso del tipo di quello su cui, invece, appariva la descritta invenzione circa la pensata di una sua versione da poter mangiare, confermava il tenore di una contingenza analogamente particolare, nel documentare quanto gli stessi giorni in causa fossero anche oggetto di una pubblica disposizione, inerente il ghiaccio, come bene antico ed, al medesimo tempo, destinato ad essere pure attuale, per l’utilità mediante la quale se ne può apprezzare il diffuso ed il versatile impiego esponenziale, di cui “La Sentinella Bresciana” del 04 giugno 1899, ne contestualizzava la fruizione, in un organizzato ambito istituzionale: “Distribuzione notturna del ghiaccio. Mediante opportuni accordi colle rispettive Amministrazioni, il Municipio ha disposto che, a far principio del 4 corrente, presso la Farmacia degli Spedali Civili e nel locale della Guardia Medica notturna della Croce Bianca in piazza del Duomo, sia tenuto un deposito di ghiaccio da vendersi e da distribuirsi al minuto a chi ne farà richiesta, dalle ore 8 della sera alle ore 8 del mattino alla Farmacia degli Spedali e dalle ore 10 della sera alle 6 del mattino alla Croce Bianca. Il prezzo di vendita è fissato in centesimi 5 al chilogrammo. Alle persone povere, munite di certificato medico che ne prescrive l’uso, il ghiaccio sarà fornito gratuitamente. Plaudiamo di cuore a questa disposizione, destinata ad apportare tanto vantaggio e tanta comodità ai cittadini tutti”.

saccarina
Saccarina

Qualcosa, contraddistinto, al contrario, da tutt’altro effetto e da una diversa natura, trapelava, invece, da un’ulteriore iniziativa che s’approssimava, di misura, all’analoga congettura del far dei giornali materia per un alternativo prodotto alimentare, miscelato in quell’apposita mistura che, in un sostanzioso stato addensato, pareva potersi porre a termine di riferimento anche per un’altra artificiosa premura, applicata, cioè, rispetto ad un’originaria e trasmutante materia inebriante, nel merito dell’asservimento ad una trasgressiva possibilità di ubriacatura, come era stato testimoniato dal quotidiano “La Provincia di Brescia”, in data 20 settembre 1900: “I mangiatori di alcool. Da qualche tempo, agli Stati Uniti, si fa un gran consumo d’alcool sotto un nuovo aspetto, vale a dire allo stato solido, in forma di biscotti e dolci che ne contengono rilevanti quantità. L’alcool che penetra nel corpo sotto questa forma, conserva tutte le sue nocive proprietà, e perciò, le autorità preposte alla pubblica igiene hanno organizzata una vera crociata contro i fabbricanti e i rivenditori di questi dolci pericolosi, senza però ottenere grandi risultati. E il peggio si è che il malanno minaccia di diffondersi ed ha già invaso l’Inghilterra, di cui è troppo nota la predilezione per le bibite spiritose. A Manchester, intanto, si vende dello zucchero candito che contiene tali quantità di alcool da far ubriacare un bevitore consumato”.

Su altro profilo sensoriale, il diffondersi, in quell’epoca, di una efficace sostanza dolcificante, utilizzabile tanto nell’industria farmaceutica, quanto nell’alimentazione, era, fra l’altro, documentato nella breve notizia data insieme ad una più vasta constatazione di alcuni brevi fatti appurati, anche nel merito di una contravvenzione, per il, pure attestato, contrabbando che di questa saccarina pare che se ne facesse, quindi, pratica pure nei territori nei quali “La Sentinella Bresciana” andava quotidianamente a svolgere la propria missione di informazione, recando, ad esempio, il 20 ottobre del 1908, la notizia di una insorta questione, attraverso una significativa ricostruzione che appariva utile a testimoniare indirettamente anche l’allora presenza di una tramvia, nel luogo indicato nello scritto pubblicato dove, ora, la stessa infrastruttura non esiste più da tempo, ed i traffici, in certi casi, inerenti la saccarina, in un modo con cui tale realtà fosse intesa: “Da Roncadelle ci scrivono che, in uno di questi ultimi giorni, veniva arrestato dalle Guardie di Finanza di Brescia, nel mentre accedeva dalla tramvia, proveniente da Soncino, un giovine imberbe, che portava un involto contenente un chilogrammo e mezzo di saccarina. Il contravventore, che si dice sia figlio di un noto ed onesto esercente di Manerbio, è incorso in una multa che varia dalle L. 1110 alle L. 2500. Le non poche contravvenzioni, che in questi ultimi mesi le Guardie di Finanza hanno denunciato, per la vendita o per l’uso della saccarina, dimostrano come anche nella nostra Provincia prenda piede il commercio di tale sostanza la quale oltre danneggiare gravemente l’interessi erariali è molto nociva alla salute”.

Saccarina, qualche anno dopo, sembrava facesse il paio con cocaina, rappresentando, quest’ultima, una ancor più deprecata sostanza, già a quel tempo considerata nei suoi più deleteri e dannosi effetti stupefacenti, della quale, una testimonianza dello spaccio, del costo e dell’origine di tale droga, configurati in una realtà di provincia, si connotavano pure nel resoconto cronachistico da cui tale complesso fenomeno già appariva all’indomani della “Grande Guerra”, grazie alla memoria prestata a questo problema, dall’edizione del giornale “La Sentinella” del 19 agosto 1921.

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Stazione ferroviaria di Cheren (Eritrea)

Nel merito di quest’altro caso, sulla base di alcune segnalazioni, se ne stava, in quel periodo, occupando il Comandante della Compagnia Territoriale delle Regie Guardie di Brescia, nella persona di Michele Sillone.
Pare che la cocaina fosse venduta a dieci lire al grammo, in un’epoca nella quale il “guadagno medio annuo”, distribuito fra la popolazione, nella quale, ad esempio, i lavoratori della terra prendevano circa sessanta centesimi all’ora, era di 2800 lire.
“(…) Quando fu nel suo ufficio il forestiero dichiarò di chiamarsi Augusto Emilio di Carlo di anni 23, nato a Cheren (Eritrea) da una indigena e da un ufficiale dell’esercito italiano. Interrogato sugli scopi del suo soggiorno in Italia dapprima negò, poi confessò tout – court di essere in Italia per smerciare cocaina. Messosi sulla via delle confessioni, soggiunse di avere avuto lo stupefacente da un tedesco. A Parma ed a Cremona il commercio della cocaina non gli era riuscito e, perciò, si era deciso di tentarlo a Brescia. Per questo si era messo in relazione con donne di facili costumi – indicate per questo genere di commercio come le più efficaci propagandiste – e gli affari erano già discretamente avviati. Naturalmente il forestiero fu trattenuto in arresto.
Da interrogatori ai quali l’Augusto Emilio fu sottoposto è risultato che egli era arrivato a Brescia il giorno 13. Al dazio di Piazzale Stazione le guardie daziarie gli avevano sollevato qualche difficoltà per lasciarlo entrare in città. Aveva una valigia in cui dichiarò che vi erano dei medicinali.
Per questo genere di merci ci sono procedure e tariffe speciali per l’ingresso in città e allora il “mulatto” fingendosi incaricato, anziché proprietario, disse alle guardie daziarie: “Vado ad avvertire il mio principale!”.
Infatti, tornò indietro e, invece di uscire dalla Stazione dalla parte della “Grande Velocità”, uscì dalla parte della “Posta”. Le guardie del dazio che erano colà, in servizio, gli ripeterono le difficoltà mossegli dai loro colleghi, al che egli rispose: “La valigia è già stata visitata dalle guardie della Grande Velocità”. Così, egli potè passare. Ora, il tenente Sillone sta cercando i due chilogrammi di cocaina e coi dati che già sono in suo possesso spera di arrivare a rintracciarli ed a sequestrarli. (…)”.