Tempo di lettura: 3 minuti

Nel mezzo della seconda ondata da covid19 che sta metendo di nuovo in ginocchio l’Italia, questa vcolta in maneria più diffusa sul territorio, Avis Lombardia fa il punto sulla raccolta di sangue e del plasma iperimmune. Un progetto che vede Avis tra gli attori principali, in 6 mesi sono state raccolte mille sacche. L’uso nella cura del covid19 con plasma iperimmune rimane, come del resto le altre cure in corso a fini terapeudici, compassionevole e sperimentale, ma una opportunità che su taluni pazionte affetti da coronavirus salva la vita.

A 6 mesi dall’avvio del progetto plasma iperimmune, Avis Regionale Lombardia ha fatto il punto portando la testimonianza delle sezioni provinciali di tre delle città più colpite dalla prima ondata della pandemia: Bergamo, Brescia e Cremona. Le tre provincie che nella prima ondata erano state le più colpite e che ora presentano un potenziale numero di soggetti che hanno prodotto anticorpi specifici diretti contro il virus è definito “plasma iperimmune”.

ASST Fratebenefratelli Sacco sull’uso del plasma iperimmune come trapia: “Una strategia che certamente potrebbe dare risultati soddisfacenti dal punto di vista sia della cura sia della prevenzione è costituita dall’immunizzazione passiva, ossia l’uso di anticorpi che neutralizzano il virus e ne riducono la carica virale, mediante il loro trasferimento (“passivo”) in soggetti ammalati o a rischio elevato di contagio. Tali anticorpi neutralizzanti specifici contro il virus SARS-CoV-2 possono essere presenti nel plasma di soggetti che hanno contratto l’infezione, manifestando in forma conclamata la malattia covid-19 e sono guariti, oppure che hanno contratto l’infezione con sintomatologia lieve o addirittura in forma asintomatica e hanno eliminato il virus. L’utilizzo di plasma iperimmune non solo si è dimostrato sicuro ma anche è stato in grado di migliorare il quadro clinico di numerosi pazienti gravi affetti da COVID-19 in alcuni studi in cui il plasma iperimmune è stato utilizzato a scopo compassionevole.”

 “La raccolta del plasma iperimmune nelle unità locali di Avis procede e stiamo avendo un’ottima risposta dai nostri donatori. Il ruolo di Avis è fondamentale non solo per la raccolta in sé del plasma ma anche per la ricerca scientifica e lo studio di Covid-19” ha affermato  Oscar Bianchi – Presidente Avis Regionale Lombardia.

L’occasione anche per lanciare un appello ai donatori perché quella del covid19 è una battaglia che è possibile vincere solo insieme, in stretta collaborazione tra Avis e Ospedali, a cui spetta ritipizzare il plasma raccolto, come spiega il Giuseppe Cambiè, Direttore Sanitario Avis Regionale Lombardia“Le unità di raccolta proseguono nell’impegno di fornire agli ospedali il plasma raccolto dai donatori che ha le giuste caratteristiche per essere somministrato ai pazienti affetti da Coronavirus. Abbiamo avuto una raccolta che va di pari passo all’andamento del contagio: dopo aver avuto dai donatori una risposta molto positiva all’avvio del progetto, nei mesi successivi, nel periodo estivo, la ricerca degli anticorpi ha avuto una minore percentuale di successo, in linea con la diminuzione dei contagi e con la minor circolazione del virus. Ora, la diffusione del virus è aumentata in modo preoccupante, causando un incremento del numero dei contagi. Di conseguenza ci aspettiamo una nuova risposta. Il nostro modello può essere uno strumento importante per affrontare le conseguenze di una nuova ondata”. racconta la Dott.ssa Germana Zana, Direttore Sanitario Avis Provinciale Brescia.

Tra le città più colpite nella prima ondata, Bergamo, Brescia e Cremona hanno aderito convintamente alla raccolta del plasma iperimmune.

L’adesione al progetto verrà proposta ai donatori abituali di plasma che si presentano nel proprio centro trasfusionale con appuntamento per aferesi, previa informativa da parte del medico e richiesta di sottoscrizione del consenso informato. Il donatore verrà sottoposto, contestualmente alla plasmaferesi, a prelievo per ricerca degli anticorpi anti SARS–CoV–2 e tampone naso–faringeo. Se i dati evidenzieranno anticorpi a titolo significativo e il tampone risulterà negativo, al donatore verrà chiesto di rendersi disponibile per effettuare almeno una donazione di plasma iperimmune il prima possibile e comunque dopo almeno 14 giorni dalla donazione già effettuata, e una successiva a distanza di almeno 14 giorni.

“Il ruolo di Avis nella raccolta di sangue ed emocomponenti è di primaria importanza: grazie all’impegno delle sedi Avis raggiungiamo il 48% delle unità raccolte. Ora siamo impegnati in questo importante progetto che in parte mi ricorda le primissime donazioni di sangue, braccio a braccio, in cui si raccoglieva il sangue in base alla domanda. Con il plasma iperimmune curiamo e sconfiggiamo, braccio a braccio, il Covid. Stiamo tornando al futuro” conclude Oscar Bianchi.