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Ningbo con i suoi oltre 10 milioni di abitanti è considerata solo una città medio grande in Cina e suoi abitanti sono nella quasi totalità cinesi. Qui il fenomeno dell’immigrazione è davvero molto contenuto. Non ho ancora incontrato immigrati africani, sudamericani o dei Paesi Arabi, nonostante il lavoro non manchi, alimentato com’è da anni di boom economico. I cinesi a quanto mi è dato a vedere si tengono, almeno per il momento, ben stretti anche i lavori più umili.

Mattei_cina3Le città cinesi sono tanto, ma tanto più grandi delle nostre, per tutte e tre le dimensioni. Per lunghezza, larghezza e altezza delle stesse la Cina batte l’Italia per 3 a O. I nostri grattacieli qui sarebbero comuni e anonimi palazzi. Tanto per capire l’ordine di grandezza, il Crystal Palace di Brescia svanirebbe, mogio mogio, nello sky line cinese.  Nonostante Ningbo abbia circa 4.800 anni di storia e di fatto sia una delle città più antiche della Cina, i fabbricati più datati che ho visto sono di inizio novecento e sono conservati come cimeli. Mi riprometto in merito, ricorrendo alla curiosità dell’archeologo, di andare alla ricerca nel fine settimana di vestigia più antiche.

Per il resto il tessuto urbano è tutto un cantiere. Dall’ufficio sito al 17 piano si gode di una buona visuale (diciamo a 150 gradi) e posso monitorare agevolmente l’incedere dei lavori su parte della città. I fabbricati stanno crescendo come funghi e forse un giorno verranno demoliti con la stessa velocità. Anche la domenica qui si lavora speditamente. Differenza non da poco, se penso ai cantieri per l’Expò che ho intravisto sul tragitto che mi ha portato all’aeroporto di Malpensa, ancora tristemente incompiuti a pochi giorni dall’avvio della fiera internazionale, programmata da anni.

I cantieri in Cina si sono rivelati inoltre del tutto immuni da quello che in Italia costituisce un ineliminabile e perlopiù innoquo “parassita”. Da noi basta individuare una gru, una ruspa o anche solo un badile e nel raggio di pochi metri lo si può matematicamente trovare. Sto parlando del pensionato “dello scavo” che in proprio o preferibilmente in gruppo (il “parassita”, è risaputo, tende a colonizzare l’ospite) trascorre, da esperto esteta dell’opera edile, buona parte della giornata a guardare e commentare i lavori in corso. Talvolta i più inesperti ma audaci, si spingono a formulare suggerimenti o addirittura impartiscono precise istruzioni alle maestranze. Del resto si sa che l’esperienza chi non l’ha acquisita nella pratica la insegna con la teoria. Certo per i simpatici anziani trovo sia comunque preferibile questo passatempo rispetto all’opzione di rimanere in casa davanti al televisore, pertanto mi sento di comprenderli e giustificarli. Anche perché, forse, un giorno prenderemo il loro posto e allora potremo finalmente comprendere il fascino mistico del cantiere, sempre ammesso che in pensione riusciremo ad andarci…

Nel 1996 la Cina aveva poco più di 510 milioni di abitanti. Dopo meno di venti anni sono ora 1,34 miliardi. La popolazione cinese risulta concentrata nelle fasce di età che vanno dai 15 ai 65 anni 74,15%). Gli under 15 sono il 16,46% e gli over 65 solo il 9,39%. In Italia la percentuale degli over 65 doppia ampiamente quella cinese attestandosi a oltre il 21%  della popolazione. Anziché sul cantiere i pensionati qui si ritrovano in gruppo quando fanno ginnastica e danzano. Con molto buon senso si riuniscono ordinatamente, chi in abiti sportivi e chi già in pigiama e pantofole, sui piazzali pubblici dei centri direzionali, evitando di intralciare il già caotico traffico, e scegliendo orari pre-serali ad uffici chiusi, per non irridere chi lavora.

Dopo cena, puntuali, dalle 19 si dedicano quotidianamente e metodicamente per circa un ora ad un sano movimento che facilita la digestione e concilia con il sonno. Vi assicuro che il meccanismo dal punto di vista fisiologico funziona (“plovale pel cledele” … come reciterebbe l’Aiazzone cinese). In Cina gli orari del pranzo e della cena sono anticipati, molto anticipati. Si pranza intorno alle 11.30 e si cena già alle 17.30. Pranzo e cena sono momenti irrinunciabili, non semplici e frettolose pause. Durante questi orari il lavoro si ferma e a Ningbo gli unici che hanno lavorato in questi ultimi due anni durante la pausa pranzo sono proprio i referenti di Cassa Padana d’istanza al presidio.

A tavola si usano le bacchette e non le posate (suvvia questo però lo sapevate già…) che aiutano ad alimentarsi con ritmo “slow”, lasciando più tempo per masticare e gustare meglio le pietanze, con grande sollievo per lo stomaco (e qui la cucina cinese incassa un altro punto a suo favore). Devo ammettere che vinto il disagio iniziale, con un poco di applicazione, maneggiarle non è poi cosi complicato. Fin dal primo giorno mi sono imposto di utilizzarle e tutto sommato, anche grazie all’istinto di sopravvivenza, non sta andando male. Volendo avrei addirittura tempo e modo per acquisire una buona padronanza dello strumento e al mio rientro potrei anche pensare di organizzare dei mini corsi per italiani esterofili. A tavola i cinesi bevono pochissimo o nulla. Forse anche perché l’acqua da bere qui viene servita calda e bersela così non è uno scherzo nemmeno per loro.

I cinesi poi vivono in perfetta simbiosi con due strumenti. Il primo è lo smartphone con il quale ci fanno di tutto e per il quale sono naturalmente predisposti. Ho notato infatti che in genere i cinesi hanno dita molto sottili e questo probabilmente li agevola nella digitazione (io faccio invece una fatica bestia…). E’ comune incontrarli mentre parlano e discutono ampiamente con il proprio telefono. I più abili ne usano due contemporaneamente.

Il secondo strumento dal quale non possono prescindere è il thermos. Probabilmente proprio perché bevono poco durante il pasto recuperano i liquidi necessari alla propria sopravvivenza dissetandosi e sorseggiando il thè caldo che in Cina è davvero un must. In molti negozi interi scaffali sono riservati all’esposizione di thermos in varie foggie, colori e materiali. Al momento non ho avuti riscontri del fenomeno degli “happy hour.” Anche perchè qui aperitivi e stuzzichini vari, se volessero mantenere una certa distanza dall’orario della cena, dovrebbero servirli intorno alle 15.30. Forse, mi viene da pensare, l’happy hour ai cinesi non serve in quanto la loro giornata è già abbastanza happy di per se. E su questo ultimo pensiero sul quale si potrebbe davvero scrivere un libro sui diversi stili di vita e modi di intendere la quotidianità e le priorità vi lascio (niente paura solo per il momento…) alle vostre quotidiane e improcrastinabili incombenze.

Il “gioco delle differenze” non è ancora terminato. Nei prossimi giorni mi impegnerò per individuarne di nuove, con l’impegno poi di condividerle con voi…zai jan (ovvero a risentirci…).

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Giuseppe Mattei
Valtrumplino. Laureato in giurisprudenza, prima ancora bancario. Vanta velleità letterarie e artistiche, infatti scrive e scolpisce (legno) solo a tempo perso... Coniugatosi nel secolo scorso è padre di quattro figli: Serena, Letizia, Michele e Luca. Ovvero i soli "pezzi unici" davvero ben riusciti.

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