Brescia. Il Museo della Fotografia ospita sino all’11 gennaio la mostra fotografica di Giordano Morganti “Psichiatric Hospital Frankenstein”, un’esposizione che al suo primo allestimento fece molto discutere fino a rischiarne la chiusura, per il suo titolo evocativo di mostruosità frutto più dell’Uomo che della Natura.

Una mostra che pone spunti di riflessione sulla capacità della società di creare mostri, stereotipi, artifici per demonizzare l’imperfezione dell’essere umano.

Un’occasione per osservare l’individuo attraverso la lente di un obiettivo fotografico che ci allontana dalla ricerca spasmodica della perfezione, del bello, dell’eterna giovinezza e della felicità e ci impone l’accettazione del limite, della follia, della malattia, la gestione del dolore con il conforto che può dare solo la bellezza della verità, della carne in sé, dell’osservare una Natura senza pensieri, espressione solo di cicli stagionali.

“Non era stampato che il primo volume e già iniziarono i boicottamenti – racconta Giordano Morganti ricordando la prima mostra a Mantova – pochi giorni dopo l’inaugurazione ci si mise pure l’avvocato a intentare una causa al fine di far chiudere la mostra e di ritirare la pubblicazione del libro, asserendo che non avevo autorizzazione dei degenti: accusa che fui in grado di smentire all’istante.

In tutto questo caos mi venne di grande aiuto Vittorio Sgarbi, da poco assessore a Milano, che trasformò, il tutto in uno scandalo. Fu grazie a lui che, a mostra appena chiusa, attraverso il tam tam su internet, il Comune di Mantova fu costretto a riaprire i battenti poiché vi erano fuori più di mille persone desiderose di visitarla”.

Giordano Morganti presenta un triplice percorso “mente, corpo e anima”. Un viaggio trasversale che va dai ritratti di malati psichiatrici, alla raffigurazione dettagliata di parti anatomiche per poi sfociare in uno scenario agreste dove gli alberi fanno da protagonisti tra terra e cielo.

Giordano Morganti (Milano, 1956), si dedica fin da giovane alla fotografia, fra i soggetti privilegiati della sua indagine, che sfiorano l’ambiguità e l’emarginazione, un posto rilevante è occupato dal mondo dei manicomi e dai suoi abitanti. Sue fotografie sono state esposte in occasione di mostre di rilievo, come “Il Male” (Torino 2005), “Il ritratto interiore” (Aosta 2005), curate entrambe da Vittorio Sgarbi, e “Il volto della follia” (Reggio Emilia 2005-2006), curata da Sandro Parmiggiani.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.