Ferrara. Il Teatro Comunale presenta Pueblo, il lavoro più recente di Ascanio Celestini, seconda parte della trilogia iniziata con Laika, a Ferrara nel 2016.

Venerdì 25 e sabato 26 gennaio con inizio alle 21 e domenica 27 con inizio alle 16. Accompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei, Celestini immerge ancora una volta il pubblico nella vita quotidiana di personaggi emarginati, ma sempre aperti alla speranza, che animano una periferia immaginaria, ma vicinissima a quella di qualunque città.

Racconta la storia di Valentina, giovane cassiera che sogna di essere regina in un regno popolato da personaggi disillusi e traditi dalla vita; di Domenica, una barbona che non chiede l’elemosina ed è innamorata di Said, africano facchino in un grande magazzino; e di tanti altri, le cui storie si incrociano nel bar di una ex prostituta, dove in qualche maniera tutti finiscono.

“Sono personaggi che non hanno alcun potere e spesso stentano a sopravvivere – spiega Celestini –, ma non perdono mai la fiducia, convinti che il mondo gli mostrerà qualcosa di prodigioso. Il tratto principale della loro umanità è la debolezza: sono deboli anche quando sono violenti, cattivi o colpevoli.

La loro forza e la loro debolezza sono la stessa cosa ed è questo ciò che vorrei rappresentare – prosegue l’artista –. Il mio obiettivo è che chi viene a teatro riesca a identificarsi in un barbone o in una prostituta rumena, non perché vive la stessa condizione sociale, ma perché vive la stessa condizione umana”.

Pueblo, presentato con successo anche al Festival Internazionale Biennale di Liège e in seguito a Bruxelles e a Parigi, sta ricevendo dalla critica nazionale una pioggia di consensi, che non solo confermano Celestini come uno dei migliori narratori del teatro italiano, ma che ne disegnano un ritratto sempre più vicino a quello di un poeta. Un cantore, secondo l’acuta definizione del critico teatrale Andrea Porcheddu, “capace di abbracciare in uno sguardo empatico le miserie dell’umanità e di trovarvi poesia, gentilezza, candore, dignità, pudore”.