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Peloponneso – Kypirissia, primo dito del Peloponneso. E, nonostante le apparenze, primo porto di questa zona. Abbiamo deciso di fare gasolio. La mattina il vento langue e non possiamo permetterci di navigare, a vela, solo il pomeriggio. Le distanze spesso sono grandi e il rischio è di arrivare in porti a noi sconosciuti con il buio. Come ci è successo ieri. Quindi, caccia al distributore.

In riva non c è nulla. Un paio di barche ancora dormienti, una batte bandiera inglese, l’altra tedesca. Sul molo neppure un’ anima. Siamo saliti al paese. E all’improvviso, la vita. Un brulicare di persone, negozi di ferramenta, panifici, bar, pescherie. Un movimento allegro inaspettato. Abbiamo comprato 2 taniche da 20 litri, fatto il gasolio, acquistato pane, verdure fresche e piccoli frutti secchi deliziosi che non abbiamo capito cosa siano, more, mirtilli…non so, che si usano qui per fare la grappa. Ma che da soli sono comunque buonissimi. Per 4 euro un taxi ci ha portati al porto con in nostri carichi preziosi.

Prua a sud, verso la baia di Navarino, quella della grande battaglia navale del 20 ottobre 1827. 26 navi greche e alleate contro 82 navi turche ed egiziane. Ben 51 navi turche vennero affondate, tutte le navi greche resistettero e la battaglia fu determinante nella guerra di indipendenza della Grecia dalla Turchia.

L’entrata è drammatica, o almeno così direbbero gli inglesi per definire quella sensazione di magnificenza e allo stesso tempo di terrore e inquietudine che ti danno alcune manifestazioni e artefatti della natura. Grandi falesie a picco sul mare che proteggono la baia. Il Paleocastrum su quella più alta la cinge in un abbraccio che sconfigge il trascorrere del tempo.

Il porticciolo di Pylos in cui ci ripariamo è ancora una volta deludente, ma non per lo scenario che lo avvolge. E’ una marina quasi pronta e abbandonata. Le opere essenziali sono state fatte, mi par di capire attorno al 2007, e poi, chissà per quale ragione, tutto è stato lasciato al suo destino. In paese, quando chiederò il perché e il per come di tanto assurdo abbandono, mi risponderanno con un sorriso: “It is a long story, we are in Greece. E una lunga storia, siamo in Grecia“.

Peccato, ancora una volta. Perché Pylos é un paese delizioso e vero. Vivace e accogliente. E circondato da una natura che potrebbe offrire mille opportunità al turismo. Ma stiamo imparando che qui, in Peloponneso e forse anche in altre parti della Grecia, ci si fa bastare poco turismo. Va bene così.

Alle spalle, di Pylos, verso nord, si intravvedono i monti dell’ Arcadia, con i suoi villaggi a 1400 metri, accessibili da strade che levano il fiato per il panorama e per il terrore, e con i suoi pomodori secchi frantumati e messi a macerare nell’olio. Ottimi. L’Arcadia ce la racconta George, un francese di Calais in giro con la sua barca, e con sua moglie, dallo scorso marzo. E’ l’unico con cui parliamo che abbia fatto per ben due volte il Peloponneso, da nord a sud e viceversa. Ora è diretto verso nord, Preveza. Forse per lui è ora di tornare a casa.

In paese, sul lato sinistro della piazza, c’è un bel negozietto dove comprare olive di Kalamata, olio e vini locali. Cena sul porto, alla taverna Koukus con moussaka, verdure e polpette piccanti che faranno passare a Massimo la notte in bianco.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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